Hard work

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Sappiamo tutti la magra figura che i nostri ci hanno fatto fare ai mondiali, e di cui se ne è parlato fino alla nausea. Persino le suonerie ce lo ricordano ancora, con orsetti trucidi che saltano inneggiando una formazione ideale e insultando il mister. Sappiamo tutti che, a ragione, i nostri connazionali hanno gridato il sempiterno: “A lavorare!” agli atletici manzi imbottiti di Nutella fino alle orecchie, coro vintage ma sempre attuale al quale mi unisco volentierissimo anche io. Sappiamo tutti che -ahinoi- il suggerimento popolare inneggiato con tanta passione non sempre viene seguito, anzi, spesso e volentieri viene snobbato.

Ma ci sono Paesi in cui il suggerimento viene messo in atto eccome. In Corea del Nord infatti, il ct Kim Jong-Hun è stato destituito dal suo ruolo di allenatore per ricoprire quello più umile di manovale in un cantiere edile di Pyongyang mentre i suoi pupilli sono stati costretti, per ben sei ore, a subire i meritati insulti dai connazionali furiosi per aver fatto fare loro una figura barbina e aver mangiato i loro soldi a tradimento.
Ora, va bene che la punizione è stata esagerata e sei ore in piedi sono tante, ma io condivido il principio: non sei capace? Non hai voglia? Te la tiri troppo? CAMBIA MESTIERE E LAVORA SUL SERIO! A parte i leggeri insulti che hanno ricevuto al loro arrivo infatti, i nostri ragazzoni puffosi sono ora comodamente spaparanzati al sole, ad arrostire, mentre il Lippone nazionale è in giro con la sua barca a veleggiare per il Mediterraneo.
Ma andrei anche oltre.
Io, oltre che applicare il principio nel mondo dello sport, lo applicherei anche in altri campi, come… mmm… non so… uno a caso: politica? Sapete come ci si risolleverebbe dalla crisi con la manodopera che affluirebbe nei cantieri italiani?

… e poi dicono che i Paesi asiatici hanno tutto ma proprio tutto da imparare da noi occidentali…

Malinconia

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Martedì sono andata a trovare i miei nonni al cimitero. Era il compleanno della nonna qualche giorno fa e volevo andarla a trovare per farle gli auguri. So che vi sembrerà lugubre, ma io quando vado al cimitero non ho paura, anzi provo uno strano senso di pace e di tranquillità. Se sono nervosa per qualcosa, mi passa. Se sono in ansia per qualcosa, vedo tutto in modo più distaccato. E così via. E’ una sorta di antistress, e mi dà fastidio quando ci sono altre persone, ne scappo, come una novella Foscolo. Dopo essere stata dai miei nonni mi sono girata per uscire ma non ho preso la via più breve, bensì quella più lunga: ho osservato le tombe, ammirato quelle con gli angeli di pietra e scosso la testa davanti a quelle "troppo cariche di troiai", letto le date, guardato le foto, stupita di quanti bambini fossero stati seppelliti (è un cimitero molto vecchio, alcune tombe risalgono all’800 quindi era facile che i bambini morissero purtroppo), sorriso di fronte alla moda che cambiava di secolo in secolo. Infine sono uscita, con la solita strana pace che sento quando vado al cimitero.

E’ che sono una creatura malinconica io. Sono anche allegra e solare, mi piace stare tra la gente, ma di base sono introversa e romantica. Nel senso ottocentesco del termine. E questo tempo strano di luglio, che sembra un tempo di settembre, insieme alla musica di Micheal Nyman che sto ascoltando a ruota in questi giorni, mi spinge ad esserlo ancora di più. Mi piace questo tempo. In fondo la mia stagione preferita è l’autunno. Amo sedermi sulle panchine del parco deserto, come farebbe Corto Maltese, a leggere ma anche solo a riflettere. Adoro perdermi nella nebbia – ahimè sempre presente in questo paesino di 1000 anime. Amo camminare osservando i più piccoli particolari di ciò che mi circonda come gli strani disegni formati dalle venature dei tronchi degli alberi. Insomma, sono Foscolo e Friederich messi insieme. Leopardi no perché si lamentava troppo.

Dovevo nascere nell’800 io. 😀

Fashion kids?

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Girellando per il web spesso mi imbatto in foto di figliuoli e figliuole di papà o di mammà famosi per il cognome che portano e anche per quello che indossano.

Esempi eclatanti del:”Ma io sono ricco e me lo posso permettere” non solo vedo icone trash nel grande ma anche nel piccino.

 

Prendiamo Suri Cruise, la figlia di Tom&Katie, per esempio. Passi il costume da ballerina di flamenco rosa shocking (siamo a Siviglia, del resto) ma le scarpine rosse con tacco perenne anche sotto la tuta da ginnastica da Minnie, con tanto di pois?

 

La piccolina di Kate Moss invece, Lila Grace, viene imprigionata in strati di pelliccia morbida e spessa. Sinceramente mi sembra un po’ azzardata come scelta: ci vedrei meglio la madre con questa mise da diva, piuttosto che una bambina di otto anni.

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