Cinema, Distrazioni più o meno mondane, Essere me, Figlie di Eva, Televisione
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CrossRoad – Le Strade della Vita

Recentemente mi è capitato di guardare il film del titolo, quello con Britney Spears. Eh sì, l’ho guardato, avevo il cervello in pappa e mi serviva una cosa leggera dove non dovessi impegnare troppo la mente. E poi, in tutta onestà, ero curiosa di vedere come recita “Baby One More Time“. All’inizio devo dire che non era male, cielo, non un film impegnato, ma sembrava diverso dalle cosine sceme di questo genere. La storia è semplice, come tutte quelle adolescienziali: tre amiche di infanzia sotterrano sotto un albero una scatola con dentro degli oggetti che rappresentano i loro sogni: la Barbie sposa, il medaglione con la foto della mamma scappata di casa, un portachiavi a forma di mondo. E la polaroid (mica una foto normale) che le ritrae abbracciate. Si ripromettono di rimanere amiche per sempre e di ritornare dieci anni dopo a dissotterrare la scatola per vedere se i loro sogni li hanno realizzati. Ma non è così, le tre amiche si separano e addirittura si stanno sulle scatole l’una con l’altra. E già qui mi è piaciuto, perchè di solito nei filmini adolescienziali gli amici di infanzia rimangono amici per la pelle, e nello specifico se sono un ragazzo ed una ragazza si mettono insieme. Non sempre con esiti positivi, vedi Dawson’s Creek, mio mito. (Ebbene sì, è il mito della mia adolescenza, per cui, seppur “futile“, non me lo toccate… così come Beverly Hills è il mito delle adolescenti anni ’80 e Orange County quello delle adolescenti anni ’05. Che non hanno paragone con DC. Ovviamente. 😉 E ricordo pure che mi piaceva un sacco Peacey.) Comunque. Le tre amiche decidono, una dopo l’altra, di fare un viaggio insieme, chi per un motivo, chi per un altro. Si mettono dunque in una delle macchine americane mito, quelle lunghe e decapottabili anni ’70, e partono alla volta delle polverose ed interminabili strade nel deserto in compagnia del chitarrista che la sera prima ha suonato al ballo della scuola di fine anno. Immancabile in ogni buon film adolescienziale che si rispetti. Ciò che mi ha colpito di questa prima parte è quanto gli americani diano importanza al sesso. Se sei ancora vergine ti prendono veramente tutti in giro e ti trattano come un emarginato, roba che la protagonista decide di farlo col suo compagno di laboratorio , non perchè gli piaccia, ma perchè in questo modo non è più un giglio. Mah. Ad ogni modo, che sia esagerazione scenica o realtà quotidiana, il film continua con il viaggio delle tre amiche, di cui naturalmente la Spears è la leader, calma, pacata, intelligente, razionale, pratica. Abile meccanica. Ovviamente bionda. Anzi, è l’unica bionda. Ed ovviamente, per fare un pò di politically correct, la bellissima della scuola, quella che se la tira, che vomita nel bagno per raggiungere il peso infanzia, che ha la madre che la stressa perchè la vuole perfetta e che ti prende in giro fino alla morte è nera. Insomma fino alla metà del film mi ci ero quasi appassionata, pur sapendo già come andava a finire, visto che la fine è scontata, ma poi ha cominciato a decadere nella banalità estrema. La Spears che salva il gruppo cantando al posto della dark che la implora di prendere il suo posto al microfono dicendo che ha una voce più bella della sua, la Spears che mantiene la calma tra le due che si beccano, la Spears che conquista il belloccio di turno con la sua dolcezza e candore, la Spears romantica e sensibile che scrive poesie intorno al fuoco (?), poesia che non è una poesia visto che non ha un minimo di poetica, e che si rivelerà la canzone di “I’m not a girl not yet a woman“, cantata ovviamente alla fine del film (un pò di pubblicità non guasta mai) e che le darà ovviamente la fama ed il successo nel concorso a cui vogliono partecipare le ragazze, che dopo tante avversità ritornano amiche per la pelle. Ma non solo: in soli 90 minuti la Spears, che da bimba innocente, che non ha mai fatto tardi, che non è andata mai ad una festa, che pensava solo allo studio, bacia il belloccio di turno che scrive la musica per la sua “poesia” e il giorno dopo ci va pure a letto, (patetico il tentativo da parte di entrambi di trattenere il fiato per non mostrare la pancia… :O ) lasciandolo il giorno dopo ancora per tornare dal padre. Che prima la asfissia, poi la lascia “percorrere la sua strada“. In soli cinque minuti da padre assillante a padre hippie. Padre che è l’unico presente, visto che le altre due sembrano non averne: non chiamano mai genitori angosciati e/o incacchiati, nè questi ultimi si fanno mai sentire. La Spears che prima veste abbottonata fino al collo, col cappellino spaventapasseri/spaventauomini, e poi si mette minigonna, tacchi, maglietta girotette per la durata della restante pellicola. Insomma, se all’inizio il film poteva essere quantomento originale, alla fine si è rivelato banalissimo, scontato, superficiale ed il solito lagnoso, malinconico, glitterato film per bimbeminkia e per donne di 40 anni che vogliono ritornare ad averne 18. Un film alla Britney Spears insomma, che racconta forse la sua stessa vita, visto che quando incominciò la carriera era dolce, timida, con una seconda di tette, vergine e cantava per la pace del mondo. Come le reginette. Che alla fine tagliano il nastro per l’inaugurazione del supermercato di quartiere dove poi arrivate alla maggiore età andranno a lavorare, visto che il capitano della squadra di football le ha mollate quando scoprono di averle messe incinte.

Ma d’altra parte, l’America non è una nazione democraticissima? Ognuno può fare e diventare ciò che vuole… no? 

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3 Comments

  1. mammamia sti film coi cantanti famosi sono veramente un pugno allo stomaco, specialmente quando vogliono fare pure da pseudobiografia, ricordo ancora quando ho visto quello di 50 Cent…
    complimenti per il coraggio, io per esempio non me la sono mai sentita di guardare “Glitter” con Mariah Carey nonostante sia allenato 😀

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