Essere me, Il mondo fuori dal letto è cattivo.
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Per punti

In questo periodo sono stata un po’ fuori dal mondo e dagli schemi, per gli ovvi motivi già ampiamente descritti nelle puntate precedenti, ma nonostante questo non mi esimerò dal dispensare la mia su alcuni fatti di questi ultimi quindici giorni.

Sul naufragio della Concordia, dirò che:

  1. Quel simpatico guascone di Schettino è divenuto il capro espiatorio di turno, il perfetto esempio vivente dei detti napoletani: “Povero a chi cade e chiede aiuto” e “S’a fanno co’ scemo“. Dopo aver creduto di aver sotto i piedi un vespino e indi per cui la facoltà di fare il figo sgommando davanti il Giglio (a proposito, povero il mio Giglio, quante volte sono stata sotto qul faro rosso così tristemente inquadrato in questi giorni) causando per la sua imbecillità morti, collusioni, danni per milioni e un probabile inquinamento di una delle acque più belle al mondo, è stato barbarmente abbandonato al suo destino dalla stessa mano che prima gli dava cibo e responsabilità, dimenticando forse che se un soggetto simile con 20 anni di esperienza, 50 di vita ma 16 di testa era al comando un cincinnino di colpa ce l’ha pure lei.
  2. Schettino è di Napoli ma pure De Falco lo è, non dimentichiamolo.
  3. De Falco non è un eroe. Non capisco perché tutti lo additino con questa qualifica, non voglio togliergli nulla perché anche io lo stimo e la cazziata che ha fatto (probabilmente la più grossa che abbia mai sentito da 20 anni a questa parte) è stata giusta e ben meritata ma ha semplicemente fatto il suo dovere. Se proprio vogliamo chiamare qualcuno eroe dobbiamo chiamarci il Giampietroni, il commissario di bordo che è rimasto intrappolato nella nave per 36 ore prima di essere trovato perché risalito a bordo a cercare altre persone e nel tentativo è scivolato e si è rotto una gamba. Che poi anche questo non mi sembra un atto di eroismo a tutti gli effetti, se proprio vogliamo, visto che rientrava nei suoi compiti.
  4. Le persone che vanno appositamente al Giglio per vedere la nave e farsi le foto ricordo. LE FOTO RICORDO. E’ come farle davanti ad un cadavere secondo me. Della serie che non prendono un treno per andare a  vedere gli Uffizi di Firenze ma lo prendono, traghetto annesso, per andare a vedere la nave affondata.  E se ne vantano anche. Non riesco a capacitarmi, sinceramente. Qualcuno mi spiega la logica?

Passando a fatti più recenti, sul tizio che ha detto che chi si laurea a 28 anni e passa è uno sfigato:

  1. Gli racconterei cosa mi è successo in questi 15 giorni, così vediamo chi è sfigato. Della serie “il culo quadrato dovuto alla sedia e la buona volontà non bastano” anche se non hai 28 anni.
  2. Al signore in questione forse mancano informazioni di base, dato che sembra non sapere che le persone più intelligenti e di successo di questo pianeta la laurea non l’hanno presa e a volte sono pure fuggiti dall’università.
  3. E’ stata una provocazione nel tentativo di emulare il Padoa Schioppa scomparso.
  4. E’ stato un tentativo di pubblicità, dato che di ‘sto tizio non s’era sentito parlare fino a ieri.

Mi sembra basta per ora. Ah sì, c’è un’altra cosa ma è nota solo a me e a quelli che erano nel pullman ieri: mentre tornavo a casa è salito un tedesco, che a quanto pareva conosceva l’autista. Hanno cominciato a parlare e l’autista diceva male dell’Italia santificando la Germania e le sue regole. Diceva che gli italiani sono questo e sono quello e che di qua e che di là mentre i tedeschi rispettano le leggi e se “butti la carta per terra scatta la multa e fanno bene”, che qui siamo menefreghisti del prossimo, che è tutto un magna magna, che la gente cerca di andargli addosso con la macchina per poter chiedere i danni alla compagnia di trasporto etc. Ora, che abbia tutti i torti, questo non posso dirlo. Ma sopra di lui c’è un cartello con su scritto <<Non parlate all’autista>> e lui che aspirava ad un’Italia rispettosa delle regole non doveva dare forse il buon esempio, non sparlando col tedesco e non attaccando bottone con le ragazze sedute davanti a me chiedendo cosa facessero e se avessero la macchina e dicendo che se trovano un rimedio per non mangiarsi le unghie che glielo riferissero, dato che studiano per diventare estetiste?

