Abitanti della blogosfera, Essere me, Figlie di Eva, Follie di prima gioventù
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Ricordi

Non so come stamani mi sono tornati alla mente i miei giocattoli di bambina tra cui, ovviamente, regnava sovrana Barbie in tutte le sue “estensioni”. Di Barbie avevo la casa con l’ascensore, il camper e la carrozza che poteva trasformarsi in slitta, più una consolle dove il lampadario si illuminava davvero e il telefono squillava, la cucina con millemila prodotti in miniatura (ovviamente persi per sempre dato che avevo 5 anni quando un Babbo Natale piuttosto magro e dalla barba spelacchiata me la portò nella palestra dell’asilo) ma che è durata fino a quando ho smesso di giocare con le bambole, un cane molto peloso che abbaiava sul serio munito di una pettorina rosa e morbida. Avevo anche due bambini, due gemellini, me li regalarono degli zii ma non ci ho mai giocato tanto: per me Barbie doveva essere indipendente e non aveva certo tempo di occuparsi dei figli. Tutte le mie Barbie erano donne in carriera, eleganti e con la ventiquattrore. Non ho mai fatto sposare Barbie e Ken né tanto meno volevo che lo facessero: per me era più divertente il fidanzamento, il matrimonio lo consideravo noioso e monotono, da “vecchi”.

(Eh sì. Avevo anche la maglieria magica di Barbie. Regalatami dalla Befana. Era un troiaio, semplicemente: tutti i fili di lana si incastravano in quei dentini del cavolo e, in omaggio, la Barbie Troll truzza)

Per quanto posso ricordare, questi che ho elencato sono tutti regali di Natale o dell’Epifania tranne uno: la casa con l’ascensore fucsia. Quello lo comprai io, da sola, tutta da sola, con le mie paghette settimanali. Avevo un salvadanaio con Uan e Ambrogio che prima di diventare tale era un contenitore per le caramelle. Una volta svuotato (e ci volle veramente poco) poteva essere usato come deposito grazie alla fessura che aveva sul coperchio. Era un piccolo forziere dato che aveva proprio la forma di scrigno. Ricordo che lì avevo racimolato tutti i miei risparmi, settimana dopo settimana, tanto che alla fine il coperchio della piccola “cassa” rimaneva sollevato dalle banconote che premevano sotto. Ricordo anche di quanto chiedessi se erano sufficienti per comprare finalmente la “mia casa” e di quanto non dormissi sonni tranquilli per la paura che qualcuno la comprasse prima di me fino a quando non costrinsi Ilde (la “giocattolaia”, chiamiamola così) a mettermela da parte, con tanto di nome sopra. Quando finalmente giunse il gran giorno ovviamente ero eccitatissima. Saltellavo come una matta davanti alla vetrina del magazzino dove l’aveva “nascosta”, impaziente perché aprisse, col mio salvadanaio gonfio di banconote e Uan e Ambrogio che mi guardavano col loro sorriso stampato. Mi sembra che fosse giugno o giù di lì, era una bella giornata comunque, ma quel giorno non poteva piovere per me, anche se fosse venuto giù il diluvio universale. Quando finalmente fu montata la prima cosa che feci, ovviamente, fu quella di far salire le Barbie nell’ascensore. Ovviamente si suicidarono tutte perché tirai la cordicella così forte che la Barbie volò di sotto (in effetti il parapetto non era molto a norma…). Successivamente passai ad arredarla pezzo per pezzo: la cucina, la consolle… le stanze che mi mancavano  erano quella da letto e il bagno, più un divano per il soggiorno, ma abitando in un paesino e non avendo che la televisione, più credendo che Ilde fosse il centro universale dei giocattoli e fidandomi ciecamente di quanto mi diceva, pensavo che la Mattel non producesse altri pezzi di mobilio così mi arrangiavo con la fantasia e qualche fazzoletto per fare divani e letti. Idem dicasi per il bagno, che ricavavo dalla carta, e le piante di gerani da mettere sulla terrazza, ricavati dai fiori finti delle bomboniere.

Quando poi qualche anno fa sono stata per la prima volta ai Gigli di Firenze e il gruppo è andato in un negozio di giocattoli per cercare non so che gioco da tavolo mi si è aperto un mondo e mi è venuta voglia di comprare tutto: vestitini, scarpine, borsette, persino intimo in miniatura (eh sì che quando ero piccola dicevo che servivano un par di mutande per la mia Barbie!), mobilio, accessori per ogni singola stanza… tutto. La me stessa bambina si è sentita presa in giro e per consolarla avrei voluto regalarle tutto quello che vedeva, alla faccia della Ilde di cui sopra che ogni volta mi rispondeva: “Non li fanno, tutto quello che vendono lo vedi qui” quando chiedevo se avesse vestiti o mobili per la casa di Barbie.

