Rimembranza

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Nel primo giorno d’estate, tanto diverso da quello dell’anno scorso, sono in quello che un tempo definivo “il tempio dell’anima”. Sorridendo a questa ridondante definizione mi guardo intorno. Tutto è cambiato eppure è tutto uguale.

Gli alberi, come vecchi amici, curvano i loro rami verso di me, come se mi dicessero: “Bentornata!”. Sono cresciuti. Le querce sembrano salici. Ora sono in grado di descrivere ombre più ampie e di disegnare arabeschi più complicati.Il sole si insinua tra le sue figlie sopra di me e ricama orditi e trame di pizzo sulle mie gambe bianche di luna. Le curiose formiche dispettose mi fanno il solletico mentre pigri gatti dagli occhi di topazio passeggiano elegantemente per le vie del corso. Quanto ho amato questo luogo, e quanto lo amo ancora. Come ho fatto a dimenticarmene?

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