Baluardi

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In questi giorni mi sono resa conto come, nonostante tutto, ci siano ancora persone di valore che tengono al proprio lavoro e al perché abbiano deciso di intraprendere una determinata carriera o un determinato compito. Nonostante tutto ci sono delle persone che credono in quel che fanno, e lo difendono.
Una di queste persone è Maria Luisa Busi.
La bionda conduttrice del Tg1 delle 20:00 è sempre stata la mia preferita, con quei bellissimi lunghi capelli lisci e biondi, gli occhi cerulei e quel piglio severo di chi sa il fatto suo. Ricordo che quand’ero piccola mi intimoriva un pò – come anche adesso – identica a com’era vent’anni fa proprio come il mio caro Piero Angela che mi manca e manca in tv, seppur sostituito dal discendente diretto Alberto. Ho sempre stimato questa giornalista seria e forse altezzosa, che annuncia le notizie alzando il mento  senza paura di nulla e nessuno. E adesso, alla luce dei recenti avvenimenti che l’hanno riguardata, la stimo ancora di più: in una lettera che lei stessa ha affisso sulla bacheca della redazione annuncia di lasciare il Tg1 perché si sente tradita, offesa e anche presa in giro, sente che quel Tg in cui ha lavorato per tanti anni ora non è più lo stesso e non fa il suo dovere, non rispecchia tutte le realtà ma solo quelle che fa comodo dire, tacendo il resto.
Il destinatario della lettera è il direttore del Tg1,  Augusto Minzolini, con il quale la Busi ebbe già a che ridire tempo addietro: in seguito all’allontanamento dei suoi colleghi Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio, Piero Damosso e Massimo De Strobel, per decisione dello stesso Minzolini la Busi dichiarò in un intervista a Repubblica che si respirava un clima di rappresaglia, intollerabile.  Già prima si era scontrata con il direttore della mala informazione sui fatti riguardanti il terremoto dell’Aquila, secondo lei sminuiti dal telegiornale.
Si sente in colpa, direi leggendo la sua lettera, di aver lasciato che la fiducia con i telespettatori venisse incrinata da tutto questo. E’ ovvio infatti che il primo colpevole di non informare o informare male è proprio il giornalista che legge, che annuncia, che compone il pezzo.
Così, in conseguenza di questi ripetuti contrasti a cui non c’è risposta dall’altra parte, nemmeno un accenno di compromesso ma anzi un muro di cemento armato, lascia la conduzione.
E Minzolini cosa dice? Sarà dispiaciuto del fatto? Cercherà di corteggiare la bella Maria Luisa affinché ritorni al suo posto e nelle case degli italiani? Macché. Minzolini, dopo averle mandato una lettera formale in cui la riprendeva per aver rilasciato un’intervista (quella a Repubblica) senza autorizzazione (e tra le altre cose una lettera ingiustificata, dato che la Busi fa parte del Consiglio nazionale della Federazione della Stampa quindi può rilasciare interviste senza autorizzazione nonché esprimere opinioni come sindacalista)  dichiara: «La Busi accompagna le notizie con la mimica facciale dando giudizi» «La Busi conduceva il Tg da 18 anni», «La Busi sputa nel piatto dove mangia». E la sostituisce con la giovane Laura Chimenti, «che ha velocità e ritmo».
Nessun tentativo dunque, di riaverla, nemmeno un timido corteggiamento, neanche un mazzo di rose. Anzi, velatamente la accusa di essere ingrata. E vecchia.
Io non so cosa ne pensiate voi, ma io, che pur di giornalismo non ne capisco, che non riesco a concepire certi intrighi di potere, che non lavoro alla Rai e non sono nessuno, vorrei dire una cosa, al direttore Minzolini, usando le parole della stessa Busi:

«Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere».

