Figure mondiali

La sconfitta con gli omini bianchi ex Jugoslavi c’è stata appena ieri, ma già si è scritto e si sta scrivendo di tutto contro i nostri e contro l’ex allenatore Marcellino.

Io non sono una calciofila (tutt’altro…) ma quando gioca l’Italia si scatena la sportiva che c’è in me, e difendo a spada tratta quegli 11 disgraziati Nutellofili a tradimento che oltre ad ingurgitare dolci illegali ingurgitano anche soldi a gogò, ma questa volta non posso difenderli. No, non posso, perché anche se sono una ferma sostenitrice dell’appoggio indiscriminato, sia che l’oggetto del proprio tifo vinca o perda, questa volta non posso giustificarli: abbiamo beccato il girone più facile che si potesse avere, eppure non solo abbiamo perso ma abbiamo perso finendo in ultima posizione. Una bella prova da campioni del mondo insomma.
Quello che mancava era Zidane. E la sorella di Zidane.
Quello che mancava era il coraggio di far giocare persone nuove, elementi freschi che potessero dare una marcia in più al gioco, e non solo i vecchi: l’esperienza conta sì, ma anche la resistenza e la fantasia. Lippi ha sbagliato, indubbiamente. Quella che è mancata è stata soprattutto la voglia. Calci tirati là, senza precisione, senza verve, senza un perché, senza sprint. Pareggi striminziti giusto per tirare avanti, e strizzino finale nell’ultima partita che ci ha permesso di recuperare almeno un pò di dignità, portandoci almeno qualche gol in attivo: si sa che l’Itala si riprende e stringe le chiappe solo quando si trova veramente con le spalle al muro, allora richiama a sé le forze e tira fuori le unghie, fiutando il pericolo. Ma questa volta non è bastato: non si può pretendere di vincere quando si è agli sgoccioli. E non lo trovo nemmeno giusto.
Per cui ben gli sta, ai campioni del mondo. Anzi, a questo punto, posso dire tranquillamente ex campioni. E da una parte ne sono contenta per due motivi:
  • Se lo meritavano. Così da giocare con la giusta passione la prossima volta (se ci sarà). Troppi soldi, ecco cos’è.
  • Gli 11 disgraziati di ieri pomeriggio – ma anche di tutto il mondiale – sono lo specchio della nostra Italia, la metafora del nostro Paese: svogliati, scocciati, tirano perché lo devono fare, ma mica perché lo vogliono, senza passione e senza verve si lasciano trascinare dagli eventi dicendo:”Ecchefà? Qualcuno ci penserà al posto mio…” mentre gli altri se ne approfittano. E poi alla fine, lacrime e delusioni. E inutili vittimismi: “Ho il terrore” “La colpa è stata mia” “Ma no che dici, la colpa è stata mia” “No mia” “Ma no, mia…” Ecco, mi fa piacere anche per questo, mi fa piacere che l’Italia, con questa condotta, abbia perso: magari servirà anche a noi, magari ci servirà ad aprire gli occhi. Ci vuole un pò di meritocrazia anche nel calcio, che diamine.
…A proposito, ieri la squadra azzurra ha vinto contro la squadra bianca durante la partita annuale del calcio storico di Firenze. Meno male. Almeno lì gli azzurri hanno vinto contro i bianchi…
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