Pregiudizi?

Standard

I'm smartE’ da tanto che voglio scrivere di questa cosa ma me n’è sempre mancata l’occasione, il tempo o più semplicemente, il ricordarmene. Probabilmente questo post sarà impopolare per alcuni, ma sinceramente leggo spesso questa affermazione ed ogni volta mi viene da dire la mia, pertanto lo farò qui adesso.

Il casus belli in questione viene suggerito da Mariastella Gelmini. La Gelmini si è laureata fuori corso (e se non mi sbaglio, con 99/110) e  viene spesso additata per questa sua “colpa” come se una cosa del genere escludesse automaticamente il fatto di essere un buon ministro.

Ora, sinceramente, io non sono d’accordo. Il fatto che lei si sia laureata fuori corso e con un punteggio non altissimo non le precludeva di essere una buona ministra (cosa che invece non lo è stata) e non pregiudica quindi in generale la bontà o meno dello svolgimento di un lavoro affidato. Certo, uno laureato in corso e con 110 e lode sicuramente sarebbe stato più meritevole (in teoria) ma chi ci dice che anche lui non avrebbe fatto una figura barbina come lei? Anche Einstain andava male a scuola e  dopo che Hegel discusse la tesi e si fu laureato i professori previdero che non era portato per la filosofia e che non avrebbe mai esercitato la professione da grande. Alcuni degli uomini più influenti, ricchi, capaci e intelligenti di questo pianeta non si sono laureati, o perché non hanno cominciato o perché hanno lasciato l’università arrivati ad un certo punto del loro percorso. Il fatto di non riuscire a scuola non preclude una vita di successi o è necessariamente indice di inettitudine nel proprio lavoro. Il fatto che Mariastella Gelmini abbia fallito come ministro non è imputabile alla sua carriera universitaria ma al suo grado di responsabilità e al suo senso del dovere.

E così come lei, tutti quelli che sono in politica ed hanno fallito. Berlusconi si è laureato con la lode, eppure non mi sembra che sia stato responsabile, attento, capace e in grado di portare il Paese fuori dalla crisi.

Splinder se ne va.

Standard

Mmm.Che Splinder chiuda lo abbiamo già letto, riletto, straletto.

Mi ero detta di non scrivere nulla a proposito dell’evento perché finirei per ripetere quanto già detto da altri, e cioè che mi dispiace perché è lì dove ho creato il mio primo blog, è lì dove ho conosciuto amici che continuo a seguire tuttora, è lì che ho imparato i piaceri e i dispiaceri di bloggare. Ad un certo punto della mia carriera blogghesca ero fuggita da Splinder perché non mi piacevano parte degli utenti che lo frequentavano, nella fattispecie persone che facevano delle vere e proprie spam inviando messaggi privati con l’invito ad entrare nei loro blog per adulti, che mi chiedevano di fare un test sulle mie abitudini sessuali, che mi inviavano messaggi poco cavallereschi che non lasciavano dubbi sulle loro intenzioni. Un po’ come tutti quelli che sono stati iscritti a Splinder insomma. Così sono passata ad Iobloggo, anche per le sue funzionalità migliori. Adesso che Splinder chiude tutti coloro che hanno un blog del quale gli importi qualcosa stanno traslocando su altre piattaforme, tra cui una delle più gettonate è proprio Iobloggo.

E la differenza da prima e dopo la migrazione si nota, già nei primi giorni. Almeno per me.

Non voglio raccontare tutta la vicenda, sarebbe inutile, infantile e sembrerebbe una ripicca cretina, di una che “va a piangere da mammà”, fatto sta che da quando c’è stata questa migrazione di massa mi è stato detto tramite messaggio privato che sono una “gran maleducata”, un’arrogante, una che se la tira, che mi si augura che la vita mi insegni un po’ di umiltà, che non tutti quelli che mi si avvicinano ci provano, che ho ricevuto un approccio solo in virtù dei miei interessi (millantati per altro, dato che probabilmente per “poesia” non intendo “poesia”) e altre simpatiche cosine che sinceramente ora non ricordo. E per quanto io abbia deciso di ignorare tutto questo e il tutto mi abbia solo strappato un sorriso amaro devo ammettere a malincuore che ci sono rimasta male.

