An hope exists!

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Stamattina mi ha chiamato la tizia dell’università che mi aveva risposto male nella mia ultima disavventura universitaria, la capoccia insomma, e dato che avevo scritto alla prof quanto accadutomi chiedendole se fosse possibile farmi dare l’esame prima degli appelli di gennaio, quando ho alzato la cornetta riconoscendo la sua voce mi sono preparata psicologicamente alla lotta, pensando che mi chiamasse per sbraitarmi contro un: " Cosa cazzo hai detto alla Brandani?" seguito da altre amenità simili. 

E invece no. Invece mi ha avvertito gentilmente che, se lo desidero, se mi sento ancora preparata e se me la sento in generale, posso farmi interrogare lunedì 27 settembre, di nascosto, aumma aumma, prima che lei cominci le lezioni del nuovo trimestre. 

Ovviamente io desidero, sono ancora preparata e me la sento. Io ci provo, almeno mi passa l’orso che ho ancora dentro quando ripenso al mio pomeriggio inutilmente sprecato tra libri e ansia nonché alla mia mattinata sprecata tra libro e ansia, come una povera stronza, in un’aula miseramente vuota. 

Forse una speranza di laurearmi il prossimo anno c’è ancora. Forse avrò meno 9 esami sul groppone lunedì. E forse i miei 25 anni mi hanno già portato bene, dato che il problema amica dello scorso post è stato felicemente risolto con una chiacchierata di spiegazioni, baci, un ti voglio bene e la promessa di pranzare insieme.

Ed ora, ritorno a ripassare, dato che ho solo 4 giorni di tempo… 🙂  

Che barba che noia… II° parte

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Non voglio essere noiosa, ripetitiva, banale.
So bene che si è sentito e letto molte volte in questi giorni, e so bene che alla lunga un personaggio stufa, se una sua stessa notizia viene detta e ridetta più volte.
D’altra parte dicono che per nascondere bene una cosa bisogna propinarla fino alla nausea, in modo che le persone si stanchino e non ne vogliano più sentire ma anzi la dimentichino, quasi per reazione diretta.

Però io un pensiero a Sandra Mondaini lo voglio fare lo stesso, come feci per suo marito nell’aprile 2010. Ricordo che la prima cosa che pensai quando seppi della morte di Raimondo Vianello fu: ”Ora se ne va anche Sandra” e di sicuro non lo dissi per malaugurio. Anzi, sono sicura che lo pensarono in molti, forse anche chi mi sta leggendo. Questo perché Sandra&Raimondo li ho sempre visti come una persona sola, un corpo solo ma bicefalo, dove c’era unione certo ma anche individualità. Sì perché non si confondevano l’uno nell’altra fino a perdersi, come vuole la tradizione dei perfetti innamorati, non erano condizionati l’uno dall’altra, non erano zucchero e miele (anzi) ma erano due persone che dimostravano cos’è l’amore vero, non quello fatto di “Cippalippa” e “Puccipucci”, non quello di “Mi ha regalato un diamante –> allora mi ama” ma quello fatto di: “Che bella ragazza che è lei, se non ci fosse mia moglie…” e di “Ma cosa fai neh? Che barba che noia, è sempre la solita storia con te… sei una palla.”

Un mostro bicefalo che posso dire di non aver mai visto da altre parti, televisivamente e realmente parlando, due individualità separate e distinte, ognuna con la sua personalità, che si sono affermate senza lasciarsi sopraffare o dominare (ditemi se riuscite ad individuare una spalla nel duo, o comunque una personalità più forte: no, non è possibile) pur rimanendo unite e non potendo fare a meno l’una dell’altra.
La sensazione che ho in questo momento è che Raimondo, nell’aprile 2010 non sia morto: sia semplicemente andato in coma, e ieri, 21 settembre, abbia esalato l’ultimo respiro.

Be or not to be?

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Dunque.

Ieri è stata una giornata fantastica, di cui dovrei scrivere paginate e paginate, ma ho una cosa che mi preme sulla coscienza e decido di dare la priorità a quella. Ho infatti bisogno di un consiglio.

Ieri era il mio compleanno, come già fatto presente nel post di ieri, e insieme a me festeggiava un altro mio amico. Si dà il caso che questo mio amico aveva organizzato una cena, di cui sono venuta a conoscenza all’ultimo momento, visto che pensavo già ad una cosina romantica con Ste, che aveva preso le ferie apposta per il mio compleanno <3. Infatti non ho nè prenotato, nè invitato nè preparato nulla, e a dimostrazione della cosa metà della gente invitata dal mio amico è venuta solo a metà serata a farmi gli auguri, dato che lo sventurato non aveva detto che era anche il mio compleanno.

Ieri pomeriggio ho passato il tempo destreggiandomi tra scarpine e scarpette (sì perché il mio regalo di compleanno sono state ben due paia di scarpe da parte di Ste :love:) quindi ho completamente dimenticato questa cena, a cui ho aderito, ricordo, solo all’ultimo.

Quest’oggi una delle mie più vecchie amiche mi scrive in bacheca su Fb  e solo allora mi ricordo di non aver nemmeno lontanamente pensato ad invitarla. Mi sento una stronza, anche se lei non si fa mai sentire ed anche se abbiamo gruppi diversi e feste diverse e ogni capodanno lo passiamo lontane. Mi sono dimenticata di invitarla perché la cena non l’ho organizzata io, quindi non ho pensato agli invitati, e poi perché mi è stato detto solo all’ultimo. Inoltre non frequentando mai gli stessi posti o le stesse persone, non partecipando mai alle stesse feste o agli stessi capodanni, la cosa non mi è passata nell’anticamera del cervello nemmeno quando mi sono stati detti i nomi degli invitati, perché non ho trovato la cosa strana o non mi sembrava che mancasse qualcuno.

Ora, da quel che si legge pare aver preso bene la cosa. Ma io mi sento in colpa lo stesso e non vorrei che se la fosse presa.

Quindi il dilemma è: sono io che mi faccio troppi problemi e lei non se l’è presa oppure fa finta di essere tranquilla quando in realtà è incazzata come una biscia? E sopratutto: cosa fare ora? Ero indecisa se scriverle o meno della cena di ieri sera, ma alla fine l’ho fatto perché ho la sfortuna di vivere in un paesino, e si sa che nei paesini tutti parlano e non volevo che venisse a saperlo nel modo peggiore. E del resto, io le ho scritto la verità. Eppure continuo a sentirmi una stronza.

Dio com’è complicato il mondo.