Su questo blog, su di me

Non so neanche come cominciare, ma devo, perché sono sicura che anche questo può servire a qualcosa. Quando leggo in giro diari virtuali scritti da una persona desiderosa di sfogarsi col mondo, in cui aggiorna poco a poco, annotando anche le ore in cui lascia il proprio pensiero, provo una sorta di “invidia”, non invidia in senso cattivo, no, ma invidia in senso buono perché riesce a scrivere senza troppe paranoie quel che ha dentro, come dovrebbe fare un buon blogger insomma. Trovo i suoi post così puliti, semplici, sinceri, lineari, e mi ritrovo a desiderare di possedere la stessa spontaneità. Quando devo scrivere un post mi blocco, c’è sempre qualcosa che mi lega, sempre quella sorta di “paura” nel venire giuicata e sempre quella remora, propria del mio carattere, che mi impedisce di lasciarmi andare, scrivere in libertà, far scorrere parole a fiumi perché sono gelosa dei fatti miei, pure se mi accorgo che, paradossalmente, sono proprio quei post che io giudico “poco seri” a riscuotere “più successo” forse perché appunto più veri e meno pensati.

Perché devo essere sempre così cervellotica? Perché devo farmi sempre così troppi problemi, lasciando persino che la mia naturale vergogna di esprimere i miei sentimenti, che mi rende spesso così introversa con gli altri, mi impedisca di scrivere, facendomi sentire sempre in prima persona, anche dietro un nome così comune ed un avatar che mi nasconde? Forse è arroganza la mia, quella che mi fa credere incosciamente che qualcuno possa capitare qui su queste pagine e riconoscermi? Ed anche se lo facesse poi, in fondo, cosa importa? Ed ecco che allora si ritorna al punto di prima: la paura di essere giudicata. Credevo di essere diventata più sicura di me stessa e lo sono infatti, ma a volte mi rendo conto di avere ancora molta strada da fare. Che importa infatti se qualcuno, pur riconoscendomi (cosa assai improbabile data la grandezza del web) pensasse che io sia una montata che ha un sito tutto suo, che scrive male, che scrive troiai, che…? Perché mi sento sempre in dovere di scrivere qualcosa di serio, di importante, qualcosa di asettico che non mi tanga mai troppo? Probabilmente perché così facendo se anche dovessi ricevere qualche critica la sopporterei meglio; colpirebbe solo la parte esterna del mio essere, la mia scorza, e farebbe meno male. Il mio problema, il problema di tutto il mio intero modo di fare, è, secondo me, il fatto che io mi prendo troppo sul serio. Non che io creda di essere più brava o più bella ma proprio per il fatto che ho paura di deludere aspettative, idee fatte su di me, perdere persone, perdere quel poco di fiducia che ho in me stessa  insomma grattare via la scorza di cui sopra. E’ per questo che evito accuratamente di dire alle persone che mi conoscono, persino alla mia famiglia e soprattutto alla mia famiglia dell’esistenza di questo piccolo diario. A volte non scrivo perché poi “aggiorno troppo e rompo le scatole ai pochi lettori che seguono”. Insomma, vi rendete conto? Il blog è mio e in teoria potrei farne quel che voglio.

Da dove nasce questo post? Da prima, da una mezzora fa. Il fatto è che ho scritto un guest post per Oviesse e avevo il timore di lasciare il link del mio blog, insieme a quello di mia madre. Perché poi qualcuno che mi conosce potrebbe capitare qui, perché si potrebbe risalire facilmente a chi sono dato che c’è anche il collegamento al sito di mamma, dato che si potrebbe criticare quel che scrivo e come lo scrivo. Nonostante i miei mille pensieri ho lasciato il tutto proprio perché devo insegnare alla mia mente di non partire con tutti questi pippotti e alla mia insicurezza di tacere una buona volta. Perché in fondo non faccio proprio nulla di male.

E’ per questo, secondo me, che non trovo mai pace col blog. Ogni volta penso che “una piattaforma diversa sarebbe meglio” e un “nome diverso pure” e “una grafica migliore anche”. Ecco, secondo me, quello che non mi fa sentire a casa, comoda di scrivere quel che voglio, è proprio questo muro che pongo fra me e lo schermo, e non piattaforme, nomi, grafiche. “E perché dovresti esternare quel che senti – potrebbe dirmi qualcuno – che bisogno c’è?”

Mentre scrivo sento la vocina del mio S.: “Ma che problemi sono questi?” E ha ragione. Non sono problemi seri, in fondo perché dovrei scrivere di me alla fine? Il fatto è che credo sia importante farlo, lasciarmi andare, per coinvolgere la parte morbida di me stessa senza aver sempre la paura di essere ferita da qualche eventuale critica. Credo che un blog sia un modo per crescere e eliminare, anche se in minima parte, quelli che sono i difetti e i mostri di ognuno.

Devo essere più sicura di me stessa.

