Post sibillino

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Una settimana fa c’era la neve e faceva freddo.

Oggi invece c’è aria di primavera, ho visto le api ronzare e posarsi sui fiori e i colombi preparare il nido per le future covate.

Sembrava che l’inverno dovesse restare per sempre. E invece in una settimana, una sola settimana, il paesaggio è cambiato. E il sole scotta. In sette, piccoli, minimi giorni.

Accade così anche nella vita; devo farmene una ragione.

The butterfly effect

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Tutti noi dopo la seconda serata del festival di Sanremo ormai sappiamo che Belen ha una farfalla tatuata sull’inguine, e questo grazie allo spacco vertiginoso del vestito che le arrivava all’ombelico. Belen è una bellissima ragazza, anzi più che bella direi che è molto sexy, per questo riscuote consensi ed ammirazione. Inoltre è mediamente simpatica, sa pronunciare cognomi e risulta quasi “vera”, al contrario della Canalis che non sa dire quattro parole che le hanno scritto sul copione  in fila senza risultare macchinosa e svogliata, come se facesse un piacere a stare lì sul palco.

Capisco che la tv voglia un certo dress code, capisco che Sanremo è in fallimento e che abbia bisogno di fenomeni da baraccone ogni sera per costringere la gente a guardarlo, vuoi Celentano di cui hanno fatto il solito vecchissimo giochino del: “Ci sarà? Non ci sarà?” da almeno 20 giorni e di cui non ho capito il successo, dato che non è un personaggio sconosciuto che suscita tutta ‘sta curiosità o che si sia ritirato dalle scene e di cui si senta solo la voce (vedi Mina), vuoi la farfalla di una ragazza alla quale si è già visto tutto nel famoso video porno.

Quello che io mi domando, già conscia delle reazioni che susciterò con questa mia riflessione, è se è veramente indispensabile far vedere la farfalla per avere audience. Abbiamo già detto che la Belen è bella e simpatica, dunque non ha veramente altre doti per poter porre l’attenzione su di lei? Non può sfilare, ad esempio, con dei vestiti muniti di uno spacco accettabile? Fossi in lei mi offenderei se mi chiedessero di far vedere la farfalla per raccattare telespettatori: indirettamente le si dice che non ha altre doti che attraggano se non il suo tatuaggio. Sì perché stranamente lo spacco è sulla gamba destra, là dove ha il disegno, e non sulla gamba sinistra, là dove (almeno credo) non sia presente nessun tatuaggio. Stranamente la mutanda che indossa è praticamente invisibile: ridottissima e color carne, non azzurra o fucsia a riprendere le altre parti del vestito. Stranamente l’animale raffigurato è una farfalla, una parola ambigua che richiama alla mente altri scenari ed altre immagini che non siano prati in fiore, stranamente il tatuaggio è accanto all’inguine: se fosse stato sul braccio non sarebbe certo stato la stessa cosa.

Concludendo, sul famoso lepidottero si sono dette tante cose e sicuramente se ne diranno altre: che serve a “risollevare i cuori” dalla crisi e pertanto dovremmo ringraziare la Belen per avercelo mostrato (Luca Telese) [per inciso, non sapevo che ora si chiamassero cuori], che “Lo spacco di Belen è eccessivo perché esibito in un momento televisivo molto familiare, non in seconda serata dove volendo puoi usare linguaggi e forme diverse, anche se  Belen è bellissima, che Dio ce la lasci così. È una forma di rispetto verso le donne anche il fatto di poterle fare esprimere nella loro bellezza e nella loro parte artistica.” (Marano) [Seh vabbè… ciao… è da trent’anni che marciano su ‘sta cosa usandola come scusante delle minigonne inguinali], che lei è una mignottona, che “Belen può permettersi di tutto”, che chi non è d’accordo sulla sua scelta di abbigliamento è solo invidiosa (perché ovviamente non possono che essere donne quelle contrarie, i maschi dissenzienti sarebbero gay) oppure bigottona e moralista, ma io dico che l’unica che ha vinto su tutti è sempre stata la tizia che ha mostrato quello su cui non batte il sole: pare infatti che lancerà presto una sua linea d’abbigliamento intimo dal nome: “La farfalla di Belen”. E questo conferma quello che ho sempre pensato sulla showgirl (nel vero senso della parola) argentina: più che essere bella, la Rodriguez è davvero molto sexy e molto furba.

Che poi non ho capito perché si debbano sempre consolare gli uomini e mai le donne; insomma anche noi abbiamo diritto all’espressione artistica maschile, al loro sentirsi liberi senza pregiudizi di sorta, al rispettarli perché si mettono a nudo nella loro bellezza, o no? Non siamo forse anche noi depresse dalla crisi? Non si era forse raggiunta la parcondicio?