Della carrozza ed il camper, invece, ho sempre usato principalmente due pezzi singoli: il cavallo e la macchina.

Ero innamorata di quel cavallo, tanto che me lo portavo anche sotto le coperte e mi ci addormentavo abbracciata (e diciamo che non era proprio morbidissimo…). Quando gli tagliai la criniera per “renderlo alla moda” (di poco poi, non immaginate rapate a zero) e mamma mi fece notare che non sarebbe più ricresciuta scoppiai in un pianto dirotto, subito seguito dalla speranza di allungargli i capelli tirandoglieli, con l’unica conseguenza di far fuoriuscire una lunetta di plastica trasparente di cui non ho mai capito la funzione. Una volta calmata non mi persi d’animo e girai la criniera dalla parte inversa, così da coprire “la frattura esposta”. E tutta contenta della furbata, ci guardai Sailor Moon sul divano mangiando la Nutella direttamente dal barattolo.

Si ringrazia http://docmanhattan.blogspot.com per il materiale.

Del camper ho sempre usato più di tutto la parte anteriore, la macchina – furgoncino che si staccava dal resto. Mentre gli altri componenti del gruppo rimanevano a gozzovigliare al tavolo con pisolino post-pranzo io e la mia Barbie prediletta di turno scappavamo via da tutti per andarcene ad isolare sotto qualche cascata immaginaria ad osservare i cervi che bevevano. Fino a quando Ken si svegliava e ci veniva a cercare, preoccupato di non averci trovate lì con loro. Sempre stata asociale io.

Realizzavo poi dei film incredibili con le Barbie. Spesso erano film dove Ken o Barbie, a turno, si sentivano in colpa e andavano a cercare l’uno o l’altra sotto la pioggia per poi riportarsi a casa in braccio e curarsi a vicenda. Altre volte invece prendevo le storie dal Topolino o Minnie & Company e le riproducevo con le Barbie, come fosse una sorta di copione. Ovviamente fabbricavo anche gli oggetti di scena, come soldi o quotidiani (A Muciaccia, hai scoperto l’acqua calda con me…!) e poi li usavo. Il problema più serio era quando dovevano comparire più personaggi maschili: avendo un solo Ken per 9 Barbie, la cosa era estremamente complicata. Così usavo l’omino del Corpo Umano, sì proprio quello senza pelle coi muscoli in mostra (nel vero senso della parola), lo vestivo alla bell’e meglio e poi gli facevo interpretare le parti. Ken era un po’ invidioso di Alan (era il mio Alan di fortuna, che ci volete fare) perché era molto più alto di tutti loro, aveva le spalle più larghe e, diciamolo pure, non era proprio piatto là dove serve: un accenno di virilità lo dimostrava. Ma si rifaceva con i suoi occhi verde-azzurro e i capelli biondi meshati, mentre l’Alan di fortuna aveva due bei buchi al posto delle iridi ed era pelato. Ad ogni modo le altre 8 donne e la sottoscritta preferivano il pelato, lasciando il cavalier servente alla Barbie di turno. Sempre piaciuti i non biondi a me.

Dovevo fare la regista di soap opere alla “Vivere” io. Non venivano mica male le storie che creavo, anche se erano quasi tutte a sfondo romantico. Avrei dovuto pensarci prima.

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8 Comments

  1. Ahahahah ma eri peggio di me con le Barbie. XD
    Comunque con questo post mi hai fatto venire alla mente tanti bei ricordi di quando giocavo con le bambole e di altre storie! ^-^
    Dolce che sei. Bacini! :*

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  2. Esse says

    Ti giuro che mi sembrava di essere lì con te a giocare mentre lo leggevo… Hai veramente il dono di saper coinvolgere il lettore nelle tue storie, non è solo un soggetto esterno che guarda dalla finestra il procedere della vicenda, ma ne diviene parte, entra dalla finestra e inizia a giocare… curioso…
    Brava!!

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    • Anche io ci giocavo con le mie amichette. Ci giocavo pure coi cugini in realtà ma in quel caso Barbie e Ken si affrontavano in lunghi tornei di karate… :-p

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