Mi sono stancata

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Sì, mi sono stancata. Così ho eliminato tutti quei blog e quegli utenti di Instagram che seguivo per inerzia, non perché mi piacessero sul serio o mi comunicassero qualcosa ma solo perché mi riempivano la timeline (se si può chiamare così) dati i loro millemila post/foto al secondo. Insomma, basta. Più qualità e meno quantità, please. Così, per prima cosa, ho fatto fuori tutte le fashion blogger che seguivo eccetto Laura di Purses and I e Kristina Bazan di Kayture, e con stupore mi sono accorta che la mia home di Instagram non è affatto vuota come immaginavo ma mi piace di più, senza i commenti tutti uguali dei fan e gli strafalcioni arti-linguistici. Insomma, sono contenta di aver recuperato parte della mia antica filosofia di vita: "Se ti danno solo fastidio e puoi, eliminali". Forse tutto questo caldo non è venuto solo per nuocere.

D'altronde, come diceva Caparezza:

Trovo molto interessante… La mia parte intollerante…

Di amori nati all’improvviso

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Domenica 12 lo hai visto.

Era su una bancarella, quella situata nella stradina che porta alla Chiesa e che sulla mappa ha il numero 31 o 29. Quindi il nome “Lallalulù” o “Monili in ceramica”. Ma propendi più per il primo, ché di ceramica il meraviglio non ha niente. 

Ancora vestita da dama (hai pure sfilato nel corteo storico quest’anno, ebbene sì) hai chiesto quanto costasse. Ti è stato risposto “18 euro ma sono fatti interamente a mano, sono di ottone senza nichel e inclusa nel prezzo c’è pure la catenina.” Qui hai degluttito e hai cercato di dimenticarlo. Ché 18 euri ce l’hai anche da spendere ma se poi ti servissero un giorno e tu non ce l’hai? Così hai ringraziato e hai tirato dritto. Sentendoti cattiva per averlo lasciato lì e stoica per aver resistito.

Lunedì 13, sfilandogli davanti, lo hai guardato ancora. Il suo sguardo su di te. Ti chiamava.

Martedì 14 lo hai visto al collo di una ragazza, poi di due, poi di tre. Normalmente a questo punto la voglia di comprarlo ti sarebbe passata, perché a te, se una cosa ce l’hanno tutte, ti passa il desiderio di averla.

Mercoledì mattina ti sei svegliata che pensavi ancora a lui. Non riuscivi a togliertelo dalla mente. Così hai guardato nel borsello e hai contato quanti soldi ti fossero rimasti dai lavoretti fatti. Hai conchiuso che in fondo 18 euri potevi permetterti di spenderli e così hai deciso. Hai guardato l’orologio: erano le 11.00, dovevi sbrigarti. Così, per la prima volta da quand’avevi probabilmente 13 anni, hai lasciato i letti sfatti e dopo esserti infilata i primi panni che ti venivano a tiro ti sei fiondata giù per le scale, ché la tua casina è a dieci minuti  pedibus calcantibus dalla bancarella incriminata, e tu viaggi sempre pedibus calcantibus essendo la macchina d’uso quotidiano dei genitori.

Arrivata alla bancarella non lo hai più visto. Un tuffo al cuore e un pensiero che, maligno, diceva: “Avresti dovuto saperlo” ma scacciando sia l’uno che l’altro hai chiesto alla gentil fanciulla se ne avesse ancora qualcuno. Lei sorride come se volesse scusarsi e tu senti il pensiero maligno che ride sghignazzando. Poi ti fa: “Sono rimasti solo questi due…” Senti il pensiero che si allontana in un sibilo e ti affretti ad impossessarti di quello che ha il coperchio a te più congeniale: il tuo preferito, quello con le libellule, non c’è più, ahite. Ma anche questo ti piace, ti piace tantissimo, tant’è che rinunci volentieri alla bella banconota azzurra per avere due monete grige. E per tutto il pomeriggio lo hai accarezzato e guardato ed aperto… come se avessi 7 anni.

Inutile dire che tu, di quella bancarella, avresti comprato tutto, data la tua passione per gli oggetti vintage stile steampunk.