E’ che al mondo bisogna scegliere: o essere simpatici ma un po’ arraffoni, o essere antipatici ma ligi al dovere.

Gli italiani preferiscono essere simpatici. Fino a quando non rovesciano navi da crocera.

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11 Comments

  1. D’accordissimo sui punti riguardanti la Concordia, invece per niente su ciò che ha detto Martone.
    L’unica cosa che ci vedo di sbagliato è la generalizzazione – ma in tutti i casi è sbagliato generalizzare – e non capisco le persone che si sentono colpite e si risentono: mi sembra ovvio che lui non si riferisse a chi si mantiene agli studi lavorando, a chi incontra dei problemi personali o per esempio a chi si iscrive all’università a 25 anni.
    Uno studente che si iscrive a 18 anni e non fa altro che seguire le lezioni e studiare e a 28 anni non è ancora laureato, secondo me qualche problema ce l’ha. Poi, che fosse una provocazione e un rappresentante del governo non debba parlare in questi termini, e mi riferisco proprio alla parola “sfigati”, è un altro discorso.

    Tutto questo per dire che non so che tipo di problemi tu abbia avuto in questi giorni, ma se la cosa non ti riguarda non dovresti prendertela. Le persone che dovrebbero prendersela sono altre, e il problema è che non lo fanno, anzi, ci scherzano su.

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    • Ah, se è per quello, forse ho dato un’idea sbagliata: io non me la sono affatto presa, sia perché credo come te che non si debba generalizzare e sia perché, anche volendo prendermela, mi manca ancora qualche anno al raggiungimento dei 28 quindi rientrerei nella fascia dei fighi per quanto riguarda quel che dice il Martone.

      Quello che non condivido è il modo in cui questo parla, nel senso, come ti permetti di dare dello sfigato? Ma che ne sai della situazione personale di ognuno? Sicuramente ci sono quelli che si grattano le ginocchia dalla mattina alla sera e prendono l’università come una sorta di parcheggio ma anche a quelli non darei dello sfigato bensì dello svogliato. E poi tanta gente ha mollato l’università perché non aveva più voglia o non si trovava bene etc e poi ha avuto successo nella vita, quindi è proprio il termine sfigato che non è adatto.

      Poi sono del parere che questo non è nelle condizioni di fare paternali a nessuno, sia per posizione pubblica sia per principio, per cui ha fatto proprio un’uscita infelice a prescindere… mi sembra di essere tornata alle elementari dove sulla lavagna si tirava un rigo col gesso e si facevano le distinzioni: a sinistra i buoni e a destra i cattivi…

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      • Se il senso era questo allora sono d’accordo, ho capito male perché hai fatto riferimento alla tua situazione.
        In questi giorni tra i vari social network è pieno di gente che “Vivevo in Burundi facevo la fame e lavoravo per mantenere moglie e figlia e mi sono laureato a 21 anni”.

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  2. E’ vero, che Schettino sia diventato la pignatta di turno: non dimentichiamoci però che non è un adolescente quindicenne ma un uomo adulto e, teoricamente, in grado di governare non solo una nave così grande ma anche e soprattutto il suo equipaggiamento, cosa che non si è rivelata vera. Ora, la Costa ha millemila colpe, tra le quali anche assumere persone con condizioni da schiavitù dell’Antica Roma, e accordi dovuti ai vari inchini; però pure lui si è comportato come avrei fatto io nella stessa situazione, insomma…soltanto che io per mare non sono mai andata 🙂

    Martone credo sia da ignorare: purtroppo l’Italia degli opinionisti a tutto campo, dei talk show su qualsiasi cosa, ha evidentemente lanciato segnali caotici anche alla classe politica e manageriale, che crede di poter puntare il dito su chiunque autoproclamandosi virtuoso di turno. Peccato non sia così, e che lo stesso Martone sia un consumato figlio di papà raccomandanto 😀 e così son buoni tutti.