Sul San Valentino

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Da che posso ricordare io il San Valentino l’ho sempre festeggiato, fin da piccola, visto che è anche il mio onomastico. E l’ho sempre vissuto serenamente, con regalini e telefonate. Anche quando arrivai alle medie e cominciai ad avere i primi approcci con l’altro profilo del San Valentino, quello amato/odiato a livello mondiale, ho continuato a viverlo serenamente. Tutto questo fino al liceo, dove il 14 febbraio mi rivelò il suo lato oscuro: l’ostentazione da chi era accasata e la depressione da chi invece non lo era. E finì la serenità assoluta nella quale ero vissuta fino ad allora. Al liceo infatti le mie compagne di scuola si facevano inviare dai loro fidanzati grandi mazzi di rose rosse, che la bidella consegnava durante l’ora di lezione. Dopo aver finto un’espressione sorpresa e aver cercato di nasconderle sotto il braccio sospirando e dicendo: “Oh accidenti, non centrano!” a ricreazione le sbandieravano in giro con un sorriso sornione. Io reagivo – ora come allora – con totale indifferenza. Un po’ perché sono sempre stata convinta che se dimostri un benché minimo sentimento ad una persona che vuole per forza tirarti fuori un’espressione facciale, che sia di ammirazione o di rabbia, la interpreterà sempre allo stesso modo: “Oh sì, ammirami, io ho il fidanzato e tu no!” e: “Ah ah! Fai così perché sei soloinvidiosa” e un po’ perché veramente non me ne fregava niente che loro avessero il fidanzato. Io non ho mai provato rabbia o invidia o frustrazione per il mio zitellaggio perenne, avevo un mucchio di messaggi d’affetto e di complimenti ogni santo giorno dell’anno, se proprio lo devo dire, perché in tutta onestà avevo un discreto successo coi ragazzi, anche se non ho mai avuto un fidanzato per tutto il liceo e nemmeno ero una che si divertiva in giro, dato che prendevo le cose sul serio anche durante l’adolescenza e se uno non mi piaceva fisicamente e mentalmente cascasse il mondo non mi ci mettevo. E poi ero troppo presa dallo studio. Comunque. Sinceramente non ho mai provato invidia per le loro rose rosse, anzi mi ha sempre fatto molta tristezza farsi recapitare i fiori in classe solo perché si doveva ostentare un sentimento che non c’era. Che poi non era neanche il sentimento ad essere ostentato ma il fidanzato, il “non essere sole”, l’aver trovato un disgraziato che guardasse con loro “C’è posta per te” il sabato sera sul divano tra la mamma e la nonna. Ricordo ancora quando una delle loro antenate mi chiese se avessi il ragazzo e io sorridendo risposi di no. E lei mi disse: “E come mai non ce l’hai? Eppure sei così carina!”. Io mi morsi la lingua, perché non volevo ferire la mia amica che era presente, ma avrei tanto voluto risponderle: “Perché per me il fidanzato non è un accessorio da portare sotto braccio”, così come lo consideravano lei e le altre tizie con cui dividevo la classe.

Quando erano single invece  si vedevano solo facce scontente, avvilite, grige, depresse. E il 15 febbraio, San Faustino, si facevano gli auguri, per cui li facevano anche me ovviamente. Io rispondevo sempre allo stesso modo: “Auguri per cosa scusa?” “Ma come per cosa? Per San Faustino, la festa dei single! Ehhhhhhhhhhh come vorrei avere il fidanzato…” “E chi ti dice che io sia single?” “Ma ma… io so che tu non lo hai!” “E come fai ad esserne sicura?” “Ma ma…” E le lasciavo balbettare per mezzora. Ad un’altra che mi disse: “Hai visto che bel messaggio ha ricevuto I. dal suo ragazzo?” “Sì, me li ha fatti leggere tutti” “E tu sei morta d’invidia scommetto!” “Mah, sinceramente ne ho di più belli in memoria, vuoi vedere?” le feci picchiare i piedi per terra e andarsene tutta offesa con le braccia tese e i pugni a puntare il pavimento.

E poi scusate, non ho mai capito perché uno debba essere per forza fidanzato/sposato/accompagnato per poterlo festeggiare, insomma è o non è il giorno dedicato all’Amore? L’amore si manifesta in tanti modi diversi ed io non posso credere che nessuno, in assoluto,  sia privo di amore nella propria vita, sia pure quello della mamma o del cane.

Insomma ho sempre preso il San Valentino con filosofia, senza aspettarmi nulla. Non vedo niente di male nel festeggiarlo, a patto che ci si creda davvero e non sia solo un modo per rompere le scatole al prossimo coi regali ricevuti/da fare o coi mugugni da “E’ solo un’insensata operazione commerciale” dagli alternativi forzati. Per me è un giorno in cui preparare qualche biscotto fuori dall’ordinario per regalarlo ad S. e sgranocchiarlo con lui, magari dopo aver cenato insieme senza pretese e regali costosi, perché non devo dimostrare nulla fuorché al diretto interessato e perché poi sono convinta che un braccialetto tempestato di diamanti non sia un testimone sincero. Non mi sono mai aspettata niente di straordinario né mi sono mai soffermata a volerlo, qualche gesto a sorpresa da film. Non lo consideravo realistico e pertanto lo accantonavo, credendo che a me non sarebbe mai capitato perché, appunto, queste cose accadono quasi sempre solo sulla pellicola.

Ma martedì, quando ho saputo che un mazzo di rose rosse mi aspettava dalla fioraia, ho sentito il cuore battere forte e uno strano sorriso da gatto dello Chesire cominciare ad espandersi sul viso. Quando poi le ho ricevute e ho letto un biglietto semplice e stupendo ho sentito persino gli occhi riempirsi di lacrime. Non credevo di essere così sensibile a San Valentino, ma credo che più di tutto non credevo di essere così sensibile ad un gesto classico quanto il regalo di un mazzo di rose rosse, romantico e pieno di amore, dato che le rose rosse sono sette e non a caso. Il mughetto che i miei mi hanno donato e le frittelle che mamma ha preparato per il mio onomastico poi, hanno completato la giornata.

Insomma, stare lontani per tre settimane causa neve (domani finalmente lo rivedrò) quantomeno ha avuto dei frutti positivi.  Un biglietto pieno di poesia, un mazzo di rose rosse e un viaggio a Firenze, per il quale domani mi sveglierò alle cinque e mezzo.

Sebbene desideri ancora molte cose dalla vita e dal mio futuro prossimo, su questo lato almeno mi dichiaro soddisfatta.