Tagli

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…. l’ho fatto. Ieri sera mi sono tolta dai giochini di Faccialibro. Era diventato un pensiero ormai… ed un gioco deve servire a svagarsi, a divertirsi, a giocare insomma, mica a stressarti, orsù via!!! E poi io ho i Simsi ecco. E spesso e volentieri questi giochini sono la loro brutta copia. E poi ho Prince of Persia da rifare per la ventesima volta, e Tekken, e Lara Croft.. ah e poi ho anche Cosmopolitan ed il teatro di Dario e Fo e Franca Rame. E, volendo, anche la tesina da preparare per lunedì. Eh. 

… Ah, per la cronaca, mi sono cancellata anche da Pet Society. Eh già. Quando una fa una cosa, deve farla per bene.

Armi

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Come ben sapete, esistono diverse armi al mondo. Pistole, granate, fucili, bazooka, bombe, spade, pugnali, gas, tette, culi, proposte indecenti etc etc..

MA esiste un altro tipo di arma, a cui ricorro – a volte – per levarmi dalle situazioni d’impaccio. E no, non è quello a cui state pensando. 🙂 

L’arma in questione sono i miei occhioni da cerbiatta. 

Poniamo l’esempio che, stamattina, avessi dovuto consegnare il certificato medico di mio papà all’INPS. E poniamo sempre il caso che io sia entrata nel cancelluzzo del suddetto INPS approfittando della gentile accortezza di una simpatica ragazza che a quanto pare, all’INPS le scale le pulisce, e che stesse uscendo proprio in quel momento, facendomi sgattaiolare dentro, cosa che altrimenti non avrei potuto fare, visto che gli uffici erano ancora tutti chiusi. Mi fa entrare e mi accompagna da una signora attempata, dai capelli bianchi e stopposi, che, con gli occhi semichiusi, mi dice che devo andare all’ufficio accanto. Ringrazio entrambe, la complicità femminile, e vado. Il problema è che non sono mai stata lì, e che sulla porta indicatami dalla signora sopra detta ci sia un foglio con su scritto che per questo tipo di cose si deve andare negli "uffici sopraelevati della palazzina b". Decido dunque di aspettare che l’ufficio apra e di chiedere a chi di dovere.  Si dà il caso che fossero le otto e un quarto, e si dà ugualmente il caso che l’ufficio aprisse alle otto e mezzo. Pazientemente aspetto sulle scale, pensando che, se fossi una fumatrice, mi accenderei un cicchetto per darmi un tono. Ma non lo sono, per cui mi gingillo leggendo e rileggendo il certificato che ho tra le mani, sperando che nessuno mi chieda "Ehi tu, non dovresti essere a scuola a quest’ora?". Si avvicina un tizio, uscito dall’ufficio alle mie spalle (si dà pure il caso che l’ufficio sia pieno di impiegati nonostante non ancora aperto) che si avvicina e mi fa:"Ha bisogno di qualcosa signorina?" Ed io:"Sì, avrei bisogno di consegnare questo certificato medico…" "Ma l’ufficio apre alle otto e mezzo" "Sì sì, è che mi chiedevo se fosse quello giusto, sa è la prima volta che vengo qui…" (sbatto le palpebre) "Oh, allora sì. Beh questo è il posto giusto, può restare qui o andare all’altra palazzina, vede, quella laggiù – e indica un edificio dai mattoni rossi con un dito lungo e calloso – così fa la prima" aggiunge sorridendo. Continuo a guardarlo sbattendo le ciglia. "Ehm.. Vede, quella è una scorciatoia, ci passano gli impiegati, se va lì arriva subito!" Frasi di circostanza e via. Ora ho la certezza che sono nel posto giusto. E decido di attendere la dove sono, senza scorciatoie. Dopo poco esce un altro omino. "Signorina ha bisogno di qualcosa?" "Sì dovrei consegnare questo certificato…ma gli uffici sono chiusi, lo so" lo guardo fisso negli occhi. "Mi dia il foglio." Lo legge e poi mi sorride, agitandolo tra le dita. Sbatto le palpebre "E’ sicuro che posso entrare? L‘ufficio è ancora chiuso…" "No, non si preoccupi, venga. Tanto è questione di un minuto." Sono le otto e diciassette. Entro. "Guardi, grazie. E’ stato gentilissimo" gli dico. "Oh per così poco. Buona giornata…!" Saluto, esco. Devo andare anche alla posta. Ma c’è la solita fila. Prendo il biglietto, sbuffo. Il ragazzo dietro di me si gira e mi squadra da capo a piedi. "Hai fretta?" Mi chiede. "Beh sì, devo andare all’università e ho paura di non arrivare in tempo", rispondo guardandolo fisso negli occhi. "Allora facciamo cambio, io sono il prossimo e non devo andare da nessuna parte". Abbassa lo sguardo. Sorride. E mi guarda di nuovo da capo a piedi. "Sei sicuro?", gli chiedo, costringendolo ad alzare la testa sempre senza staccare gli occhi dai suoi. "Sicuro" Mi dice. E sorride. Scambio i biglietti. In realtà, grazie all’impiegato che mi ha fatto entrare prima, sono solo le otto e mezzo, ed io all’università devo esserci per le nove e un quarto. Ma un pò d’anticipo non guasta mai. E poi lui non aveva niente da fare, giusto? 😉

