Essere me
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Silvana

 Stamattina ho guardato, come faccio spesso, "La storia siamo noi", del bravo Giovanni Minoli, ed il personaggio trattato nella puntata odierna era Silvana Mangano, attrice del post dopoguerra che ha fatto girare la testa a moltissimi uomini con la sua bellezza e la sua sensualità. Quello che è emerso dalla sua vita è stata malinconia, freddezza, bellezza, sensualità, intelligenza, stima delle persone con cui ha sempre lavorato, umiltà.                                                        Dicono che nessuno abbia mai capito perché la donna a volte si rinchiudesse in se stessa e nella propria camera da letto, non volendo vedere anima viva e facendo dire al telefono quando la cercavano "la signora non parla". Ma io credo di capirla. A quanto riportato da chi l’ha conosciuta, Silvana Mangano era una donna bellissima ma molto introversa e molto timida: era infastidita dalle luci della ribalta, dai giornalisti e da quanti le ricordassero ogni cinque secondi che era stupenda e attraente. Non voleva essere solo questo, non voleva essere osannata e fotografata, non voleva essere costantemente sotto le luci dei riflettori: anzi, l’intromettersi dei giornalisti nella sua vita privata le dava fastidio, così fastidio che quando la intervistavano "di sorpresa" si dimostrava scocciata e fredda. Quasi snob. Il fatto di non voler essere solo famosa per la sua bellezza lo dimostrerà interpretando ruoli più profondi e più complessi, dove non doveva solo mettere shorts attilati o gonne dallo spacco vertiginoso. Il marito stesso (Dino De Laurentiis) la accusava di essere scontrosa e musona, di fare l’antipatica anche con gli stessi ospiti che invitavano alle loro feste, alle quali lei partecipava di controvoglia; ma io non lo definirei tanto snobbismo, quanto rifiuto dell’ipocrisia, perché la bella Silvana non voleva salutare forzatamente gente che magari le stava sulle scatole, o fare le solite conversazioni di circostanza: un pò come la principessa Sissi insomma, lei fuggiva da quella "vita di corte" che tanto la opprimeva. 

E poi, io credo, era infelice, perché legata ad un uomo che non le piaceva, e che aveva sposato giovanissima e quindi incosciente, senza rendersi conto di ciò che faceva. Si sentiva intrappolata, oppressa, senza via di fuga. E infatti tenterà il suicidio, non riuscendoci, forse proprio perché vedeva nella morte l’unica scappatoia possibile. Disgustata dalla società nella quale suo malgrado era entrata a far parte, e infastidita dalla stupidità della gente che non riusciva a vedere il suo malessere, il perché fosse così schiva e malinconica, Silvana si rifugiava sempre più in se stessa, accettando l’amicizia solo di alcune, pochissime persone: Alberto Sordi, Pier Paolo Pasolini e Luchino Visconti, che stimava e dai quali era stimata. Un personaggio complesso nella sua semplicità che mi ha fatto assai riflettere e pensare, anche a me stessa, perché io mi comporto così a volte: sembro musona e scocciata ma in realtà ho i cavoli miei e mi dà fastidio la compagnia di alcune persone, con le quali non ho molta affinità, per cui, per non risultare scortese, preferisco chiudermi nel mio mondo anche se pago lo scotto di risultare snob. 

Un personaggio che mi è saltato subito alla mente, sia per somiglianza fisica che per comportamento, è l’antipaticissima ma bellissima Monica Bellucci. Quello che però ho pensato di lei è che si comporti e si trucchi/pettini in quel modo proprio per ricordare la Mangano, così come Valeria Marini vuole a tutti i costi essere Marylin Monroe. Le disgraziate (ahiloro!) non si rendono conto però di quanto siano ridicole, e se almeno la seconda è simpatica nella sua svampitezza – passatemi la licenza poetica – la prima è oltremodo irritante. Il suo essere così diva e puzza-sotto-il-naso infatti, non solo la allontana sempre più dalla reale Mangano, ma la rende decisamente antipatica e odiata dal pubblico – almeno femminile – sentimenti che Silvana non riscuoteva, dato l’affetto della gente. E poi, diciamoci la verità: la prima sapeva recitare e diceva più di due battute in un film, volendosi discostare dall’immagine sexy che le avevano dato, mentre la seconda dice tre parole e per tutto il resto parlano tette e culo.

Insomma posso annoverare con grande soddisfazione la brava Silvana nel mio album personale delle principesse tristi, insieme a Margaret Windsor e Lady D ed alle già citate Marylin Monroe e Sissi, fiere di far svolazzare al vento il vessillo del "oltre le gambe c’è di più".

 

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13 Comments

  1. Se pensi che poi c’ha dato dentro coi film di Natale, anche quel poco di buono che ha fatto lo ha reso trascurabile…
    comunque, a parte tutto ciò, Buon Natale!

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  2. Personaggi come veline, letterine e simili è ovvio che mettono in mostra solo certi "lati" di sè ( e abbiamo capito tutti quali…;-p ) ma penso che se una donna ha davvero delle qualità che vadano oltre il suo fisico e le dimostra, sia la gente  che la critica ( anche quella più snob..) non potrà fare a meno di notarle…! 😉

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