Abitanti della blogosfera, Essere me, Fashion, not victim, Figlie di Eva
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Sui fashion bloggers.

Ispirata da questo articolo voglio riprendere il discorso fashion bloggers di cui finora ho solo accennato in qualche post passato o verbalmente durante qualche discussione qua e là.

Delle fashion bloggers se ne sono dette (e se ne stanno dicendo) di tutti i colori e dopo circa due anni dal loro avvento, promosso dalla chiacchieratissima Chiara Ferragni di The Blonde Salad, sposo l’opinione di Miss B. nell’articolo sopra linkato: in tutto questo tempo non si è visto un miglioramento qualitativo di questi personaggi; non c’è stato uno sviluppo nelle competenze, nel modo di scrivere, nella formazione di un’opinione, nel diritto e dovere di critica a questo o quello, non c’è stata la voglia di acquisire un qualcosa che permetta di avere una marcia in più, un’attenzione particolare che distingua dalla massa. Nessuna nuova ma neanche nessuna buona nuova.

Anzi, se devo essere sincera, un cambiamento c’è stato ma in peius: se prima i post erano molto più spontanei e sinceri, se raccontavano il quotidiano e un mondo nel quale tutti bene o male potevano rispecchiarsi, adesso servono semplicemente da vetrina per mostrare l’outfit del giorno e, perciò, sono poveri e scialbi, quasi noiosi, letti allo stesso modo in cui vengono scritti: frettolosamente, senza amore né interesse reale. Le poche frasi buttate là ci sono “perché devono esserci” ma non perché ci sia un intento vero di trasmettere qualcosa che non sia solo un breve comunicato stampa sui luoghi visitati, quelli in programma, la festa a cui si è andati, l’iniziativa a cui si deve partecipare. Anche nei commenti si nota la stessa cosa: se prima erano più articolati, interessati, partecipi a quanto scritto ora si limitano ad un aggettivo (ovviamente sempre positivo e sempre uguale) e  sempre in inglese o quasi, spesso (a mio modesto avviso) frutto di un bel ctrl c + ctrl v che non di una sincera opinione a quanto mostrato. La sciatteria nel contenuto si rivela anche nella grafica stessa del blog: troppe volte vedo sempre la stessa struttura modificata solo nell’header, troppe volte vedo una grafica poco curata e decisamente bruttina, troppe volte mi viene spontaneo pensare “ma se è vero che guadagnano qualcosa, perché non provvedono a riordinare il loro spazio? In fondo parlano di come apparire bene o male, per cui sarebbe logico pensare che curino anche il modo in cui si presenta il proprio blog” anche se, sinceramente, non lo capirei neanche nel sito di uno scrittore famoso, in cui si deve badare più all’essenza che all’involucro. A volte qualcuno esce dal coro e lo apprezzo molto, perché dimostra quella volontà di migliorarsi che le altre non hanno (vedi Purses and I e Zanita, coi loro spazi curati e puliti).

Ogni volta che mi si presenta un fashion blog davanti inevitabilmente mi vengono in mente quelli di grafica di qualche tempo fa, di quando esplose la moda del blogging (a cui io ho aderito qualche anno più tardi), e di cui ricordo anche le presentazioni troppo simili a quelle degli attuali fashionisti (“Questo blog nasce dalla passione per la grafica…”) e che troppo spesso, ogni qual volta accompagnati da queste descrizioni, erano un’accozzaglia di orrendi adesivi brillantinati, pesanti, stucchevoli e decisamente cafoni.

Non condanno il fenomeno del fashion blog così come non condanno il fenomeno del blog in generale: non vedo nulla di male a condividere i propri abbinamenti quotidiani col mondo intero così come non vedo nulla di male a condividere i propri pensieri o gli accadimenti quotidiani ma vedere che vengono date a persone senza una preparazione adeguata possibilità che altre faticano ad ottenere, e che spesso non hanno perché vengono loro rubate da quelli che dovrebbero essere mentori e maestri mi provoca non poca amara tristezza. Trovo tremendamente ingiusto e completamente senza senso il trattare ragazze o ragazzi come stilisti o esperti di moda solo per essersi vestiti la mattina ed averlo fatto sapere al mondo, trovo incredibilmente assurdo considerare questo tipo di blogging un lavoro e non mi verrebbe mai in mente di prendere ispirazione da qualcuno che non ha mai tenuto in mano un ago in vita sua. E no, non mi suscita nessuna emozione né tantomeno la voglia di possedere quello che mostrano quotidianamente, cosa che invece mi succede guardando una sfilata di Valentino.

