Promesse

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Promessa. Dal latino promissa, neutro plurale di promissum e questo da promittere (promettere).

Ciò che si promette, proiezione di una cosa che si darà, impegno assunto con un’altra persona.

Promessa è anche la sposa che dà il suo consenso a diventare una donna onesta e che, nel caso volesse rimanere nel campo dei malavitosi proprio il giorno delle nozze o poco prima entrerebbe non solo nelle ire dello sventurato ma anche nell’elenco dei prossimi da contattare tramite legale, in virtù della promessa di matrimonio, conosciuta in ambito internazionale. Promessa è la terra Israele, che è entrata nell’immaginario collettivo nel senso figurato di qualcosa che si desidera da lungo tempo, promesso è il Paradiso a chi si comporta bene e l’Inferno a chi si comporta male, una promessa è in genere un giovane brillante che dimostra di possedere qualità sconosciute ai più che lo porteranno in alto, la promessa da marinaio è una promessa da non prendere molto sul serio, dato che in tutta probabilità la persona che si è impegnata non ha intenzione di mantenerla. Una promessa è una promessa insomma, come dice il buon Arnold.

Un tempo la promessa era considerata sacra, guai ad infrangerla. Che fosse stretta col sangue, con un mignolino o con l’intera mano era una questione d’onore mantenere i patti e onorare quanto detto: se ciò non fosse avvenuto si sarebbe incorsi in un calo di reputazione e anche del giro d’affari. E seppure oggi adempiere a quanto promesso non sia considerato più così importante per il proprio onore (ma per il proprio giro d’affari sì) ci sono rimasta male quando la professoressa e la sua fida assistente durante l’esame di ieri ci hanno chiesto le sentenze a cui davano un’importanza marginale (ricordo ancora le loro ultime parole famose: “Mah, sì, leggetele ma non sono molto rilevanti ai fini dell’esame” “Ma perché vi preoccupate così? Studiate il resto piuttosto” “Quello che conta è la prova scritta: l’orale di martedì è solo una mera formalità, una chiacchierata, pertanto le sentenze sono da leggere”). E immaginate il mio stupore e sconforto quando mi sono sentita chiedere la “Sentenza Chanel” nei minimi dettagli, proprio io, ragazza d’altri tempi che confida ancora nelle parole del prossimo e che giusto tre ore prima aveva detto ai suoi colleghi: “Ma se ha detto che si dovevano fare all’acqua di rose significa che non le chiederà… o comunque non saranno argomento principale di domanda ecco. Non facciamoci paranoie inutili suvvia.”

E’ che dovrei smetterla di vivere nei bei tempi andati e cominciare a considerare le promesse delle persone (specialmente dei professori) come promesse di convenienza, all’acqua di rose [prof. cit.] e promesse da cui sì aspettarmi sempre qualcosa, ma tenere conto che questo qualcosa non è sempre positivo.

Infine un annoso dubbio mi attanaglia. Una promessa è un debito: devo andare dunque a riscuotere quanto mi spetta?

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8 pensieri su “Promesse

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