….E della fine delle Olimpiadi….

Ammetto di non essere mai stata una grossa sportiva. Nemmeno di quelle da divano, panino e birrozza alla HS. I miei sensi sportivi si attizzano quando gioca l’Italia, e gli unici due sport che ho fatto nella mia vita sono l’equitazione e la danza classica, se la seconda può definirsi sport. Insomma, due attività in cui non ci si muove un granchè, o quantomeno, non come in un nuoto o in un tennis.

Ma.

Quando ci sono le Olimpiadi comincio a fremere, ed i miei istinti assopiti di risvegliano, fremono, friccicano. A me le Olimpiadi sono sempre piaciute tantissimo. Sarà per l’ideale che trasmettono, sarà perchè vedere tanti uomini così seriamente impegnati e così seriamente determinati a raggiungere uno scopo, per il quale hanno sudato e lottato, e si sono impegnati anima e corpo mi sprona, mi fa pensare a quanto li ammiri, e mi fa sentire tanto piccola rispetto a loro. Non solo per i miei connazionali, di cui ho perso pochi scontri, ma per tutti coloro di cui, naso al televisore, ho guardato le imprese. Ed ho conosciuto Usain Bolt, l’uomo che ha un destino nel cognome, ho conosciuto la mia omonima Valentina Vezzali, vincitrice di tre ori consecutivi, ho conosciuto il tenero Francesco D’Aniello, sul quale nessuno puntava perchè troppo vecchio e da troppo poco tempo tiratore al volo, (solo otto anni di preparazione e già alle Olimpiadi. Ed un argento. Mica male il "vecchio".) ho conosciuto Alex Schwazer, rispettoso di suo nonno e della sua privacy, che però pur tanto riservato non è riuscito a trattenere le lacrime. Ed insieme a loro, altri, la cui passione mi ha commosso ed emozionato a tal punto che quando vedevo qualcuno piangere avevo voglia di piangere anche io. Come l’americana che al salto ad ostacoli è caduta fregandosi la gara, e versando dignitose lacrime tradite solo dal suo viso contornato di trecce bionde è tornata al suo "box". A me è venuto il groppo in gola, io ho tifato e sperato e provato brividi quando volevo che qualcuno a cui "tenevo" vincesse. Sia negli sport antichi, quelli nobili e basilari, come il sollevamento pesi, o la marcia, o il lancio del giavellotto, o la corsa, sia in quelli moderni, leggeri e tecnologici, dove quello che conta non è solo la prestanza fisica o l’allenamento, ma anche tanta testa e tanto studio, tecnica e forse anche un pizzico di computer. Come la scherma, o i tuffi, o la ginnastica ritmica e il nuoto sincronizzato, quattro sport tra i miei preferiti, anche se provo una sorta di fascino indescrivibile per quelli antichi, vetusti e con una sorta di autorità che quasi mette soggezione.

Posso dirlo?

Altro che calcio. In questo paese si dà troppa importanza al calcio. C’è calcio dappertutto. Calcio la mattina, calcio la sera, calcio di pomeriggio. Calcio calcio calcio. Ed ancora calcio. Calcio nei giornali, nelle pubblicità, nei libri, calcio su internet, nelle pagine rosa, nelle riviste di moda. Calcio il sabato sera, calcio nei discorsi, calcio nei giochi.. E basta… lo si vede poi che fine fa, il calcio. Non risolve i problemi del Paese, come sembrava che facesse quando si vinse i Mondiali, e per me, per una mia opinione spassionata di poca intenditrice di sport, quelli non sono atleti. Non ci mettono la fatica, e l’anima, e il sangue ed il sudore. Loro giocano per denaro. E quando si gioca per soldi tutto si annacqua e si perde, anche la passione che (indubbiamente) avevano, squattrinati e derelitti, all’inizio della loro carriera. Perchè allora giocavano per divertimento, e per passione, e per superare i loro limiti. E’ inutile impegnarsi perchè tanto si viene pagati comunque, come quel disgraziato di Toni che probabilmente pensava alle bimbeminkia/veline/carotine/cretine del Gilda quando agli Europei ha fatto la sua misera figura. Eppure lui era bravo, io l’ho visto, perchè, come dicevo prima, i miei istinti si risvegliano quando gioca l’Italia, che io amo tanto, e a cui tengo tanto, anche se ora poverina è governata (ed abitata) male. E mi ricordo come agli Europei scorsi venturi mancassero tante cose: la grinta, la volontà, il foco sotto al sedere, Zidane, la sorella di Zidane.. Tanti, forse troppi elementi. E quel Toni a cui avevo una gran voglia di tirare una scarpa. Lì, dove la radice del naso si allarga chiudendosi a cerchio negli occhi. Proprio lì, diritto. Non che nelle Olimpiadi non sia mancata qualche bustarella, o qualche piccolo innocente imbroglio, ma insomma..

Altro che calcio.

E altro che mondiali.

Questi sono Mondiali, Mondiali dove giocano tutti, belli, brutti, cinesi, americani, africani, etiopici. Dove chiunque può esprimere se stesso, e la sua fatica, e la sua voglia di vincere per vedersi un cerchietto d’oro al collo, ma non per l’oro, o per i soldi, o per la fama, ma per il simbolo, per il principio che rappresenta, perchè quella medaglia è fatta dalle goccie del suo sudore, dal suo sangue, dai suoi sogni, e dai minuti che ha rubato ai suoi cari. Chissà se i calciatori l’hanno fatta la fatica che hanno fatto loro, o se la loro si è limitata ad un allenamento sul campo.