Voci

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Quanto sono importanti le voci? Tantissimo. Ci permettono, in pochi secondi, di immaginare la persona a cui appartengono, o di collegarla a chi la possiede. C’è che chi con la voce ci lavora, come i doppiatori, i cantanti, ed i furbetti in generale.
La persona di cui voglio parlare oggi appartiene a due categorie appena enunciate: i cantanti e i furbetti in generale. Parlo di Mina, la Tigre di Cremona, come la chiamò Natalia Aspesi. Tutti conoscono Mina, personaggio controverso e coraggioso che ha riscosso un meritatissimo successo negli anni ’60 – ’70 per la sua voce fenomenale e il suo innato stile anche nel campo della moda – il radersi completamente le sopracciglia, ripreso poi da alcuni stilisti poco tempo fa, o il trucco pesante per cui è famosa nelle caricature sono suoi, così come le minigonne mozzafiato e i continui passaggi di colore del capello, da mora a bionda a rossa.
Premetto che a me Mina piace molto. Come artista ha una voce eccezionale, come persona è coraggiosa e spregiudicata, e incarna l’ideale di donna indipendente proprio degli anni ’70.
E le sue canzoni di ieri e di oggi me le ascolto e me le canto tutt’oggi. Anche ora mentre sto scrivendo.
Quello che non mi piace di Mina, ed è quello per cui non comprerei i suoi album, è il suo saper giocare così bene con gli italiani, il suo mettersi in gioco mai completamente ed il suo essere ambigua ancora una volta. L’essersi ritirata dalle scene a suo tempo le ha garantito una fama ancora maggiore, ammantandola di leggenda, il suo esserci e non esserci facendo sentire soltanto la sua voce mi ricorda un fantasma la cui esistenza è legata soltanto alle sue apparizioni nel cuore della notte, il suo divismo nella scomparsa mi ricorda le primedonne che “o io o niente“.
Riconosco che c’è un’indubbia intelligenza in tutto questo piano, e noi tutti sappiamo quanto Mina sia sempre stata abile nel giocare col suo personaggio. Ma, sinceramente, io non ci sto. Mi sento presa in giro, snobbata. E dico solo una cosa: o si fa vedere mettendosi in gioco completamente o si ritira del tutto dalle scene e amen. Non puoi, a mio parere, dare il contentino al pubblico senza farti vedere/fotografare/riprendere. Sei un personaggio di spettacolo, per cui devi fare spettacolo.
Non dico che debba per forza mettersi in mostra come un cane al circo: vuoi solo cantare, bene.
Ma quello che a me dà fastidio e per cui mi sento presa in giro è quello storcere il naso di fronte alle foto, il non farsi mai riprendere e quelle poche volte solo con gli occhiali che le nascondono i 3/4 del viso senza un motivo preciso, detto a mezza bocca, che suona di scusa (il che lo è).
Mi sembra una di quelle ragazzine che non vuole farsi fotografare perché “Oddio no poi vengo male” ma che in realtà è contentissima se qualcuno la insegue con la macchina per farle uno scatto. E se proprio non può farne a meno, manda avanti dei sostituti: la papera con Celentano, la figlia con Manuel Agnelli.
E poi. La pubblicità della Barilla. Se l’è accaparrata tutta lei: voce narrante che legge un’astuta riflessione strappalacrime su quanto e come la pasta del marchio accorpi e tenga uniti famiglie, figli e amici, e di sottofondo, lei che canta “Volare“. Aggiugendo nostalgia per i bei vecchi tempi andati mettendo in mezzo una canzone simbolo degli anni ’50. E ovviamente fa tutto questo senza mai mettersi in evidenza.
Insomma quello di Mina è un gioco sottile e quasi perverso direi, fatto di ambiguità e di un gioco amoroso con il pubblico e con i media, che a me sinceramente non piace e che trovo – ahimé – molto molto falso. Mi sembra un escamotage alla “Madonna bacio saffico con Britney Spears” con una ritrosia alla Silvana Mangano non vera ma costruita.
… e se devo essere sincera, a me della Barilla piaceva di più la pubblicità della penna rigata nella busta o dell’omino che viaggiava sull’aereo di notte sulle note di Al Martino che questo buonismo zuccherato all’americana. Anche se la Barilla bene o male ci ha sempre marciato sul tradizionalismo e sui valori veri della vita.

