Essere me, Fashion, not victim, Figlie di Eva, Zingarate
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Tra gonne rosse e vento gelido

Ieri sono stata ad un matrimonio, un matrimonio di cui conosco appena gli sposi. Il mio infatti è stato un invito di riflesso, dato che il vero coinvolto era S. Seppur con qualche momento di nervosismo mi sono divertita un sacco nel vedere tante piccole cose che mi facevano sembrare la scena tutta un film di Verdone:

  • I due si sono sposati in comune, che era transennato causa lavori (immagino che poesia devono essere le foto con i nastri bianchi e rossi dietro).
  • La sposa aveva un vestito rosso brillante da far invidia ad un pomodoro.
  • Il pranzo di nozze era in un agriturismo, per arrivarci ovviamente ci sono stradine sterrate e assai polverose che hanno fatto rimpiangere i sette euro di lavaggio macchina della mattina a molti uomini (tra cui la dolce metà della sottoscritta) e hanno fatto imprecare il Cielo a molti altri che rimanevano impantanati sulla salitina e non riuscivano ad avere la meglio sul breccino impolverando anche gli ospiti oltre che le macchine.
  • Io mi ero tanto preoccupata della mia mise, rinunciando al mio comodo paio di stivali per le decolleté tacco 10 quando molti degli ospiti avevano messo tranquillamente i loro vestiti da tutti i giorni: jeans e maglioni, leggins e scarpette da ginnastica, magliette e kefieh.
  • Quando siamo arrivati nella sala del ricevimento non c’erano abbastanza posti per permettere a tutti di sedersi, così abbiamo dovuto aspettare in piedi che portassero altri tavoli ed altre panche per poterci accomodare.
  • Il ricevimento era a buffet: ti alzavi, prendevi le portate e ritornavi a posto. Inutile dire che la stanza era troppo piccola, a maggior ragione delle persone in eccesso che sono apparse misteriosamente, così oltre al solito muro umano guarnito di gomitate e litigi per potersi accaparrare l’ultima frittatina o l’ultima fetta di prosciutto c’era anche il rischio di morire per anossia. Inutile dire che S. ha pensato per me, essendomi superiore in stazza e pazienza.
  • Ho sorriso quando ho visto che le posate erano di plastica, i tovaglioli erano di carta e la birra era della Coop.
  • Dato il poco spazio ho ricevuto mille botte sulla schiena mentre mangiavo.
  • Ho invidiato da morire i cinquanta bambini invitati al ricevimento: potevano dormire, spingere, travolgere, giocare e pestare quanto più gli aggradava senza per questo essere mandati a quel paese.
  • L’unica volta che mi sono arrischiata a combattere per un po’ di cibo è stato al momento delle torte: tre torte nuziali di cui una alla Nutella e nocciole, una al cioccolato e amarene, l’altra millefoglie e zucchero a velo. La tipa che tagliava (ovviamente c’era una sola tipa che tagliava una sola torta) lo faceva in un modo così lento e così attento che le varie gomitate che ricevevo mi facevano venir voglia di prenderle la paletta e dirle: “Ho mangiato su una tovaglia di carta cercando di tagliare il maiale arrosto che per di più era freddo con un coltello di plastica che non tagliava. Non mi sembra il caso di fare movimenti da Grand Hotel”. In più la fetta che mi ha elargito misurava in larghezza circa due centimetri per cui la stizza è stata doppia e ho amato ancora di più S. per avermi procurato il cibo durante tutto il ricevimento: credo che o avrei commesso un omicidio o avrei praticato il digiuno se avessi dovuto fare tutto da sola.

Ho guardato ogni momento con occhi avidi e attenti il gorillaio (citazione del Ciccio) che mi circondava. Dalla tipa quadrata che avevamo davanti, con le palpebre bordate di blu elettrico e la bocca a papero incorniciata dalla matita per le labbra viola ibernazione sbavata per ogni dove, alle mosche che si posavano sui bicchieri da cocktail. E ovviamente, non potevo dimenticare Elton John con uno splendido pantalone viola impreziosito da macchie bianche e le scarpe da ginnastica “Patagonia” che ha spiato G. mentre giocava a strip poker sul telefono. Ripensandoci ancora oggi mi scappa da ridere pensando a quanta viva umanità ho visto ieri, a quanta semplice, genuina, schietta realtà mi è passata sotto gli occhi (e nel palato). Una meraviglia, lo dico senza ironia, davvero. 😀

…Comunque io e S. abbiamo saggiamente deciso che quando toccherà a noi metteremo le posate d’acciaio e la tovaglia di stoffa. E gli ospiti avranno il loro posto già assegnato. E il Ciccio sarà vestito decentemente, non impolverato e sporco come ieri pomeriggio.

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13 Comments

  1. Hannah says

    Tra gonne rosse e vento gelido Hi sweetie, I have just discovered your blog! This is such a interesting blog! And i’m very enjoy read your post<3 Have a nice day!

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  2. Per quanto apprezzi le cose “alla buona” devo dire che pure io al mio non farò il buffet, ma solo e soltanto perché la gente arriva affamata (è capace a non mangiare per i 10 giorni precedenti per scroccare meglio) e si ingozza a spese mie 😀
    Meglio un pranzo soft e tanta musica, ed i soldi solo per il viaggio *.*

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    • Valentina says

      Ah quello è certo. 😀

      Però dico io, un matrimonio costa tanto e sono d’accordo, lo capisco, ma se invece che organizzare un buffet che poi non è un buffet per 150 persone avessero fatto o un pranzo per bene o un buffet vero e proprio per gli amici più stretti sarebbe venuto meglio e avrebbero speso gli stessi soldi… la gente critica sempre, in ogni occasione, ma questa volta il vespaio che si è sollevato dopo questa cerimonia ha avuto un fondo di verità. Solo per le botte che ho preso sul groppone avrei ucciso qualcuno. :bunny:

      Poi va beh, io li ringrazio un casino perché mi sono divertita un mondo ad osservare il tutto, specie Elthon John con le scarpe “Patagonia”, l’ho eletto subito come mio personaggio preferito. Specie quando spiava G. che giocava a strip poker sul telefono. 😀

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  3. ahahaah in effetti descritto così sembrata tutto molto trash 😀

    io devo dire che ho sempre apprezzato i ricevimenti “alla buona”, ed anche per me immagino una cosa molto soft… anche se forse così è un po’ troppo 😉

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