Tutto questo per dire: fashion bloggers? Sì, ma con moderazione. Altrimenti è come dire di essere architetti solo perché si costruivano le città coi Lego da piccini, o come dire di essere avvocati solo perché si scimmiottano le loro movenze, né più né meno di come fa Frank Abagnale Jr. in “Prova a prendermi.”

 

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17 Comments

  1. Bè, non posso che concordare con te! certo ognuno sul suo blog fa che vuole, ma elevare a guru gente dal gusto molto dubbio mi ha seriamente stancata!
    E mi trovi d’accordo anche sul blog di Laura, per me è una delle poche che sa di che parla, non montata e piacevole da leggere!

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    • Comunque noto un certo distaccamento dal fenomeno fashion blogger in generale, prima spuntavano come funghi mentre ora, sebbene siano rimasti comunque tanti, sono diminuiti… come ben dici tu, è come se la gente si fosse stancata. Io stessa riconosco che all’inizio ero molto più curiosa e interessata mentre ora mi annoia e basta, sempre le stesse cose, sempre le solite quattro frasi, sempre la solita vanità sbandierata con incompetenza, sempre i soliti commenti tutti uguali… :yawn:

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  2. Concordo su tutto. Partendo dal fatto che il saper abbinare i calzini alle mutande non rende esperti di moda, passando per le grafiche orribigliose in blog in cui si parla di bellezza (se siete così brave, non vi accorgete che i vostri blog hanno un look orrendo, che fa venire il mal di pancia a chi li guarda? No?) e arrivando alla raffica di foto con commentino sgrammaticato in italiano e/o inglese (sgrammaticato indipendentemente dalla lingua, eh).

    E parla una che con la moda è fissata. Ho in dvd tutti i film che abbiano anche solo lontanamente a che fare con Coco Chanel, una fissa insana per le borse (conta che ormai sono accatastate in un angolo della mia stanza perché non entrano più nell’armadio ché son troppe) e darei qualsiasi cosa per saper cucire ed essere in grado di crearmeli io, gli abiti. Sono incapace totale in merito, ma va beh, sorvoliamo xD Questa mia fissa non mi rende esperta in niente, né qualificata a far soldi postando foto sfocate a raffica xD Per carità, niente da dire contro chi questi blog li porta avanti scrivendo bene, con classe, simpatia, e facendoti venir voglia di leggere, ma quanti sono gli esempi di questi tipo? Massimo 2/3, se ci manteniamo nella blogosfera italiana. Per molte (quelle adolescenti o poco più, soprattutto), è solo l’ennesimo tentativo di mettersi in mostra – normalissimo per l’età, per carità, ma farci tutto ‘sto pandemonio mi pare un po’ eccessivo 🙂

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    • Amen sorella. 😀
      Tra le altre cose non sapevo che tu fossi un’appassionata di moda! Interessante! Bisognerebbe fare quattro chiacchiere io e te… 😀

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      • L’unica cosa che me blocca è che io sembro una capra anche con addosso un Valentino, ecco xD Più che la moda, diciamo che mi piacciono eleganza e buon gusto…perché sulle passerelle più prestigiose ci sono spesso robe che non si possono proprio vedere (ma forse non le capisco io che son capra, per carità).

        Io e te siamo un po’ tanto in sintonia 😉

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        • Perfettamente d’accordo con te sul fatto che in passerella sfilano certi obbrobri che se non griffati verrebbero certo messi al pubblico ludibrio. Tipo Miu Miu, Moschino, Frankie Morello o Galliano. Alcuni delle loro proposte sono… assurde. Sarò una capra anche io. 😛

          Sarebbe bello se abitassimo nello stesso paese… 🙂

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  3. Concordo pienamente con quello che hai scritto.
    Avevo anche io un fashion blog, ma ho smesso di curarlo quando mi sono accorta che di mio c’era davvero poco.
    ieri ho aperto un nuovo blog, che vorrei fosse pieno della mia vita! 🙂

    Grazie per questo articolo, baci!

