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…e di ragazze fulve e ricciolute.

Finalmente stamattina ho dato il mio ultimo esame della sessione di cui parlavo nel post precedente, ed è riuscito con successo.

Posso dire che la mia estate è finalmente incominciata. 😀

Quando sono arrivata all’università non c’era praticamente nessuno, solo io e il portone ancora chiuso. Avevo dovuto infatti accompagnare il mio fratellino a scuola per i corsi estivi, per cui ero arrivata molto in anticipo, verso le otto meno dieci, ed era ancora tutto serrato. Mi sono seduta su una panchina ad aspettare pazientemente e quando il portone si è aperto non c’era veramente nessuno. Eravamo solo io, una bidella e un’altra ragazza dai capelli fulvi e molto riccioluti, con una minigonna e un pesante libro sotto il braccio, che ha attaccato subito bottone, chiedendomi che tipo di esame dovessi fare e lamentandosi del suo – giustamente, era diritto privato II.

Premetto che io non conoscevo la prof, visto che non ho seguito il corso nè assisito a nessun suo esame, per cui non sapevo nemmeno che faccia avesse.

–br–

Dopo averle detto del mio esame è partita in un enorme discorso su quanto la professoressa fosse pignola, stronza e chiedesse il libro a memoria, di come gente venisse fustigata con il gatto a nove code e come con forconi e altre amenità medievali la suddetta si divertisse a stuzzicare la sopportazione fisica e sprituale dei malcapitati che le capitavano sotto. Concludeva ogni descrizione dicendo:"Però vai tranquilla eh…" Capite che dopo mezzora di descrizioni di inferno dantesco ero un tantinello in ansia, dato che, oltretutto, avevo studiato il programma in una settimana e avrei desiderato certo un altro pò di tempo per prepararmi. Nonostante le avessi detto tutto questo, lei continuava a girarmi sullo spiedo. Così per tagliare corto e liberarmi dalla versione minore del sommo poeta ho ribattuto:"Ok, allora visto che è così terribile sarà bene che vada in biblioteca a studiare" e, con un gran sorriso, ho girato i tacchi e mi sono recata a ripassare.

Entrata in biblioteca, buia e solitaria, ovviamente, mi sono seduta e ho cominciato a ripassare laddove mi sentivo più debole, memore che quello che i professori chiedono è, in base alla legge di Murphy e alla mia esperienza personale, sempre quello che sai di meno o dove ti senti più insicura.

 

Dopo circa mezzora di ripasso entra un mio amico, che si dice sia un nobile. Anche lui descrizioni apocalittiche della prof che scuoia vivi gli studenti e che chiede a memoria il libro. Anche lui conclude con un "Ma stai tranquilla eh" e va via con la sua borsa a tracolla di Prada. Ma la sua descrizione è già più rassicurante, e almeno non insiste sul fatto che io debba sapere tutte le minuzie a memoria per poter avere almeno una minima possibilità di riuscita. Mi comprende e cerca di rinfrancarmi, seppur avvertendomi insomma.

Ignoro l’ansia crescente che mi avevano provocato queste visioni, continuo a ripassare fino a quando arriva un mio terzo amico, buffissimo, con il mento alla gladiator e gli occhi azzurro brillante. Dopo avergli detto che ho un esame lo blocco dicendo: "Prima che tu mi dica quali torture mi aspettano sappi che gli altri mi hanno descritto un quadro allucinante della prof, quindi sono preparata." Lui:"Ma in verità lei non è malvagia, dipende solo da come si sveglia la mattina".

Devo quindi pregare che si sia svegliata bene. Faccio un rapido riassunto mentale di cosa può influire sul suo umore: siamo al 16 di luglio, sono tutti al mare. Il termometro tocca i 35°. Sono l’unica a fare l’esame perché l’altro ragazzo iscritto non si è presentato. La prof deve venire da Siena per interrogarmi. Se disgraziatamente rifiuto o boccio, probabilmente dovrò ritornare tra vent’anni perché dimentichi la mia faccia. Già immagino la scena del mio film personale:"No, io rifiuto…" "Ma come, lei mi fa venire da Siena, è l’unica e poi rifiuta pure! Allora non doveva proprio presentarsi se non sapeva niente!!! Si vergogni!!!" E giù scudisciate sulla mia bianchissima pelle non ancora toccata da sabbia e sole. Scuoto la testa, devo essere concentrata. Ho studiato, per cui mi sento sicura di me. Ho la cervicale per l’essere stata ingobbita sui libri, ho rinunciato al mare a stare col mio fidanzato, che delle due settimane di ferie ha preso proprio quella in cui avevo l’esame. Quindi merito di passarlo. E non ci saranno pretine alla "Ricordati che devi morire" a farmi vacillare. La prof arriva. Mi dice di chiedere ad uno sconosciuto ragazzo trovato davanti alla porta di farmi da testimone, dato che sono sola. Lei intanto va al bar a fare colazione e parla dei fatti suoi col prof di diritto privato II.

Arriva in aula e mi dice di sedermi. Lo faccio, spalle indietro e mento alzato. Non sembra ma aiuta. Almeno, a me aiuta molto.

Schivo agilmente le bombe a mano che mi lancia, mi inginocchio in trincea per sfuggire ai proiettili e zigzago tra la frusta a nove code che mi hanno troppe volte descritto nella mattinata. Sparo le mie cartucce con maestria, ancora un piegamento, il prof di diritto privato arriva interrompendo il filo dei miei discorsi e mentre loro parlano ricarico la mitraglietta. Sparo i miei ultimi colpi tamponandomi le ferite provocatemi dalla guerrigliera.

E’ finita. Esame superato.

Quando poi scendo le scale per andare via, mi ritrovo davanti la riccioluta profeta dell’apocalisse, a cui comunico l’esito del mio voto dopo che lei me l’ha chiesto affannosamente. Il responso dell’oracolo è: "Che brava sei… proprio brava… Hai preso anche un bel voto… ma come hai fatto? In una settimana sola…" il visino, triste, è corrucciato e le labbra hanno un tremolio.

"Grazie. – Rispondo. – E a te, com’è andata?"

"A me invece è andata male male male! Il professore è uno stronzo! Mi ha fatto tutte domande assurde!!!!" E giù un’altra mezzora di lamentele.

Ecco vedete, io non sono cattiva. A me dispiace che l’abbiano bocciata, davvero. Mi avrebbe fatto piacere se l’avesse passato, anche perchè che lei lo passi o meno a me non cambia nulla. Non voglio il male di nessuno. Ma questo esame lo dedico a lei. Sì, proprio a lei, perché dopo averle detto di averlo preparato in una settimana, dopo averle detto che era la prima volta che lo provavo e dopo averle detto che non conoscevo affatto la prof mi ha spaventata a morte con le sue previsioni apocalittiche su quanto il mio successo fosse vicino ad una percentuale del 20% scarso. E dopo aggiungeva pure: "Ma stai tranquilla eh".

Sì, ragazza riccioluta e fulva, questo esame lo dedico a te.

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