Mese: settembre 2011

Limbo.

Dunque dunque dunque. Il mio periodo da surfista sulla cresta dell’onda è finito miseramente ieri, quando provando a dare l’ultimo degli esami che mi ero prefissata di fare a settembre ho fissato negli occhi il professore e gli ho detto: “Ritorno a gennaio”. Sì miei affezionatissimi, la vostra ha deciso di interrompere l’esame lasciando così di sasso il professore (mai visto e conosciuto) che quando poi l’ho reincontrato alla trattoria dove il mio relatore aveva portato a pranzo me e un mio amico che prepara la tesi con lui mi ha guardata e mi ha detto: “A lei è andata male, vero?”. Cominciando dal principio, sono andata a kamikaze. Dopo due esami molto grossi e impegnativi dati nei primi 15 giorni di settembre avevo solamente 10 giorni per preparare questo più il mio compleanno di mezzo e la festa dell’uva qui al mio paesello (capita raramente che qui ci sia qualcosa). Per cui senza ai nè bai mi ero messa sotto sì ma pensando che mi buttavo, che se andava bene bene e se no pazienza. …

La solita minestra

In cosa consiste la solita minestra? Di solito donne coi pantaloni che rivendicano il loro possesso del mondo e di quello che hanno sotto il cavallo agitando il pugno dalle unghie più o meno lunghe e più o meno laccate minacciando di dar fuoco alle cucine, simbolo del maschio pigro e panzone nonché padrone e della società gretta e antimatriarcale che le vorrebbe relegate ai fornelli vita natural durante. Sebbene io mi ritenga una donna moderna (cit), dai pantaloni e dalle convinzioni ferme e decise sul fatto che la società sia – ahimé- assai maschilista, odio questa solita minestra. La libertà che noi donne tanto rivendichiamo è fatta anche di fornelli, di gonne e di collane con le perle. Per me non c’è niente di male nel fatto che una donna scelga di rimanere tutta la vita in casa, a prendersi cura della propria famiglia, non c’è niente di male nel fatto che si preoccupi della propria linea, non c’è niente di male nel fatto che adori stare dietro i fornelli. Purché, attenzione, lo voglia lei. …

Chiamatemi anti-Rebecca.

Credo di avere un problema, e dato che il vecchio adagio suggerisce: “Ammettere di avere un problema è il primo passo per risolverlo” proverò non solo ad ammetterlo ma anche a scriverlo, hai visto mai fosse più efficace. Dunque, si diceva, io ho un problema. Sono shophaolica al contrario. Nel senso che mi piace comprare vestiti e scarpe, fosse per me mi rifarei completamente il guardaroba dato che ho indumenti vecchi di dieci anni (ancora in ottime condizioni per cui sfruttabilissimi dato che ne tengo massima cura) e che ogni volta che cambia stagione mi prende il “metto sempre gli stessi vestiti ogni anno, mai vestiti nuovi”, solo che quando mi ritrovo in un negozio e trovo qualcosa che mi piace non ho mai la forza di volontà di comprarlo. Mi sembra di sprecare soldi, mi sembra di comprare cose di cui non ho bisogno e quindi ho paura di ritrovarmi senza denaro perché ho le mani bucate. Facciamo un esempio pratico. Il sei settembre, dopo aver dato Procedura Penale, mi sono diretta verso la …