Alla ricerca del prof. perduto

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Venerdì sono stata all’università, sperando di incontrare il professore di cui parlavo qualche post fa, mantenendo il buon proposito che avevo espresso nel post linkato. Ovviamente il professore dell’appello non era lui ma l’altro con cui divide la cattedra, pertanto vado a chiedere informazioni in segreteria. Mi dicono che forse ci sarà più tardi ma solo forse. Scopro poi, dopo aver comprato il delizioso abito verde che ho indossato alla grigliata di ieri sera, che doveva venire necessariamente dato che aveva un esame con un solo iscritto in una materia di cui l’unico titolare è lui. Dopo aver fatto da testimone all’interrogazione vengo al dunque e prima che finisca la mia richiesta mi risponde: “Sì”. Sarà una tesi un po’ diversa da quella che avevo immaginato ma l’argomento è pertinente a quello da me proposto quindi va bene così, anzi meglio dato che è sperimentale e che forse avrò anche l’occasione di andare a Milano e Venezia a parlare con altri prof. per acquisire informazioni. Spero che vada tutto bene, comincio a vedere una luce in fondo al tunnel… ah, per la cronaca, non mi ha risposto perché “Io l’indirizzo della mail che indica il sito dell’università non la guardo quasi mai. Mi scriva qui, questo è l’indirizzo che uso”. E grazie, gli volevo dire, che ce la mette a fare sul sito dico io se poi non la controlla…?

Di ritorno dal colloquio sono stata in campagna. In questo periodo ho una gran voglia di uscire, di viaggiare, mi sembra di sprecare queste belle e calde giornate stando chiusa in casa sui libri, pertanto ogni occasione di fare due passi è buona. Se poi devo andare a trovare i miei gatti tanto meglio. Se volete, le foto potete vederle qui.

 

Mamme

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Stasera la mia dolce metà non c’è.

E’ a Imola, ad un concerto rock. Io invece sono stata invitata alla grigliata a casa di uno dei nostri amici comuni ed ho accettato di andarci, sollevata del fatto di non rimanere davanti alla tv a guardare “Via col Vento” per la 854 volta. E di poter indossare il mio delizioso vestito verde smeraldo acquistato ieri mattina.

Quando l’ho annunciato a casa mia madre mi ha chiesto: “Ma vai da sola?” Ed io: “Sì. Cioè, ci sono anche gli altri, non è che faccio la grigliata da sola con A.” “Allora portati tuo fratello”. Ora, mio fratello ha ben 9 anni meno di me. E i miei amici sono tutti più grandi, anche di me, sulla trentina. Lui li conosce di vista, ci ha parlato qualche volta. Le uniche volte in cui è venuto (due volte in tutto) è rimasto silenzioso accanto a me, poi dopo qualche birra ha cominciato a sciogliersi ma per il resto del tempo è rimasto su una sedia (ricordo ancora il film horror di Halloween al quale mia madre lo costrinse a partecipare) a smessaggiare con la tipa del momento in evidente imbarazzo, sia mio che suo. Ha i suoi amici e la sua vita. Le abbiamo detto più e più volte che non è il caso di partecipare ad eventi simili insieme, per l’evidente differenza di età e di compagnie. L’ultima volta lui le ha risposto in malo modo che non ha piacere di venire con me e preferisce (giustamente) stare con i suoi amici o a casa se non ha voglia di uscire o gli altri fanno troppo tardi per gli orari di casa nostra. Io, che sono più soft, le ho spiegato il perché non sia il caso di eventi mondani condivisi ma ogni tanto ritorna alla carica. E al nostro rifiuto lei risponde: “Ma gli altri se li portano dietro i loro fratelli” “Anche S. (S. è il mio ragazzo) se lo porta sempre dietro il sù fratello” e io avoglia a dire che “Ma gli altri – tra cui S. e suo fratello – hanno due o tre anni di differenza ed hanno le stesse compagnie”.

