Posizioni scomode

Situazioni scomode. La nostra identità sessuale ci porta talvolta a ritrovarcisi, non so se ci avete mai fatto caso. Prendiamo quel che mi è successo oggi per esempio. Mia mamma non ha pranzato con noi, così ho dovuto cucinare io e fare io i piatti.
Mentre svolgevo queste mansioni mi sono ritrovata a riflettere sul fatto che è quasi “automatico” il pensare che io, donna, debba cucinare e fare i piatti, senza lasciare margine di dubbio alla possibilità che anche gli uomini di casa possano fare una cosa simile, in quanto muniti di manine come me. La cosa è accaduta anche nelle altre situazioni in cui mamma non c’è stata: io ero la diretta erede del suo ruolo, senza nemmeno chiedersi se ci fossero altre possibilità in merito, e non è tanto questo che mi sorprende (è normale poiché ci si immagina tradizionalmente la donna dietro i fornelli, dura ammetterlo ma è così) quanto il sembrare che io “debba” conoscere le varie ricette, anche se solitamente non cucino. Come se l’essere donna mi inserisse nel dna, oltre al ciclo e alla passione per le scarpe, anche un intero manuale di cucina. Come detto prima, non mi dà fastidio l’aver cucinato o essere legata alla mansione tradizionale di donna matrona di casa, piuttosto trovo buffo il fatto di dover sapere a memoria il “cucchiaio verde” solo perché posseditrice di un paio di ovaie ecco.
La verità è che siamo troppo legati ai nostri schemi mentali, alle tradizioni, perché ci fanno comodo, ci fanno sentire al calduccio e ben protetti. Il fatto di sapere che ci sia comunque qualcuno che cucina, senza il dover mettersi a pensare cosa e come prepare è comodo, ed è anche per questo che non ci si pone nemmeno il problema di chi deve cucinare: tradizionalmente è la donna a farlo, quindi che ci pensi lei. Come il trovare la strada giusta in viaggio: tradizionalmente l’uomo fà da navigatore (anche perché guai se una volesse intromettersi… :p) quindi che ci pensi lui. E così via.
Il fatto di avere dei ruoli legati alla propria identità sessuale lo si vede anche nelle coppie omosessuali, dove una delle due parti è più effemminata o più mascolinizzata, e dove scommetto che la prima lava i piatti e la seconda funge da navigatore. E’ pur vero però che se mi si rompesse la macchina all’improvviso e fossi insieme al mio ragazzo, non lascerei fare a lui, pensando che, in quanto fornito di testosterone, abbia scritto nel codice genetico le istruzioni per l’uso su come aggiustare una macchina, piuttosto, cercherei una soluzione insieme a lui. Ma è altrettanto vero che penserei ad un meccanico uomo piuttosto che ad un meccanico donna. Come è pur vero che non bisogna generalizzare, poiché è comunque sbagliato fare di tutt’erba un fascio: ci saranno uomini che, nel momento di un bisogno culinario, non dipenderanno dalle donne presenti ma cercheranno di unire le forze.
Da dove verranno questi ruoli arcaici in cui si identificano le persone in base alla propria identità sessuale, mi chiedo? Da quando eravamo ancora scimmie e le donne restavano a casa mentre gli uomini andavano a caccia? In fondo anche negli animali la femmina rimane a curare la prole mentre il maschio va a zonzo. Sembrano quasi ruoli “naturali“, in cui ci caliamo per istinto.
Dunque il fatto che io cucini e lavi i piatti è imputabile ad una sorta di istinto che mi fa indossare i panni di Bree Van De Kamp, ora Hodge. Anche perché se non lo facessi io nessuno lo farebbe, e si vedrebbero nutrite schiere di mosconi gironzolare per casa. Come dunque rimane sempre il mio istinto a spingermi a mettere la matita sugli occhi o a provare attrazione per una borsa di Vuitton. O per le scarpe di Loboutin. O per le borse e le scarpe in generale.
… però… per queste ultime cosine il richiamo dell’istinto si fà più forte… chissà perché… 🙂
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