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Ossigeno

E’ strano, questo sabato senza di lui.

E’ strano non essere sulle sue ginocchia adesso, a spiare dalla finestra di un computer ciò che accade nel mondo. E’ strano non progettare insieme la sera, non pensare a quello che faremo, sentirlo solo tramite un telefono. Sono abituata ad aggrapparmi alla sua voce come ad un salvagente, e immaginarlo mentre, davanti a me, mi parla guardandomi negli occhi, ma questo è un rimedio che adotto dal lunedì al venerdì, non il sabato e la domenica.

Sono contenta che questo fine settimana non sia tornato, sono contenta che possa uscire con i suoi amici e fare le cose che gli piacciono. Sono contenta che non si stressi per il viaggio, che possa riposarsi, che domani sera possa cenare e fare quello che vuole, anziché caricare i bagagli sull’auto e ripartire nuovamente verso la città che, oramai, è diventata la sua casa ufficiale.

E’ solo che persiste questa sensazione strana, di soffocamento. Ma ne conosco il motivo.

E’ come se, durante i fine settimana, prendessi una lunga boccata di ossigeno e poi mi rituffassi di nuovo, trattenendo il respiro, pronta ad affrontare i cinque giorni in solitaria che mi separano di nuovo dall’aria, dalla vita. Questa volta ho saltato il pit stop, e dovrò nuotare in apnea per ancora sei giorni, prima di vederlo.

Per questo, mi sento soffocare: mi manca la mia boccata di ossigeno abituale.

L’amore è come l’ossigeno, se ci manca per troppo tempo finiamo per morirne.

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