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  3. Io la penso come Michela.
    E’ innegabile che magari l’argomento poteva essere affrontato in modo diverso, tanto più che siamo il Paese delle strumentalizzazioni.
    Ad ogni modo, io, personalmente, sono un po’ critica anche con gli studenti lavoratori. E’ vero, molti lavorano per mantenersi agli studi perché altrimenti nessuno gliele pagherebbe le tasse universitarie e i libri. E, su loro, nulla quaestio – giusto per rimanere in tema.
    Altri però lavorano solo per pagarsi il cazzeggio. Che, per carità, liberissimi di farlo, però siccome è una scelta, poi che non si vengano a lamentare che rimangono indietro con gli esami e si laureano quando ormai il tempo è passato. Io neanche avevo nessuno che mi pagava gli sfizi e però ho scelto di laurearmi per tempo e, quindi, di divertirmi di meno (purtroppo).

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    • E’ diverso, molti lavorano perché si accorgono che una laurea nella loro materia non serve a nulla, che non ti prepara al lavoro, non ti insegna un tubo. Io diciamo che ho iniziato a lavorare, inizialmente per pagarmi gli sfizi (perché, a te fa schifo poter avere 10-15 euro al mese sul telefonino, giusto per? A me no), perché secondo me dopo i 18 anni chiedere soldi ai genitori è una vergogna. Poi ho continuato per esigenze più importanti, poi per iniziare una carriera con o senza di lei (la laurea) ed ora ho 27 anni, voglio ancora laurearmi, ma almeno ho un c.v. della madonna che il 99% dei miei coetanei tutti libri e paghetta di paparino si scordano.
      Son punti di vista.

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      • Dipende anche dove vuoi andare.
        Probabilmente per fare quello che vuoi fare tu la laurea è un optional, per molte altre professioni la laurea è solo il punto di partenza.
        A me non fanno schifo i soldi, né facevano schifo quando frequentavo l’università. Ho semplicemente fatto un rapido calcolo e ho concluso che sarebbe stato meglio impegnarmi a finire l’università, piuttosto che perdere tempo dietro ai lavoretti, che tanto 10 o 15 euro in più non mi avrebbero risolto nulla. Poi finita l’università, ho fatto un altro rapido calcolo e ho reputato più conveniente studiare altri 2 anni e dare poca importanza all’aspetto pratico.
        Come hai detto tu, sono punti di vista. Sono felice del tuo CV della madonna, io ho un CV che forse qualcuno come te reputerebbe misero, fatto solo di tanto studio e poco lavoro, ma ai tempi, quando era ora di decidere, ho ritenuto che quello fosse il meglio per me.
        Se ho fatto bene o male non lo so. Il rischio c’è sempre, qualunque decisione si prenda.
        E, poi, i conti si fanno alla fine e io ancora non ho finito.

        Sul chiedere i soldi ai genitori dopo i 18 anni concordo con te sul fatto che è una vergogna.
        D’altra parte, ritengo ancora più vergognoso farsi pagare per anni tasse universitarie da fuoricorso, solo perché quando era ora di studiare si è preferito fare entrambe le cose, volendosi sentire indipendenti e non dovere chiedere i soldi ai genitori per uscire a mangiarsi una pizza o per ricaricare il cellulare. Anche perché, secondo me, se si decide di fare una cosa, si fa quella e, possibilmente, si cerca di farla al meglio delle proprie possibilità.

        E per non scatenare inutili e sterili polemiche, preciso che sto parlando in astratto e esponendo solo il mio (magari opinabile) personale pensiero sull’argomento.