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7 thoughts on “Su questo blog, su di me

  1. Non credo sia così sbagliato farsi questi problemi. Voglio dire: è normale avere certi timori perché tieni al parere degl’altri.
    Allo stesso tempo mi sento di dirti però che è giusto tu scriva ciò che vuoi: se desideri parlare dei fatti tuoi, chi ti vieta di farlo? Se desideri fare post futili (che sottolineo, non hai mai fatto, perché i tuoi post di qualsiasi tema trattano, sono sempre interessanti) chi ti vieta di farlo?
    Così come il postare più frequentemente: questo è il tuo spazio e dovresti sentirti libera di fare ciò che vuoi, quando vuoi, senza farti tante paranoie.
    E non ti sto parlando solo da amica, ma da persona che, come ben sai, si è sempre fatta problemi a sbandierare il proprio nome.
    Anche io non ho detto nulla alla mia famiglia del mio posticino (lo sa solo il mio fidanzato), ma non perchè abbia qualcosa da nascondere, ma semplicemente perchè se ne fossero a conoscenza, sono sicura che non mi sentirei più così libera di esprimermi. Loro certe cose non le capirebbero né le capiranno mai, perché hanno una concezione contorta del web.

    Quindi io ti dico: se ti “blocca” il fattore famiglia, non dir loro niente, ma allo stesso tempo, cerca sempre e comunque di scrivere quando ne senti il bisogno, di quello che vuoi. I lettori affezionati apprezzano i tuoi interventi (me compresa) e se un giorno dovesse capitare tra queste pagine qualcuno che giudica, che problema c’è? Chiudilo fuori dal tuo mondo. Nessuno può impedirti di esprimere ciò che hai dentro!

    Ti abbraccio! :*

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  2. Ho scoperto questo blog da poco tempo, ma vorrei farti i miei complimenti. Ho letto alcuni post e scrivi davvero bene, in modo coinvolgente.
    Da quello che scrivi (e da come lo scrivi) sembri essere una ragazza davvero intelligente.
    In quanto a quest’ultimo post vorrei raccontarti la mia esperienza, anche io avevo un blog (perché adoro scrivere e mi piaceva l’idea di avere uno spazietto tutto mio per comunicare) ma poi ho deciso di chiuderlo perché mi dava fastidio l’ipotesi che qualcuno potesse riconoscermi, sapere chi fossi. Così alla fine scrivo solo per me stessa, sulla mia tranquilla paginetta di word perché non ho avuto il coraggio di buttarmi in quest’esperienza.
    Scrivo anche per un blog letterario online ma non ho mai messo link di questi miei articoli su facebook o su twitter con il mio profilo per questa insensata paura di “farmi riconoscere”, per paura che qualcuno che mi è vicino veda che scrivo, che ho qualcosa da dire.
    Mi riconosco in molti dei tuoi problemi, e sono insicura anche io, di quello che faccio, di quello che scrivo. Per concludere ti auguro di acquisire fiducia in te stessa (e lo auguro anche a me), e se qualcuno dei tuoi conoscenti dovesse leggere il blog dovrebbe essere solo fiero di conoscere una persona che scrive così bene.

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  3. I still read your posts. Writing is a long process. It takes time to find a voice and it also takes skillful direction to get better. I talked to a roommate Saturday and asked about my book. He wanted to see if it was all right to give his criticism. He didn’t want to offend but he was letting me know up front, he was going to be harsh. I had to tell him, “If I were more committed, I’d probably invest more in what people think about it. My writing is personal. That’s all I care about. It holds a certain boundary in what I choose to share.”

    Sunday, I hear him downstairs reading out loud my book (seriously, people read out loud?) and I don’t want to hear what he has to say. Whether it is good or if it bad. I don’t know the man. I don’t want to know him. I’ve found, I like to share things with people I cherish. Your honesty is your core strength. It isn’t a problem. As they say, the truth will set you free…

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    1. You are brave. Sometimes, you know, from your post shines insecurity but instead you’re a person who likes itself, and who does not care much of the opinion of the people who did not care about. It ‘s the right way. I take a cue from you Ben.

      “If I were more committed, I’d probably invest more in what people think about it. My writing is personal. That’s all I care about. It holds a certain boundary in what I choose to share.”

      it’s a brilliant answer. What did he say back? 😀

      Thank you so much for this comment. :proud:

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      1. He nodded his head in agreement and said, “I will definitely read this book then.”

        It didn’t make me feel better because he had begged to read it and I didn’t want to hand him my one clean copy. I’ve been avoiding him since.

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  4. Per Dalila

    Innanzitutto, grazie infinite. :*

    Di questo blog, tra le persone a me vicine nella vita reale, ne è a conoscenza solo il mio ragazzo, e anzi fu proprio lui a spingermi nel crearlo. Io ero molto titubante ed incerta (sempre per questa insicurezza folle) ma lui mi incoraggiò facendo leva sulla mia passione per la scrittura. Così mi feci coraggio e nacque “Petali di musica jazz”, poi ribattezzato in “Funny Valentine” e ora diventato Valentina V. Sono contenta di avergli dato retta e di aver continuato a curare questo mio piccolo diario, sono contenta di riuscire a comunicare delle sensazioni con persone che non mi conoscono dal vivo e che non hanno interesse a seguirmi se non lo vogliono davvero.

    Per Valentina: un grazie speciale per aver raccontato la tua esperienza e un invito a farmi leggere i tuoi interventi se un giorno lo vorrai, lo farò con vero piacere.

    Ancora grazie ad entrambe, davvero, apprezzo tantissimo i complimenti che mi avete fatto: dirmi che scrivo bene e da quel che decido di condividere si evince che sia una persona intelligente è uno degli apprezzamenti più belli e graditi del mondo per la sottoscritta, lo è sempre stato e sempre lo sarà.

    Un abbraccio fortissimo e spero a presto.

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