Uhu

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Sono in terrazza. ( :stayinalive:).

 

Guardo un attimo il cielo e mi sembra bianco. BIANCO, capite? Come quando da piccola disegnavo sul cartoncino Bristol prima il paesaggio e poi coloravo lo sfondo. Volevo fargli una foto e pubblicarla a sostegno delle mie parole ma la fotocamera mi tradisce: per lei, infatti, il cielo è come dev’essere: azzurro. Un azzurro sbiadito, certo, ma pur sempre azzurro.

Devo preoccuparmi?  :mumble:

Sui fashion bloggers.

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Ispirata da questo articolo voglio riprendere il discorso fashion bloggers di cui finora ho solo accennato in qualche post passato o verbalmente durante qualche discussione qua e là.

Delle fashion bloggers se ne sono dette (e se ne stanno dicendo) di tutti i colori e dopo circa due anni dal loro avvento, promosso dalla chiacchieratissima Chiara Ferragni di The Blonde Salad, sposo l’opinione di Miss B. nell’articolo sopra linkato: in tutto questo tempo non si è visto un miglioramento qualitativo di questi personaggi; non c’è stato uno sviluppo nelle competenze, nel modo di scrivere, nella formazione di un’opinione, nel diritto e dovere di critica a questo o quello, non c’è stata la voglia di acquisire un qualcosa che permetta di avere una marcia in più, un’attenzione particolare che distingua dalla massa. Nessuna nuova ma neanche nessuna buona nuova.

Anzi, se devo essere sincera, un cambiamento c’è stato ma in peius: se prima i post erano molto più spontanei e sinceri, se raccontavano il quotidiano e un mondo nel quale tutti bene o male potevano rispecchiarsi, adesso servono semplicemente da vetrina per mostrare l’outfit del giorno e, perciò, sono poveri e scialbi, quasi noiosi, letti allo stesso modo in cui vengono scritti: frettolosamente, senza amore né interesse reale. Le poche frasi buttate là ci sono “perché devono esserci” ma non perché ci sia un intento vero di trasmettere qualcosa che non sia solo un breve comunicato stampa sui luoghi visitati, quelli in programma, la festa a cui si è andati, l’iniziativa a cui si deve partecipare. Anche nei commenti si nota la stessa cosa: se prima erano più articolati, interessati, partecipi a quanto scritto ora si limitano ad un aggettivo (ovviamente sempre positivo e sempre uguale) e  sempre in inglese o quasi, spesso (a mio modesto avviso) frutto di un bel ctrl c + ctrl v che non di una sincera opinione a quanto mostrato. La sciatteria nel contenuto si rivela anche nella grafica stessa del blog: troppe volte vedo sempre la stessa struttura modificata solo nell’header, troppe volte vedo una grafica poco curata e decisamente bruttina, troppe volte mi viene spontaneo pensare “ma se è vero che guadagnano qualcosa, perché non provvedono a riordinare il loro spazio? In fondo parlano di come apparire bene o male, per cui sarebbe logico pensare che curino anche il modo in cui si presenta il proprio blog” anche se, sinceramente, non lo capirei neanche nel sito di uno scrittore famoso, in cui si deve badare più all’essenza che all’involucro. A volte qualcuno esce dal coro e lo apprezzo molto, perché dimostra quella volontà di migliorarsi che le altre non hanno (vedi Purses and I e Zanita, coi loro spazi curati e puliti).

Ogni volta che mi si presenta un fashion blog davanti inevitabilmente mi vengono in mente quelli di grafica di qualche tempo fa, di quando esplose la moda del blogging (a cui io ho aderito qualche anno più tardi), e di cui ricordo anche le presentazioni troppo simili a quelle degli attuali fashionisti (“Questo blog nasce dalla passione per la grafica…”) e che troppo spesso, ogni qual volta accompagnati da queste descrizioni, erano un’accozzaglia di orrendi adesivi brillantinati, pesanti, stucchevoli e decisamente cafoni.

Non condanno il fenomeno del fashion blog così come non condanno il fenomeno del blog in generale: non vedo nulla di male a condividere i propri abbinamenti quotidiani col mondo intero così come non vedo nulla di male a condividere i propri pensieri o gli accadimenti quotidiani ma vedere che vengono date a persone senza una preparazione adeguata possibilità che altre faticano ad ottenere, e che spesso non hanno perché vengono loro rubate da quelli che dovrebbero essere mentori e maestri mi provoca non poca amara tristezza. Trovo tremendamente ingiusto e completamente senza senso il trattare ragazze o ragazzi come stilisti o esperti di moda solo per essersi vestiti la mattina ed averlo fatto sapere al mondo, trovo incredibilmente assurdo considerare questo tipo di blogging un lavoro e non mi verrebbe mai in mente di prendere ispirazione da qualcuno che non ha mai tenuto in mano un ago in vita sua. E no, non mi suscita nessuna emozione né tantomeno la voglia di possedere quello che mostrano quotidianamente, cosa che invece mi succede guardando una sfilata di Valentino.

Tutto questo per dire: fashion bloggers? Sì, ma con moderazione. Altrimenti è come dire di essere architetti solo perché si costruivano le città coi Lego da piccini, o come dire di essere avvocati solo perché si scimmiottano le loro movenze, né più né meno di come fa Frank Abagnale Jr. in “Prova a prendermi.”

 

Yes

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Ritorno dalla mini vacanza di un weekend ospitata dal mio adorabile S. carica di sorprese e di regali. Due paia di scarpe, due top, un paio di pantaloncini, un fumetto di Lupin ovviamente già divorato sul momento e un portatilino in prestito, il suo, da cui sto scrivendo questo post comodamente sistemata sullo sgabellino bianco del terrazzo con una gentile brezza e un bicchiere d’acqua fresca alla mano, qui accanto a me sul tavolo, che mi aiutano a sopportare la canicola.

Era dall’aprile 2011 che non scrivevo qui sul terrazzo, che non mi sentivo ragazza moderna da Gossip Girl always on always on pc e devo dire che la cosa mi mancava parecchio, molto più di quanto immaginassi. Adoro questa meravigliosa sensazione di potere che sprigiona questo meraviglioso aggeggino nero, adoro il suo essere piccolo e maneggevole, tanto da poter entrare in una borsa, adoro il fatto di potermelo portare sempre dietro, come fosse il mio diario personale.   :occhidolci:

E’ proprio questo che adoro, sopra tutto:  il fatto di poter andare da una stanza all’altra, ma anche solo dalla scrivania al letto, senza smontare tutti i fili e filetti del mio portatile finendo miseramente avvolta dalle spire del caricatore, il poter vedere una piccola batteria che si carica e si scarica in basso a destra, il poter visualizzare che mancano uhm 2:01 ore al suo completo esaurimento, il poter insomma essere libera di andare dove mi pare e quando mi pare senza rinunciare al computer.

Non sembra ma son soddisfazioni neh.  :proud: