Il mondo fuori dal letto è cattivo.
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Senza parole.

Domani ci saranno i funerali di Marco Simoncelli. 

Io conosco poco Marco Simoncelli, l'avevo incontrato quest'estate al mare, lo stesso giorno in cui venni assalita da mille moscini inviperiti. Nel giornale comprato da S. c'era Sport Week e non avendo di meglio da leggere mi misi a sfogliarlo. Tra tutti gli articoli mi colpì il suo: quella testa riccioluta, quel servizio fotografico in cui era angelo e diavolo, quell'aria (e parole) strafottenti. E mi fu subito simpatico. Così, a pelle. 

Di Marco Simoncelli non ho più sentito parlare fino a domenica mattina. Ero al centro commerciale insieme a mia madre e mio fratello, che doveva comprarsi un paio di scarpe per l'inverno, ed io e lei eravamo sedute al bar a prendere un caffè mentre lui era al bancone a chiedere una pizzetta. Vedo che ascolta attentamente un tizio in piedi accanto a lui che parla col barista,vedo che torna al tavolino e ci annuncia la notizia. 

E mi dispiace. A me dispiace, anche se non ero una sua fan, anche se ne ho sentito parlare due volte in vita mia, anche se. Non posso dispiacermi? Mi fanno rabbia quelle persone che, in questi giorni, criticano le altre persone come me che si dispiacciono, che sentenziano dando precise istruzioni su cosa e su chi provare dispiacere, che dall'alto della loro cattedra spiegano il modo in cui doverlo fare e su quali social network doverlo condividere. E mi fanno rabbia quelle persone che giudicano questi sentimenti ipocriti perché noi gente comune ci dispiacciamo per uno sportivo famoso e non per i terremotati della Turchia o per gli alluvionati di Aulla o per altre cose "più importanti".

Ecco, a me queste persone fanno rabbia. Allo stesso modo degli sciacalli che importunano i genitori e le persone amate del Sic, che gli chiedono come stanno, cosa vorrebbero dirgli. Perché per me queste persone sono identiche a loro, degli sciacalli, che invece che seminare buonismo e pietà precipitandosi sul morto ancora caldo seminano arroganza e stupidità volendo sembrare superiori e insensibili di fronte alla morte di un ragazzo di 24 anni. Che se la sia cercata o che avesse dovuto metterlo in conto, a me non interessa. E' pur sempre morto un ragazzo di 24 anni.

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3 Comments

  1. Hannah says

    Il mondo fuori dal letto è cattivo. Essendo un’amante della lettura non posso non apprezzare quanto hai fatto per la tua biblioteca. Brava! xoxo

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  2. Cavolo, non fosse per la prima parte del post (io ho saputo la notizia dai miei genitori, a tavola…), hai descritto alla perfezione quello che provo: dispiacere infinito per un ragazzo che conoscevo a malapena tramite la tv, rabbia profonda verso chi vuole insegnarci le regole delle emozioni, schifo assoluto (e pena, anche) per i 'giornalettisti' da "cosa ricorderà per sempre di suo figlio?".
    Wow.
     

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