Distrazioni più o meno mondane, Essere me, Libri, Paturnie
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La carriola

A volte mi fermo a riflettere su quanto io sia sciocca. Sul perché io debba costringermi a non fare, a non leggere, a non scrivere e, in generale, a non fare quello che a me piace perché presa da inutili preoccupazioni che, viste dal di fuori, sono assai ridicole.

Un esempio classico è il momento serale in cui io vado a letto. Ecco, fino a poco tempo fa io amavo leggere a letto. E lo amo ancora. Il problema più grande è che non riesco a fermarmi; continuo a leggere, divoro pagine, arrivo tranquillamente a ingoiare 100 fogli di carta tutti in una volta e spesso l’orologio ha battuto le due di notte mentre io sfogliavo e sognavo. E’ come se i miei occhi fossero attratti in modo indecente dalle righe nere della carta bianca, come se fossero ferro a contatto con una calamita. In quest’ultimo periodo ho deciso di non farlo più, per riuscire ad alzarmi ad un’ora decente la mattina e studiare per bene o scrivere la tesi. La sera dunque di solito io gioco al Nintendo Ds, e più precisamente a Last Window, il continuo di Hotel Dusk, perché mi fa venire sonno e riesco ad addormentarmi ad un’ora decente. Non perché il gioco sia noioso eh, anzi io lo adoro, ma mi capita spessissimo che giocando col Nintendo (Professor Layton, Ace Attorney etc) io riesca ad addormentarmi benissimo mentre invece non riesco a farlo con un libro sotto le coperte a meno che io non mi costringa a chiuderlo e a posarlo sulla mensola che ho sul letto. E anche in quel caso, non crediate che io ronfi beata come una pupa col ciuccio in bocca: prima che riesca a prender sonno come Iddio comanda ce ne vuole. Non so perché i libri mi facciano quest’effetto.

Di solito, abituata in questo modo, non mi rendo conto di proseguire su binari prestabiliti da me stessa e riesco a “non staccare gli occhi dai fogli”. Poi, quando lo faccio, proprio come l’avvocato di Pirandello, mi accorgo di quanto io reciti un ruolo e indossi una maschera, e di come io sprechi molto più tempo in questo modo che non dedicandolo a quelle mie passioni che mi fanno sentire bene, che non rendono la mia giornata noiosa e vuota, uguale a qualsiasi altra. Quante volte mi costringo a non vedere un’opera, uno spettacolo di teatro, un film, un musical solo perché penso “poi non mi rimane il tempo per studiare?” Ma io ho bisogno della mia carriola. Anche perché riflettendoci bene mi rendo conto che, anche addormentandomi alle undici di sera invece che alle tre di notte il risultato non cambia: l’ora in cui mi sveglio la mattina dopo è sempre la solita e i miei doveri quotidiani vengono svolti ugualmente, una giornata è piuttosto lunga in fondo, anche se a me sembra tanto breve ed io, ahimè, spreco del tempo mentre potrei impiegarlo meglio nel leggere e scrivere.

Ogni tanto stacco anche io gli occhi dai fogli. E quello che cattura la mia attenzione e mi consente di farlo sono i piccoli incontri casuali o i piccoli ricordi. Qualche manciata di minuti fa infatti, prima che mi mettessi giù a scrivere questo post, mi è venuta in mente la signora Dalloway leggendo l’ultima lettera che la Woolf scrisse a suo marito prima di uccidersi. Ecco da lì sono passata a Marcel Proust e poi ancora a Italo Svevo, realizzando che il periodo in cui sono vissuti, il modo in cui scrivono, quello che trasmettono e pensano, sono miei, mi rispecchiano, e mi piacerebbe leggere le loro opere, approfondire le loro vite, sapere quello che erano e come la pensavano aldilà dei freddi tomi scolastici dove sono trattati sotto la categoria “Autori del novecento”.

D’altra parte “La coscienza di Zeno” l’ho letta tre volte.

Dovrei distaccarmi dalla mia rigida visuale e avere il mio “momento della carriola” ogni giorno. Sono sicura che, come capita all’avvocato della novella, anche la mia vita mi sembrerebbe meno vuota e piatta.

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9 Comments

  1. Questa è una bellissima dichiarazione d’amore per la lettura.
    Penso che un’oretta al giorno dedicata a quello che amiamo renda più affrontabili le altre 23, che invece dobbiamo trascorrere adempiendo ai nostri doveri, e viceversa che nulla ci faccia godere il momento di piacere come la consapevolezza di aver fatto tutto quello che dovevamo; è un contrappunto indispensabile, perché senza i piaceri saremmo insopportabilmente aridi e senza i doveri degli autentici irresponsabili.
    Per cui goditi la tua ora di lettura, o di musica, o di camminata senza ansie: ti aiutano a lavorare meglio per la tesi e lo studio!
    Senza contare che leggere costantemente migliora il lessico, la sicurezza nell’eloquio, la retorica… e tu non devi forse discutere una tesi tra breve?
    Un abbraccio

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    • Lo spero… incrociamo le dita…! Comunque sì, era proprio una dichiarazione d’amore alla lettura la mia. Sono contenta di aver reso l’idea. Dopo che ho letto un libro mi sento appagata, non so spiegarmi bene ma immagino che tu mi possa comprendere… 🙂

      Un abbraccio!

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  2. Guarda io potrei scriverci una tesi sui momenti della carriola. Tipo che lo so che mio figlio si alza tutte le mattine alle sei e mezza, che devo andare a lavorare e che poi ci sono mille altre cose da fare durante il giorno… ma se un libro mi prende non ci sono cazzi. Vado avanti a oltranza.
    Fossero tutti come te io avrei il futuro ipotecato 🙂

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  3. A post like this is why I keep reading this blog. Solid writing from the heart. Dismiss the could’ve, would’ve, should’ve of life. Do or do not. I’m not much of a reader myself because I get bored easily while reading and what I do like to read inspires me to write. To me, the Amelie picture says it all. Good choice.

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  4. Trovare un giusto equilibrio tra sé stessi e tutto quello che c’è fuori (ivi comprese le aspettative proprie ed altrui, le responsabilità, e quant’altro) non è affatto facile e del resto spesso scendiamo a compromessi. Tuttavia penso sia corretto farlo per alcune cose, ma non per le passioni che ci stringono con tanta intensità l’anima: anche io adoro sopra ogni cosa leggere, e ti capisco quindi alla perfezione.

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