Essere me
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Into the wild

Ieri ho visto finalmente "Into the wild", e dico finalmente perché è da molto che intendevo farlo ma non trovavo mai nè l’occasione nè il tempo (la pellicola è piuttosto lunga).

Devo dire che mi ha lasciato una strana sensazione, che devo capire ancora bene. E’ un film molto bello, profondo, con paesaggi magnifici e musiche azzeccatissime (il testo è sottotitolato in italiano perché non è messo lì a caso). La fine mi ha sconvolto, lasciandomi ammutolita e pensante, mi ha colpito talmente tanto che per tutta la sera ho continuato a pensarci, ed anche stamattina, appena sveglia, mamma mi ha trovato seduta sul letto con la testa sulle ginocchia e le braccia intorno alle gambe, persa nel vuoto. La storia in sè è semplice e quasi banale: un ragazzo in crisi con la sua famiglia e la sua società decide di scappare di casa e dal mondo intero. Quello che non è banale ma ancora più semplice è che questo ragazzo, appena laureato, decide di raggiungere l’Alaska con ogni mezzo possibile ma senza possedere nulla: nè macchina, nè soldi (che brucerà in una delle scene iniziali) nè niente che possa ricordargli a chi appartiene. Porterà con sè solo lo stretto indispensabile per sopravvivere, come vestiti, manuali e i suoi amati libri degli scrittori anticonformisti che lo aiutano durante i momenti di sconforto.

Perché proprio l’Alaska? Me lo sono chiesto dopo, mentre riflettevo su di lui e sul suo viaggio. Alaska. L’Alaska è una terra ostile all’uomo, dove si sente la rabbia di questa terra contro l’essere umano, il rifiutarlo, il non metterlo a suo agio, il non dargli il minimo per sopravvivere. Ma è anche purezza, libertà, fatica, quello che Christopher, alias Alexander Supertramp, ha cercato per tutta la vita. La sua è una mentalità libera e senza compromessi, non vuole mezze misure, per lui tutto è bianco o nero. Proprio come l’Alaska che sogna tanto: o vivi o muori, o ti adatti o te ne vai. Vuole la verità, cruda, spietata, estrema. Solo questo. E nient’altro.

Perché ha scelto proprio Alexander come pseudonimo? Mi sono chiesta anche questo. Il "cognome" Supertramp, che decide di utilizzare, è molto semplice: supervagabondo. Ma perché proprio Alexander? La prima associazione che ho fatto è stata quella con Alessandro Magno. E secondo me, è per questo che l’ha scelto. Proprio come lui, il nostro Cristopher ha deciso di mettersi in viaggio per vedere "cosa c’è al di là", per scoprire posti sconosciuti, che ormai non esistono più perché tutto è segnato sulle mappe. Proprio per questo lui non porta con sè mappe o cartine: vuole scoprire posti già scoperti, ma senza lasciarsi influenzare dalla civilità o dagli altri uomini. Lui segue la sua strada, segue un punto ben preciso, una sua stella cometa, una lettera: N. Nord. Ma come Alessandro non avrà uomini che lo convinceranno a tornare indietro, e riuscirà nel suo scopo. Il film si divide nelle fasi della vita dell’uomo: nascita, adolescenza, maturità, raggiungimento della saggezza. Alla fine infatti Chris/Alex diventerà saggio: capirà che la vera felicità non è quella che si prova da soli, persi nella selvaggia bellezza della natura estrema, seppur provando una libertà sconfinata e pura, che fa quasi paura. Capirà che la vera felicità è quella che si prova solo condividendola con qualcuno, rivelazione che ritroverà anche in uno dei suoi autori preferiti, come recita verso la fine del film: "….felicità è averti come compagna sopra ogni cosa".

In conclusione, sebbene, come detto all’inizio, questo film mi abbia sconvolto con la sua fine inaspettata (almeno per me) è una pellicola bellissima ed anticonformista, che mi ha preso talmente tanto da non riuscire ancora a definire cosa provi ogni volta che ci penso. Vi dico solo che gli occhietti mi si sono inumiditi, e che avrei voluto esserci anche io, con lui, sul Magic Bus, tra i boschi freddi, le alci e gli orsi, a respirare l’aria ghiacciata su una montagna aprendo le braccia e sentendomi come sospesa in aria, completamente libera. Anche perché lui stesso alla fine del suo lungo viaggio, ricredendosi sulla società e sul bisogno di essere soli come condizione necessaria per provare la vera libertà e verità, si rende conto di sentire la mancanza di un essere umano, ed è proprio in questa rivelazione che troverà la forza di perdonare sia la sua famiglia che il consorzio umano in cui è vissuto, in un raggio di sole che lo farà sorridere di serenità interiore.

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11 Comments

  1. Bellissimo Vale, davvero. Fra l’altro la questione mi colpisce proprio nel personale, perchè anch’io sto attraversando un periodo di ricerca assoluta di solitudine e libertà Chissà che questo film, e libro, magari non possa dare delle risposte anche a me.
    Un bacione!

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