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Lagne

Ormai sono giunta ad una conclusione: uno dei mali moderni della società è la lagna continua.

Ogni giorno, ovunque io punti le orecchie, sento gente che si lamenta. Chi ha i capelli lisci li vorrebbe ricci, chi è grassa si vorrebbe magra ma chi è uno stecchino si vorrebbe più formosa. Chi è bassa si vorrebbe alta e chi è troppo alta si fa i problemi perché la gente la guarda dal basso verso l’alto. Chi ha avuto un tumore e ne è miracolosamente guarito si lamenta perché l’ha avuto e chi ha un lavoro si lamenta perché non ha voglia di svolgerlo. Come è possibile, mi chiedo, essere sempre, incondizionatamente, eternamente scontenti? Come si può denigrare sempre ciò che si ha, invidiando quello che hanno gli altri e non guardando a quello che non hanno? Sì, lo so, l’erba del vicino è sempre più verde, ma può essere sempre e comunque di una tonalità più brillante della nostra?

Invidiare positivamente gli altri può essere un vantaggio piuttosto che uno svantaggio: ci porta a migliorare noi stessi per raggiungere l’obbiettivo che ammiriamo nell’altro. Ma anche invidiare continuamente e poi lagnarsi ancora è poi positivo per noi? Adoro le persone che, con spartano riserbo, sopportano le loro invidie e le loro pene senza farne parola con nessuno se non in modo moderato e soft. Io cerco sempre di rientrare in questa categoria, proprio perché personalmente le trovo adorabili. Invidiano – perché l’invidia è propria dell’essere umano, diciamocelo, tutti invidiano e hanno invidiato, pure San Francesco – ma lo racchiudono nel proprio animo e, se proprio devono, lo trasformano in un motto di ammirazione, mai di denigrazione.

Purtroppo sono la minoranza della popolazione, l’altra fetta continua a gufare disgrazie al prossimo in modo da avanzare nella sua piccola classifica personale rispetto al nemico tanto odiato.

Una varietà di lagnosi sono quelli che prendono come scusa tutto e il contrario di tutto per poter essere compatiti: il tentato suicidio di uno sconosciuto, l’accidentale caduta della nipote che le ha causato una leggerissima contusione alla testa, il ripetere continuamente che sono oberati di lavoro quando poi li si ritrova a bere caffè nel bar accanto all’ufficio. Ecco, questa è la razza che io sopporto di meno, poiché il loro lagnarsi è autoerotico e fine a sé stesso: molto più che nell’altro caso, dove la fonte delle lamentele è la persona che si lamenta che forse lo fa per avere un consiglio o una complicità e risolvere dunque il problema che lo affligge, qui la fonte del lamentio è il mondo intero e tutto ciò che ne fa parte, e lo si prende come scusa per poter essere compatiti e compatate. E’ come se l’intero mondo ruotasse intorno al soggetto in questione e vi si accanisse, provocandogli l’immediato desiderio di affliggere gli sventurati che lo accerchiano con le sue alte grida di dolore.

Da tempo ho imparato che la migliore soluzione a questi personaggi di dubbio gusto è il silenzio, che consiste nel non alimentare un troll che ha come sua natura il lagnarsi e non il disturbare (ha questo effetto solo come conseguenza implicita, ma non credo sia voluta). Tuttavia a volte non so proprio come fare, perché anche il livello di sopportazione poi giunge al limite e devo seriamente tapparmi la bocca per non rispondere male. Così mormoro una mezza parola di scusa, giro sui tacchi ed esco dalla stanza, evitando accuratamente di cadere nuovamente nelle reti del periglioso nemico.

Consiglio alle persone lagnose di seguire le lezioni di Mr. Brown. In particolare la 4, le orecchie:

Lesson n.4
What are the ears?
Your ears are there to let the words in
Listen to the music
And shhhhhhhhhhhh! Appreciate the silence!

Ma anche il ritornello non è da buttare via… 🙂

THERE IS NOTHING YOU CAN’T DO
WITH A SMILE ON YOUR FACE
THERE IS NOTHING YOU CAN’T DO
ALL TOGHETHER

WE CAN MAKE A BETTER WORLD BETTER WORLD
BETTER WORLD
WE CAN MAKE A BETTER WORLD
ALL TOGETHER

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2 Comments

  1. Una volta non avevamo niente e non abbiamo trovato pace finché non ci siamo potuti permettere qualunque cosa. Ora è tutto a portata di mano e, guarda un po’, continuiamo a non essere felici. Parafrasando un libro che ho troppa voglia di leggere, soffriamo del “disagio dell’abbondanza”.
    E in più c’è da dire che l’idea di comunità è così mutata (in meglio o in peggio non sta a me dirlo, probabilmente è vero che ogni condizione ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi) che ora siamo tutti essenzialmente abbandonati a noi stessi nonostante la socialità sfrenata di cui la rete ci permette di usufruire, per cui mi stupisco poco che chiunque, in un modo o nell’altro, lotti con tutti i suoi mezzi per sentirsi considerato, ascoltato, importante – per non sentirsi solo.

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    • Sì, penso anche io, come te, che il lamentio sia un modo per sentirsi importante. Le cose sono due: o lo mandi a fancuore, o lo sopporti. In ogni caso gli dai spago. Per questo scrivevo nel post che il modo migliore per liberarsene è ignorare… capisco che uno si senta solo e questo è uno dei tanti modi per esprimere il disagio sociale, ma ci sono altri modi per essere considerati… la lagna è uno dei peggiori, specie quando ci si lamenta di avere troppo lavoro come se l’altro interlocutore non facesse un cavolo dalla mattina alla sera.

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