Mese: febbraio 2014

Di un “colloquio di lavoro”

Voglio raccontare un episodio a cui ho preso parte recentemente; forse può essere d’aiuto ad altre persone che cercano informazioni di questo tipo in rete. Qualche tempo fa mi contatta una società di assicurazioni, la quale mi chiede se voglio sostenere “un colloquio di lavoro” con loro. Precisa che hanno ricevuto il mio curriculum vitae (anche se io non gliel’ho mai mandato) e che l’accettazione da parte mia del lavoro propostomi potrà portare poi ad un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Un po’ titubante (più che altro, non mi tornava il fatto del curriculum: come hanno fatto a procurarselo?) dico che sì, voglio provare ad andare al colloquio, tanto non ho niente da perdere (eccetto il tempo) nel sentire cosa vogliono. Mi reco alla sede dell’assicurazione. Suono il campanello e nessuno risponde. <<Bene>> penso <<si comincia bene.>> Il portoncino è aperto, quindi salgo le scale e busso alla porta. Mi accoglie la segretaria che mi fa accomodare in una piccola sala riunioni e mi dice di aspettare lì. Dopo circa dieci minuti si affaccia …

Downton Abbey

Mai un telefilm mi aveva preso così tanto. Nemmeno Desperate Housewives. Credo mi piaccia così tanto non solo per l’epoca in cui è ambientato (e, conseguentemente, per i costumi, le ambientazioni e i balli meravigliosi che ci sono) ma anche perché le puntate previste per ogni stagione sono decisamente poche, rispetto ad un telefilm ordinario (solo nove, in media) quindi ognuna di loro è significativa e meritevole di visione, non come le venti/trenta puntate di una serie dove si allunga il brodo soltanto per ottenere il totale complessivo di dieci ore – vedi, tra le altre cose, l’adattamento cinematografico dello Hobbit – a discapito della storia. E’ come per i libri: sembra che più siano lunghi, più siano belli, quando poi capolavori come “Il Grande Gatsby” contano solamente duecento pagine. Comunque. Era da un po’ che non immaginavo di correre in aiuto di un personaggio in un telefilm, come facevo quando ero piccola coi cartoni animati; ieri invece mi sono ritrovata a immaginare me stessa armata di padella stordire un certo personaggio che fa una certa …

Riflessioni sparse

Ogni volta che sento di qualcuno che ha superato l’esame di Stato per accedere a qualche professione, mi sembra che abbia raggiunto uno stato di grazia invidiabile e non posso fare a meno di pensare, tra me e me: <<Beato/a lui/lei>>. Non importa se la professione in questione è tester di deodoranti o altro, solo il fatto che abbia superato l’esame di Stato lo fa diventare, ai miei occhi, una specie di supereroe. Prendiamo l’altro giorno, per esempio. Mi si dice che un ragazzo giovane, di 23 anni, ha appena superato l’esame di Stato ed è diventato geometra. Il mio primo pensiero è stato: <<Beato lui>> il secondo <<Accidenti, 23 anni? Così giovane? Com’è possibile? Come ha fatto?>> realizzando poi, subito dopo, che i geometri non hanno bisogno di frequentare l’università per diventare tali, e che è assai plausibile che a 23 anni uno diventi geometra. Anche qui, per esempio, trovo ingiusto che io possa accedere all’esame di Stato per l’abilitazione alle professioni forensi soltanto dopo aver frequentato l’università e gli studenti che hanno frequentato …