Bamboccioni in provetta.

Oggi mentre mi recavo “a lavoro” (uno dei miei lavoretti da studente, come li chiamo io) riflettevo sul sistema università. Sono sempre stata del parere che l’università italiana abbia molti deficit e che andrebbe rivista in molti punti, come tutto il sistema dell’istruzione del resto, ma oggi ho raggiunto un livello di antipatia contro questa povera istituzione che non avevo mai raggiunto prima.

Oggi infatti ho pensato all’università come un parcheggio per ragazzi. Ho pensato che negli anni immediatamente precedenti a questi, dove la maturità contava ancora qualcosa e permetteva di fare molte cose, non c’erano tutti questi “bamboccioni” che ci sono oggi. E’ vero che i tempi erano diversi e che l’economia andava meglio ma riflettendoci bene ho concluso che quelli che sono “bamboccioni” oggi appartengono alla generazione in cui l’università ha acquisito importanza nell’immaginario collettivo come il passepartout per lavori migliori e più retribuiti. Come fosse una sorta di raccoglitore in cui inserire i giovani e “fermarli” fino ad una certa età, altrimenti non mi spiego il perché non adottare misure più agevoli come in altri paesi d’Europa e adagiarsi nella mentalità antica e retrograda tutta italiana dei 33/35 esami a corso tutta teoria e niente pratica dove se non sai le virgole ti bocciano. Ci si lamenta tanto dei fuori corso e della media degli studenti italiani ma se tutto ciò facesse comodo? E’ universalmente accettato che un ragazzo di 20 anni che frequenta l’università deve pensare a seguire corsi e a dare esami, non a cercare lavoro e a rendersi indipendente, salvo i rari casi nei quali è costretto a farlo.

Insomma, oggi ho visto l’università in un altro modo: come un complotto, una stalla nella quale sistemare i ragazzi perché paghino allo Stato le tasse e allo stesso tempo restino a casa dei genitori che li mantengano, dove vengono attuate delle impostazioni dall’alto perché passino un tot. di studenti all’anno e non altri e dove in linea di massima un ragazzo deve rimanere fino ai 30 anni circa.

Ovviamente non è solo colpa dell’istituzione, anche lo studente deve fare la sua parte, ma non posso fare a meno di chiedermi ogni volta perché le università private diano a disposizione dei loro iscritti molti più appelli di quanti non ne abbia io che frequento un’università pubblica e di come i loro esami siano quasi tutti scritti al contrario dei miei che sono tutti orali (parlo di Giurisprudenza). In questo modo non sono loro privilegiati e con più possibilità di finire prima di me?

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16 thoughts on “Bamboccioni in provetta.

  1. Spero di diventare una bambocciona. Già lo sono , spero di non perseverare per questa strada. Nonostante in molti vorrebbero che andassi all’università di Palermo o anche Agrigento ( “così stai a casa e la mamma ti cucina e ti stira e lava” dicono i vari parenti ) sono abbastanza sicura che quando sarà io andrò a Roma o a Torino, proprio per cavarmela da sola, almeno provarci. Certo, la bustarella del “papi” mi arriverà spesso, però proverò anche a cercare un lavoro e farmi la mia vita. Quante rosee aspettative ! Spero di mantenerle. Vale, ti autorizzo a spararmi se mai diventassi una bambocciona universitaria !

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    1. Tutto giusto se non che i bamboccioni sono quelli che raggiunta l’età matura vivono ancora a casa dei genitori invece che rendersi liberi ed indipendenti e non gli studenti universitari. E che spesso e volentieri i bamboccioni sono tali non per colpa loro ma per colpa di un governo e di un’Italia che non dà loro le possibilità per emergere e per andare a vivere per loro conto, più università che sembrano frenarli invece che appoggiarli. Sapessi quanto vorrei andare a vivere da sola io, solo che con le ripetizioni di latino e gli altri lavoretti da studente che faccio la veggo parecchio buia pagarmi l’affitto più le altre spese annesse e connesse… anche se non mi lamento, almeno le mie spesine le copro. 😛

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      1. Insomma, per dirla alla mia maniera, è facile fare i froci col culo degli altri.
        Se vai a vivere fuori ma tanto l’affitto ecc te li paga paparino, non sei tanto diverso da chi sta a casa (perché magari non ha papà coi soldoni). Senza infamia e senza lode, s’intende.

        Secondo me i bamboccioni sono quelli tipo la Ferragni, ok l’ho detto, che sono iscritte alla Bocconi da secoli e non danno un esame perché passano la giornata a fare shopping e farsi scattare fotografie patetiche per pubblicarle online. A quelli bisognerebbe sparare a vista! Non a chi perde degli anni dietro a degli esami improbabili ed inutili (lavorando, nel frattempo).

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        1. Ecco, ora che l’hai messa in ballo, voglio fare una domanda e disperderla nell’etere, anche se in fondo non me ne frega nulla, lo faccio per dire. L’ultima risposta della Ferragni alla fatidica domanda: “A quando la laurea” è “Marzo 2012”. Le mancheranno 6-7 esami più la tesi più la burocrazia imperante e a quanto traspare dalle sue ultime pubblicazioni non ha intenzione di dare gli esami a settembre.