Oggi, quando mi ha apostrofato con la consueta richiesta che mi aspettavo di sentire (sono single for one night stasera, quindi la probabilità che me la dicesse era del 99%) le ho risposto “Ma meglio” dato che mi sono stufata di dire per la millesima volta il perché ed il per come io non giudichi appropriato portarmi il fratellino dietro. E come lui non voglia stare dietro alla sorellona, del resto. Lei ha risposto con il solito verso da nontidiconullamastaisbagliando/mistaideludendo/datenonmeloaspettavominimamente che odio ammetterlo ma fa sempre un certo effetto anche ora alla veneranda età di 25 anni e 3/4, che si è fatto sentire maggiormente perché unito al senso di colpa di aver ripudiato così apertamente il sangue di mio sangue. La sensazione sgradevole continua ogni volta che ci penso ma sinceramente so in cuor mio di aver fatto bene a dire no.

Perché devo sentirmi in imbarazzo e quindi far pesare a mio fratello questo mio disagio? Perché lui deve sentirsi fuori posto gironzolando senza un motivo e smessaggiando con la tipa di turno? Perché io devo fare la figura di quella che se non ha qualcuno accanto non esce di casa? Perché non posso sentirmi libera di fare/dire quello che mi pare perché so che lì c’è mio fratello che sente e vede e per quanto io mi sforzi di ignorarla la cosa influenza le mie azioni? Perché devo sentirmi in obbligo di cercarlo sempre tra la “folla” senza poter rilassarmi con i miei amici o scambiare con loro quattro chiacchiere in santa pace per vedere se si annoia? Perché devo parlare con lui (chiaro escamotage deprimente per entrambi) tentando di non farlo sentire un pesce fuor d’acqua dato che con gli altri parliamo di università/master/lavorochenonc’è/stage etc etc? Perché lui non può sentirsi libero di dire/fare quello che vuole così come farebbe con i suoi amici chiacchierando di motori/macchine/moto/lavorettoestivo etc etc?

E sopratutto, perché mia madre non capisce tutto questo e ci assilla ogni volta con queste richieste assurde? E’ come se io andassi ad una grigliata di 17enni. Mi dite con chi cazzo e di che cazzo parlerei?

P.S. E non ho detto la cosa più importante che mi è successa in questi giorni, ma mi premeva maggiormente parlare di questo ora, data la mia crescente irritazione per la sgradevole sensazione di sembrare la sorella cattiva che non vuole bene al fratello quando invece siamo molto uniti e andiamo d’accordo. Più o meno. Quasi sempre via. E’ pur sempre un fratello adolescente del resto.

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In questi giorni mi sento in vena, così ho scritto alcuni post che io definisco poetici ma che magari agli occhi di molti (anzi di tutti) possono risultare presuntuosi con questo nome. Ad ogni modo alcuni li pubblico qui, fedele alla mia decisione di non preoccuparmi troppo di quello che scrivo perché in fondo il mio è solo un blog e non devo certo partecipare ad un concorso letterario. 🙂

E’ uno strano inizio d’estate questo.

Mi verrebbe da dire che è una strana estate ma questo non equivarrebbe al vero, dato che è appena cominciata. Non ci sono più note ripetitive nell’aria, tutto è sempre ammantato da uno strano silenzio, rotto solo dai rumori del mondo esterno. Persino la mia voce mi sembra poco familiare e passo gran parte del tempo muta, a studiare e a leggere. Ho poca concentrazione e forse troppa: i fili dei miei pensieri si annodano insieme al mio mal di testa portandomi lontano.

Un profumo conosciuto entra dalla mia finestra, il sugo di nonna, nel quale intingevo sempre il pane soffiandoci prima di morderlo, per farlo raffreddare un poco. Ricordo come goloso si tuffava nella pentola ricolma del saporito bottino, di come ci affondava e, inzuppato, saliva alle mie labbra impazienti. Chissà chi lo sta preparando. Mi manca quel sugo, non ne ho mai mangiato altro di simile da quando è andata via. Aveva un colore che non ho mai visto in nessun altro, era rosso intenso, con dei riflessi dorati. Vellutato.

Come era lei.