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Eterno

Ieri, tornando a casa, ascoltavo “Chi te l’ha detto” degli Stadio alla radio.

C’è una frase, in quella canzone, che mi ha sempre dato i brividi: <<Perché stanotte ho toccato qualcosa di eterno>>.

E questo mi ha dato lo spunto per riflettere.

Eterno mi è sempre piaciuto, come aggettivo/sostantivo. Mi è sempre piaciuto il suono che produce, il modo in cui si pronuncia, l’idea che trasmette: di solennità e dignità. Un qualcosa di gigantesco che dura per sempre.

Per questo si è abituati a pensare che l’eterno sia qualcosa di una durata immensamente lunga.

Ma, mi dicevo mentre il panorama scorreva veloce al di là del finestrino, l’eterno può durare anche solo un momento. Può essere contenuto all’interno di un piccolo, minuscolo secondo, dentro un oggetto, un pensiero, una parola, un ricordo.

Il concetto di eterno è legato a noi stessi, a quello che facciamo e a come interpretiamo il mondo. E’ legato al significato che attribuiamo a ciò che ci accade o a quel che proviamo.

Per esempio, ogni volta che penso a questa parola, la prima immagine che mi viene alla mente è l’abbraccio prolungato che io e il mio amore ci scambiamo ogni settimana, quando torna dal suo lungo viaggio.

Quell’abbraccio, per me, è eterno. E, nel contempo, troppo breve.

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