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        • Secondo me dipende dalle situazioni, un po’ come il discorso di Martone. Ci sono situazioni in cui la laurea può passare in secondo piano ed è meglio darsi da fare nella pratica, altre in cui la laurea è necessaria per poter avanti. Se Martone voleva riferirsi a quelli che usano l’università come parcheggio allora la sua “cazziata” poteva avere anche un senso ma ha sbagliato tempo e modo: ad una affermazione come la sua è normale che si scatenasse una bufera, e lui lo sapeva, per questo l’ha fatta.

          Anche io ritengo poco furbo rimandare all’infinito la laurea e pesare sui propri genitori con l’illusione di essere indipendenti solo perché si hanno quei 50/100 euro in tasca buoni per pagarsi la pizza il sabato sera (una delle mie più care amiche ha praticamente smesso di studiare perché si è dedicata del tutto al baby sitting e continua ad essere iscritta all’università, regalando soldi allo Stato) ma trovo che se si lavori nell’ambito in cui si studia e ci si metta più del tempo ideale dato dall’università allora non si stia né cazzeggiando né si è sfigati. Idem dicasi per chi ha avuto la fortuna di vincere qualche concorso e quindi la possibilità di un lavoro sicuro, di quelli che ti licenziano solo se proprio rubi o altro. Davanti ad occasioni del genere irripetibili oppure ripetibili solo a distanza di anni, sinceramente m’importerebbe assai di laurearmi in corso oppure no: carpe diem come dicevano gli antichi. Sopratutto in tempi come questi. Ma credo che su quest’ultimo punto siamo tutte d’accordo. 🙂

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        • Mai parlato di farsi pagare le tasse del fuoricorso. Non credo di avere argomentazioni sterili, come non credo che per fare il mio lavoro non serva una laurea. Servirebbe, se solo il ciclo di studi fosse all’altezza, quindi per carità non iniziamo ad insinuare che il mio campo sia pari a scienze delle merendine perché divento cattiva e le sparo tutte.

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  4. Commenterò con un pensiero sulla questione Concordia, visto che sono abbastanza d’accordo su tutto, e non mi sento chiamata in causa da quel figlio di papà di Martone che probabilmente si è potuto godere a pieno gli anni universitari senza dover lavorare, e che sputa merda a casaccio.

    Quello che penso è che Schettino sia il capro espiatorio di tutta l’Italia. Quello su cui tutti puntano il dito, ma che ogni giorno, nel proprio piccolo imitano. Gente che va al lavoro e si gratta le terga perché tanto ha il posto fisso, gente che non si assume MAI la responsabilità di una scelta e delle conseguenze, gente che per essere tanto “simpa” crea solo disagi agli altri. La stessa gente che ha urlato come una portinaia napoletana di metterlo in carcere e buttare via la chiave, mentre la giustizia, nel suo caso (non essendo un serial killer pericoloso per chi gli sta attorno, senza una nave sotto al culo) ha optato per i domiciliari.
    A me ste cose stanno profondamente sui maroni. Ecco.
    Io l’ho vissuta la tensione, in azienda (sai dove lavoro no?), e ti posso assicurare che nella merda vorrebbero tirarci dentro pure l’ultimo dei mozzi, anche se è molto più facile dipingere il ritratto di un cattivo solo, e tutti gli altri via libera. Che vergogna.

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  5. Chissà perché difronte alle ennesime scene della Concordia, ho pensato a te e alla tua vicinanza con il fatto, tristissimo, accaduto. Mi sono chiesta cosa ne pensassi ed ecco qui il post ( che ho letto solo ora, chiedo scusa per la mia poca frequenza, mea culpa!). C’è da dire che la penso come te, in merito alla nave, quasi mi dispiace per il mio conterraneo Schettino, che certo non è un santo, ma neanche può essere additato come il peggiore degli uomini al mondo. Io dico che vista la situazione attuale, va bene parlare della nave ecc, ma la tv dovrebbe toccare molti altri temi, a volte celati volutamente. Un abbraccio!

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