Anno: 2013

Battute

L’altro giorno ho avuto modo di incontrare due personaggi di cui, sinceramente, avrei fatto volentieri a meno. Entrambi non più giovanissimi, sulla 65ina il primo, decisamente più vecchio il secondo, entrambi eleganti (del primo mi ha colpito in particolar modo la cravatta), entrambi professionisti, entrambi uomini. Li ho incontrati a circa dieci minuti di distanza l’uno dall’altro. La signora che accompagnavo io stringe la mano al primo e gli chiede: <<Allora, com’è? La moglie?>> E lui risponde, con un sorrisetto malizioso, guardando ora me, ora la sua interlocutrice: <<Eh, oramai è vecchia. Devo trovarne un’altra, perché ormai… sa’, le pesche sono belle quando sono giovani, non quando sono vecchie… le puoi anche mettere sotto spirito ma non è più la stessa cosa.>> Un turbinio di sensazioni mi hanno invasa in quel preciso momento. Rabbia, pena, amor proprio offeso: tutte si sono incanalate in un sorriso beffardo e compassionevole che ho sentito comparire sul volto, insieme ad una rapida alzata di sopracciglia. Avrei voluto dire tante cose a quell’uomo, ma, per la posizione che giocavo in …

Simpatia portami via.

Tra le cose che più non sopporto al mondo, c’è l’intromissione delle persone nella mia vita privata. Intendo dire, privata privata, intima. Mi viene da chiedere se il voyeurismo non arrivi anche al livello dell’insinuare, del chiedere insistentemente, del dare per scontato. Il tutto condito da risatine stile Alvaro Vitali anni ’70. Insomma, che gliene fregherà mai sapere, alla gente, cosa facciamo io e il mio ragazzo quando rimaniamo da soli? Dell’ora in cui andremo via dalla festa per appartarci? Di dire: <<Scusate se vi interrompo, so che adesso andate a…?>> Sono davvero così bacchettona ed antiquata da provare ancora fastidio per certe cose, o è normale, al giorno d’oggi, farsi i fatti degli altri in questo modo becero ed infantile? Propendo per la seconda opzione; nel frattempo, capisco il motivo per il quale, alle elementari, picchiavo l’amico di cui sopra. Ogni volta che tira fuori una frase come questa, provo l’irrefrenabile impulso di dargli un pugno in faccia. No, non uno schiaffo, alla maniera delle signorine per bene: un pugno. Di quelli alla Rocky …