Insomma, non per vantarmi, ma i miei occhietti scuri mi hanno salvata da parecchie situazioni scomode, come quando non si hanno abbastanza spiccioli per un caffè quando si credeva di averli e il barista te lo offre sorridendo. Anche se a volte, purtroppo, la gente capisce fischi per fiaschi spesso e volentieri. A questo punto uno potrebbe pensare che non siano solo gli occhi a lavorare, ma in realtà loro fanno il 70, 75% del lavoro: noto infatti che è più facile svincolarmi da situazioni del genere se guardo fisso i miei interlocutori o sbatto le mie lunga ciglia nere, mentre quando non sono in vena e lascio le mie armi nella fondina, la percentuale di riuscita si abbassa pericolosamente. 

Ora non pensiate che vado in giro facendo la civetta e sbattendo gli occhioni a cani e porci: sono la prima a dire che non bisogna abusarne ed usarli con parsimonia. Dico solo che chi cantava: 

"Saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu

ma le gambe, ma le gambe, a me piacciono di più"

non sapeva proprio di che parlava. Proprio no. 🙂

Seven seconds

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Prendo in prestito il titolo della magnifica canzone cantata da Youssou N’Dour e Neneh Cherry per raccontarvi sette cose che non sapete (forse) su di me, su  invito di Eka, a sua volta invitata e cos via, come succede spesso in queste catene che spopolano anche sul blog e che vengono travestite da premi per indorare la pillola. Colgo l’occasione per ringraziare l’ottima Eka del pensiero che ha avuto per me nell’incatenarmi (L’affermazione non è ironica, non perché mi piaccia essere incatenata ma perché è un premio dopotutto. Spero. :P).

 

Regole:

  • Si ringrazia la persona che l’ha conferito
  • si copia il logo e lo si sistema da qualche parte
  • si linka la persona che l’ha conferito  
  • si svelano 7 cose di noi che per i nostri lettori sono ancora ignote
  • si nominano i 7 bloggers creativi e  si linkano i fortunati vincitori
  • si avvisano i 7 premiati con un commento nei loro blogs.

 

Or dunque, cominciamo con le confessioni. E non ridete. Dai.

 

  1.  Devo e dico devo risolvere i giochini, fare i test, ricevere le figurine ed i regali dagli amici di Faccialibro, rispondere alle mail o guardare i miei blog preferiti quando le iconcine dei suddetti siti si colorano o mi appaiono sullo schermo del pc. Altrimenti ho l’ansia. Quasi fossero i compiti a casa. Meno male che ho cominciato a disintossicarmi da questa mania, conscia del fatto che non fa proprio bene alla salute. Eh no. 
  2. Quando mi alzo e sono fuori casa mi giro indietro almeno venti volte per controllare che non abbia lasciato nulla.
  3. Prima di aprire il portone di casa controllo la borsa almeno venti volte per controllare che non abbia lasciato nulla.
  4. Potrebbe scattare la violenza se mi toccate ripetutamente e non vi conosco.
  5. Mi piace riguardare i cartoni animati di una volta, vero nome "anime". Ogni tanto mi prende la nostalgia e, popcorn o yogurt alla mano, me li riguardo tutti, dalla prima all’ultima puntata. Anche perché ci scopro cose che da piccola non vedevo, e perché grazie alla Mediaset mi mancano i finali di parecchie serie, dato che ad un certo punto magari li tagliavano per farli ricominciare da capo.
  6. A volte, quando sono sola e mi sento tremendamente sola, chiamo il nome del mio ragazzo. Ad alta voce, senza pensarci.
  7. Tutte le volte che decido di fare un pò di ginnastica perché fermamente decisa a ridurre i cm delle mie coscette sono in quei giorni lì. Con i conseguenti mal di panciaschienatesta che mi rendono difficile il rifare un letto, figuriamoci fare piegamenti etc etc. quando invece sono nei miei periodi "normali" non mi passa minimamente per la testa l’idea di fare un pò di esercizi. Altrimenti li farei, sono abbastanza ferma nei miei propositi, e quando dico di fare una cosa, poi la faccio davvero.

Gli ultimi due punti non li rispetto (proprio così, sono una ragazzaccia!) perché contraria alle catene e perché tutto sommato 7 è un numero troppo basso per le persone che avrei in mente di premiare. Quindi lascio a voi il libero arbitrio, e la scelta di fare o meno questo giochino se vi è piaciuto.

….un ultima cosa che non sapete di me è che il numero sette mi perseguita. Sette è contenuto nel nome del mese in cui sono nata (Settembre), il sette novembre è l’anniversario mio e di Ste, il mio primo esame all’università fu spostato di due giorni e capitò di venerdì 17 e presi 27 e così via.. potrei dirvene un sacco. A volte mi sento un pò come Nana del manga.. 😀