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  4. Hai dimenticato di dire che i commenti alle fashion blogger non sono veri commenti, ma solo un modo per sponsorizzare il proprio blog – cosa che io trovo oltremodo fastidiosa, perché si vede che del post in sé non te ne frega niente e speri solo in una visita in più. Ma la tristezza.

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    • Sì, volevo farlo quando ho scritto che sono frutto di un bel ctrl c + ctrl v ma poi m’è rimasto nella tastiera! Cosa tristissima ancor più perché non mettono nemmeno un minimo di accortezza nello spam; una volta ho letto sotto una foto della Ferragni “Sei meravigliosa, stai benissimo vestita così” e la foto ritraeva Miuccia Prada… mah…

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  5. sta cosa dei fashion blogger penso mi sa che è il tipico fenomeno quasi inevitabilmente destinato a degenerare, non mi sorprende che a modo suo sia già accaduto

    PS: l’esempio di credersi architetti perché si giocava coi Lego è molto calzante; un po’ come quelli che si credono di essere dei braveheart perchè giocano a World of Warcraft o dei gangsta del ghetto perchè giocano a GTA San Andreas

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  6. Hai agione da vendere.
    Già l’idea del fashion blog e basta non la capisco. Cioè, ogni tanto racconta anche qualcosa di te. Non segreti, non chissà cosa, ma rendeteci partecipi della vostra vita e non solo del vostro corpo!
    Come dici tu, almeno all’inizio ci mostravano i loro outfit quotidiani. Adesso che nel loro quotidiano partecipano solo ad eventi, l’abbigliamento di questa gente non è più un abbigliamento quotidiano ma un continuo tappeto rosso, e nessuno può più rispecchiarsi in loro.
    Per non parlare poi del fatto che a turno girano sempre gli stessi oggetti: Furla decide di regalare quell’orrida Candy bag e tutte, italiane e straniere, la postano sul blog. Idem per altri pezzi stra regalati e stra brutti.
    Io continuo a seguire i blog straniri meno famosi come quelli che ho nella blogroll del mio blog. Ragazze col gusto del pacchiano come me, che comprano nei negozi low cost come me e che sembrano un po’ dei pagliacci come me.
    Ecco, come me. Blogger che mi dano un motivo per rispecchiarmi in loro.

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  7. ValentinaG. says

    Hai perfettamente ragione!
    Sembrano delle “marchette viventi”.
    I brand regalano a tutte le stesse cose e loro “thanks di qui, thanks di lì”, ovviamente tutto ciò che ricevono è “meraviglioso/fantastico/uno dei miei capi preferiti” (anche se fosse un sacco di iuta); fingono che gli piaccia tutto pur di far pubblicità al brand nella speranza di ulteriori regali.
    Oltre alla grafica che lascia a desiderare, alcune non sanno neanche scrivere in italiano (dopo aver letto un “INSIEME HAI MIEI AMICI” stavo per piangere) e alcune traduzioni in inglese sono incomprensibili.
    I commenti sono o di spam mascherati da complimenti, o di quindicenni, o critiche.
    Alcuni commenti negativi effettivamente sono pesanti e inutili, ma molti sono soltanto critiche costruttive alle quali queste sedicenti fashion bloggers rispondono spesso in modo maleducato (“è tutta invidia” è la risposta più quotata).
    Ci sono tante ragazze e tanti ragazzi che studiano per anni, si impegnano e cercano disperatamente di entrare nel difficile mondo della moda.
    Ecco, sarebbe giusto premiare quelli che ottengono risultati con sacrifici, quelli che lavorano per pagarsi gli studi, piuttosto che elevare a guru della moda queste ragazze impreparate (quasi tutte con ego smisurati) che non fanno altro che seguire le tendenze del momento.
    Poi, alcuni fashion blog (pochissimi) forse miglioreranno e si differenzieranno dagli altri, ma tutti gli altri, probabilmente, finiranno nel dimenticatoio.
    Ai posteri l’ardua sentenza.

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