          Ergo: come fa a dare 6-7 esami più preparare la tesi più farcela entro i tempi imposti dalla burocrazia entro marzo, me lo dici? Ora, assumendo che alla Bocconi hanno pure gli esami a novembre e che magari sono scritti (quindi per me perché me più facili) è umanamente impossibile darne 7 in 4 mesi, perché gli ultimi esami di giurisprudenza sono mazzate da 18 crediti quindi da più di mille pagine (almeno a casa mia). E se anche ce la facesse perché genio non credo che ce la farebbe ugualmente a preparare nel contempo la tesi di laurea. Quindi per continuare il discorso di cui sopra a me viene spontaneo pensare che le università private permettono di laurearsi molto più in fretta e molto più tranquillamente delle pubbliche che continuano ad adottare il metodo palla al piede per frenare gli studenti, a questo punto apposta, perché fa comodo farlo. Non credo siano una massa di sadisti. Oppure che lei si compri gli esami o che si compri la tesi di laurea o spari stronzate o che altro, perché altrimenti io non riesco a concepire come sia possibile una cosa del genere, cazzo sette esami di giurisprudenza in 4 mesi più tesi è da patto col diavolo.

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          1. Anche in belle arti lo sarebbe, figurati. Lasciamo perdere il discorso va…

            E poi siamo sempre lì, c’è università e università (non è solo un discorso nord/sud, ma tu lo sai benissimo come funziona, no?)… anche quello conta.

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  2. Purtroppo, la mia università si sta impegnando al massimo per farci andare fuori corso e pagare il quadruplo delle tasse dovute – fanno sparire almeno un appello a sessione (e un’intera sessione di recupero) ogni volta che vengono pubblicate le nuove date.

    Il parallelo privata/pubblico lo faccio di continuo, visto che il mio corso di laurea, in Campania, c’è solo alla mia università, o al Suor Orsola, che è privato. Io ho scelto la mia per non riempire i miei genitori di tasse che io non sarei stata in grado di pagare da sola, ed ora mi sono resa conto che là avremmo speso di meno, perché mi sarei laureata in tempo, e senza star dietro a tutte le idee *simpatiche* che a Salerno fioccano ogni giorno.

    È brutto, hai ragione, ci si sente presi per i fondelli.

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    1. Sì, molto presi per i fondelli, anche perché il metodo per migliorare le cose c’è ma non viene applicato per una serie di variabili (differenza povero/ricco che funziona sempre, tasse allo Stato che vengono pagate a oltranza dagli studenti fuori corso, affitti, libri che ogni anno devono essere comprati anche se differiscono solo per il colore della copertina da quelli precedenti etc etc)… ci si sente intrappolati, chiusi in gabbia senza poter uscire perché se rinunci e molli poi hai su di te il peso del fallimento e del senso di colpa per non esserti laureato e dato una delusione ai tuoi genitori e se invece vai avanti hai la consapevolezza che devi fare la fatica di Sisifo. Hai ragione guarda, magari se potessi tornare indietro prenderei anche io una bella scuola privata. Tanto sono sicura che alla fine dei conti i miei avrebbero pagato più o meno la stessa cifra e io a quest’ora sarei già laureata. Senza stare qui a fare assurdi conti per poterlo fare rimanendo in corso sul filo del rasoio. Ad ogni modo ormai siamo qui, l’unica cosa da fare è cercare di finire in fretta… poi si vedrà. Ma almeno questo capitolo l’avremo chiuso.

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  3. Hai assolutamente ragione, senza contare il fatto che chi si laurea e ha merito, alla fine non ha uno straccio di lavoro…perchè in Italia gira ancora tutto sulle raccomandazioni. Giusto per fare un esempio, il mio curriculum di studi prevede 40 esami in tre anni, pochissimi si laureano in tempo e pur di fare in fretta si accettano tutti i voti; alla specialistica fortunatamente sono 13 esami ma in parte identici a quella della triennale, con evidente spreco di soldi e tempo. Alla fine il sistema ci insegna solo ad imparare le famose pappardelle delle scuole elementari, pratica lavorativa non ce n’è e ci si ritrova nel mondo del lavoro senza sapere assolutamente niente di concreto e di utile…perdona lo sfogo ma è quello che penso sull’università e sulle modalità esame. Stiamo andando proprio male…

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    1. E’ vero, è quel che penso anche io… e per continuare il discorso sulla triennale, se tu pensi che da quando ho cominciato l’università hanno cambiato corsi di laurea tre volte a Giurisprudenza (prima il 3 + 2, poi la magistrale e ora un imprecisato corso di cui non conosco il nome perché non me ne sono assolutamente interessata) già questo ti fa capire quanto ci acchiappino e hanno le idee chiare quelli che stanno al governo. Shame on them proprio.

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  4. Ri-sfondi una porta aperta. Difatti io a questo “fermo” gli sto dando un clamoroso calcio nel culo, tra corsi qualificanti ( vedi quello finito a giugno=un diploma in più, e fra 3 o 6 mesi, dipende dal tirocinio, voglio prendere il PET e prima frequentare un corso alla British school), e lavori magari poco retribuiti, ma da c.v. 10 e lode.

    Dobbiamo difenderci da questo momento no universitario, e reagire…

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  5. la penso esttamente come te. Soprattutto per giurisprudenza è assurdo che ci costringano a studiare quei manuali, perchè non servono a nulla. Gli unci esami utili sono le procedure, per il resto quando entri nel mondo del lavoro è come se quei 5 anni non fossero valsi a nulla! Io metterei il tirocinio durante gli anni di corso e i test all’ingresso…Non l’esame di stato dopo!

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