A me, l’unico che veramente dà fiducia ed ammiro, è Buffon. Semplice, pulito, e senza arie. E senza pubblicità. E con il ruolo più difficile di tutti, perchè quelli più bravi sono sempre messi in ombra da quelli che spiccano in primis, e che hanno il ruolo più facile: il portiere dal cannoniere, il batterista dal cantante, lo scenografo dalla ballerina, le Olimpiadi dai Mondiali/Europei/Quartidifinale/Terzidifinale/Secondidifinale/Primidifinale/Derbydelcuore/Torneini/Partitellevaie/allenamenti..

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15 thoughts on “….E della fine delle Olimpiadi….

  1. Guarda, premettendo che sono d’accordo su praticamente tutto, vorrei precisare che la fatica dell’allenamento dei calciatori non è poca, anche loro fanno fatica e sono esposti a grossi rischi, soprattutto nelle gambe (strappi, contusioni, slogamenti, crampi sono letteralmente all’ordine del giorno, capitano ad ogni partita) e soprattutto su chi si impegna veramente… vedi Ronaldo (prima di ingrassare ed imbruttirsi!), anni fa correva come un cavallo e gli è praticamente saltata la rotula fuori dal ginocchio… non credo proprio che abbia fatto meno male di quel sollevatore di pesi a cui si è piegato il braccio all’indietro (di certo l’hai visto!)

    Detto questo, il problema, almeno nelle serie capolista di più o meno ogni stato dell’Europa occidentale, Italia compresa, è che i calciatori… sono pagati decisamente troppo!! E notare che questo succede solo per pochissime squadre, quelle inondate da sponsor (ti faccio un esempio: io, visto che son legato alla mia terra d’origine, tifo per il Cagliari, ne ho vagamente seguito le vicende e ti posso assicurare che dei megamilioni che vedono i giocatori di juve/milan/inter, loro vedono bocconcini, pur essendo lo stesso in serie A… e le squadre in serie B vedono briciole a dir tanto)

    Allora saltano fuori i problemi di cui parli tu, cioè che invece di concentrarsi sulla partita, pensano ai ritrovi/serate superesclusive/trans e cocaina/hotel a 5 stelle minimo e quant’altro… tanto gli sponsor pagano lo stesso…

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  2. Marisel: eheh.. ho visto la cavalla.. è molto molto bella sai? Ed equitazione l’ho fatta da piccola.. ora non più.. sigh.. 😦
    FallenAngel:sìsìsìsìsì tutto io! Sono contenta che ti piaccia! 🙂
    Silmadan: ma infatti, sono d’accordo con te: non nego che qualche fatica la facciano, e non nego che all’inizio della carriera non avessero passione e non avessero messo la fatica (vedi Maradona, Toni, Ronaldo..) ma poi una volta famosi… mah… che delusione.. come lo stesso Montano parlando di Olimpiadi, perchè non sono mica tutti nel calcio: medaglia d’oro ad Atene poi fama, poi luci, poi Arcuri, poi figura di m.. a Pechino. Quando era sconosciuto ai più però la medaglia d’oro l’ha vinta. E ci sono altre persone che, pur essendo diventate famose, non si sono perse: vedi Iuri Chechi, vedi Carla Fracci (quest’ultima non alle Olimpiadi ma comunque un mito). Quello che voglio dire è che se uno ha veramente passione e talento non vince una medaglia d’oro, la coppa del mondo, i soldi, e scappa alle Bahamas o fa le serate in discoteca, ma continua ad impegnarsi per superare i propri limiti, senza farsi condizionare da fama e vita facile. I calciatori non mi daranno mai la fiducia che mi ha dato Vezzali, tre medaglie d’oro consecutive o la Pellegrini, che nonostante il giorno prima avesse perso il giorno dopo ha vinto medaglia e record. E non mi faranno mai la tenerezza di D’Aniello “il vecchio” o di Schwazer, che a sentirlo sembra il classico sborone, a vederlo piangere con il braccialetto dell’amata e la fascia per il nonno è un ragazzo con un anno più di me che ha fatto una fatica enorme ed è stato anche criticato.. e di tanti altri che nonostante malattie gravi, arti mancanti e una situazione familiare disastrosa e/o assente hanno continuato a lottare ed a impegnarsi, raggiungendo le Olimpiadi. I calciatori non fanno così. Tanto a loro che glie frega, i soldi ce l’hanno lo stesso..

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  3. ciao Maggie, latitavo da un pò in qusto blog!!!
    devo ammettere che le olimpiadi non le ho seguite tantissimo, però mi sarebbe piaciuto farlo di più. ti do perfettamente ragione sul fatto che in italia diamo trppa importanza al calcio, quando ci sono tanti altri sport molto più belli e sicuramente più puliti che invece vengono messi sempre in secondo piano! io ho giocato a pallavolo per 5 anni e adoro questo sport. poi ce ne sarebbero tanti altri che vorrei avessero maggiore rilievo!

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