La conclusione? Mi è passata qualsiasi voglia di ritornare su Iobloggo. Se prima ogni tanto avevo nostalgia della piattaforma (specialmente per la maggiore facilità di seguire i miei blog preferiti e fare amicizia con blogger nuovi), passando addirittura sopra l’orribile bannerone pubblicitario che penzolava e penzola tuttora sulle teste degli utenti, adesso è sicuro che non ne ho assolutamente più. Pensavo addirittura di riunire il blog, importando la sua prima parte che è rimasta intrappolata lì, ma non riesco a farlo dato che non esiste modo funzionante di importare un file formato CSV qui in WP. A conti fatti in fondo devo solo ringraziare questa situazione: quanto meno ora sono completamente soddisfatta di avere una piattaforma diversa e uno spazio mio, anche se conscia del fatto che scrivere su internet comporti il rischio di essere insultata e criticata nei più svariati modi possibili.

Per cui grazie migrazione. Grazie di cuore.

Ei fu.

Standard

Dramatic LookDa ieri la Toscana è passata al digitale terrestre. Noi, da bravi pampini, ci siamo premuniti già da un pezzetto, comprandoci il codèc come dice mamma per la tv di sala e preoccupandoci di procurare gli altri due per la tv di camera mia e di cucina. Ho tentato di preparare i miei da un po’ per l’avvento del digitale e devo dire che hanno assorbito bene la cosa. Le comiche si sono presentate (come prevedevo) quando dopo cena mamma, come tutte le sere, si fa portare la televisione di cucina in camera da letto, per potersela guardare in pace sotto le coperte. Dopo circa dieci minuti di smontaggio/recupero fili/montaggio in camera la situazione è precipitata quando l’antenna portatile non voleva collaborare col codèc.

“E quel filo?”

“Non centra niente, quel filo è quello che andava collegato alla tv e che ora va collegato al decoder”.

“Ah.”

“Non è colpa sua se non va. E’ l’antenna che qui prende male si vede”.

“Ma il filo…”

“…non centra niente”.

“Quindi?”

“Nulla, si prova un po’ qua un po’ la a vedere se si trova una posizione che gli vada a genio”.

L’antenna quindi è stata posizionata nei luoghi più impensabili del comò: sopra i panni asciutti da stirare, dietro la televisione, sulla televisione, per terra. Niente. La tensione era palpabile.

“Ma il filo…”

“Aritonfa…”

Ad ogni modo, come con l’antico vaso, ce l’ho fatta. La cosa è stata da scenetta comica considerando anche l’intervento di un personaggio secondario (mio fratello) che si è messo a battibeccare con mia madre e ad impicciarsi criticando quello che facevo io e l’intervento di un terzo personaggio, il filo del decoder, decisamente ridicolo: sì e no 20 cm di lunghezza, che ha costretto me e mio fratello ad improvvisarci giocolieri oltre che antennisti. A tutto ciò si aggiunge il fatto che, avendo tre televisioni e solo due decoder (il terzo arriverà stasera), quello della cucina era stato impunemente sottratto alla sala e a mio padre, che dopo pranzo è solito farsi una pennichella di mezzora sul divano con la tv che blatera di sottofondo e senza la quale, ovviamente, non riesce proprio ad addormentarsi. Ieri sera ha salvato la situazione decidendo di guardarsi la partita dell’Inter al pc.

Per concludere il digitale terrestre, oltre ai dugento canali, ci ha portato sonni sottratti a Morfeo, occhiali sottratti a mio padre per cambiare canale, relazioni tra antenne e decoder da consolidare, abilità di equilibrio e logica da antennista aumentate. Spero in stasera.