Manichini viventi

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Mi ritrovo ancora una volta mio malgrado a parlare della tv italiana.
Ma è più forte di me quando vedo certi spettacoli che definirli squallidi è poco.
Parlo di programmi come il defunto “Lascia o raddoppia“, programma nato sotto il talento di Mike imbruttito da Papi (ma a chi è che piace? Io non lo sopporto, è mellifluo e lecchino) e involgarito da quella santa ragazza della Fico che in mutande e reggiseno (e questa volta non si tratta di una figura retorica ma della descrizione reale del suo abbigliamento) canticchiava Bubù zampettando per lo studio e salendo e scendendo scale con una minigonna che lasciava (appositamente, data la telecamera che ci si insinuava sotto) ben poco spazio all’immaginazione. Adesso quell’obbrobrio non c’è più. Ma per uno che ne muore un altro ne prende il posto e così vediamo rinascere “La Pupa e il Secchione“, condotto dal medesimo subumano Papi e dalla rediviva Barale, che insieme a sé ha trascinato nella resurrezione il compagno Degan mettendolo a condurre Misteri (di cui si è già parlato). Io questi programmi non li ho mai visti, ma ho guardato degli spezzoni nei telegiornali o a Striscia la Notizia.
La mia opinione? Mi fanno schifo. Non sono né divertenti né simpatici come vogliono far credere. Sono programmi dove le ragazze fanno finta di essere stupide e ignoranti con il solo talento di far vedere il seno e strusciarsi addosso ai secchioni, vanno in giro in topless e ballano sul tavolo con la telecamera che le inquadra da sotto per far vedere le loro grazie.
Io non sono una moralista, né voglio esserlo, né tanto meno vivo nel mondo della Disney: so bene che la donna è sempre stata usata nel mondo dello spettacolo come specchietto per le allodole, partiamo dagli anni ’70 fino agli anni ’80 e ’90 (basti pensare a Drive In) ma a me questi di oggi sembrano più trailer per le commedie sexy all’italiana che programmi, se devo dirla tutta.
Insomma la trama c’è: il verginello secchione sedotto dall’ammaliante e smaliziata ragazza ignorante che alla fine riesce a diventare uomo e pure Siffredi.
Un’altra cosa che non tollero è l’ipocrisia che si respira, e non solo in questo format in particolare: si censurano i cartoni per i bambini pensando alle povere anime innocenti e non si censurano loro?  Ma per favore.
E, altra cosa: io mi sono sempre vantata di essere una femminista. Non di quelle radicali, sciocche e vuote che criticano sterilmente qualsiasi cosa faccia il Maschio ma di quelle che veramente vogliono raggiungere un qualcosa con le loro opinioni (almeno, spero che sia così). Ecco, nonostante io sia femminista, in questi casi è impossibile non dar ragione agli uomini e dire che quelle sono tegamini (scusatemi il francesismo) per cui tolta la testa il resto è buono, perché lo penso anche io. Il fingere di non sapere chi è Leonardo da Vinci, lo strusciarsi addosso agli uomini, il far vedere a destra e a manca le proprie grazie fa crollare tutto ciò che le donne del passato hanno faticosamente costruito per distaccare l’immagine della femmina dall’equazione: donna = senza cervello e donna è in televisione e prende un sacco di soldi = l’ha data via. Sembra che esageri, ma voi, quando vedete la Fico sullo schermo, cosa pensate? Che è lì per la sua cultura, la sua intelligenza e per il duro lavoro che ha fatto nel corso del tempo?
So bene che questo è un discorso in particolare, e non voglio generalizzare né dire che tutti quelli che guardano questi programmi pensino che tutte le donne siano di quel genere. So bene che ci sono i maschietti intelligenti che dicono “non sono tutte così” ma in ogni caso guardando quelle sgallettate con le poppe al vento non posso far altro che pensare ad una strumentalizzazione della donna ancora più grave,  perché da lei voluta. Strumentalizzazione che si fa anche  di figure storiche, insinuando chissà quale strano rapporto fra di loro: Marylin e Einstain. Perché per come dicono loro, Marylin è il simbolo delle donne stupide ma belle che la danno ai secchioni vergini come Einstain. Ma ci sarebbero decine e decine di esempi, dalla pubblicità della Saratoga con Giovanna che rivernicia e la moglie consenziente alla già nominata Raffaella Fico.
Ed è vedendo queste cose che nascono le bimbaminkia moderne, i casi umani, le bimbe che danno la propria verginità in cambio di una ricarica, la undicenne che spaccia per comprarsi i vestiti e gli accessori di lusso, l’adolescente che invece di studiare e impegnarsi fa i video su youtube dove balla e canta facendo vedere mutandine e gel della Durex sperando che qualcuno in alto possa notarla, la ragazza della mia età che pensa a farsi la sesta perché così passa il provino per la tv invece che i l prossimo esame.
Poi non lamentiamoci di cosa abbiamo davanti. Perché è quello che ci siamo meritati.