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Avete mai notato che spesso la gente ha una simpatia per le coprotagoniste dei telefilm, anziché per le protagoniste, come invece succede nella serie, dove tutti sono sempre innamorati della bellona di turno e tutte vogliono essere come lei?

Probabilmente, se nel mondo reale le ragazze ed i ragazzi potessero essere visti “con una prospettiva da telefilm”, molte reginette e reginetti che conosco non sarebbero più tali.

Di una finestra.

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Intuitivamente, senza pensarci, ogni volta che posso scegliere di sedermi scelgo sempre una sedia accanto ad una finestra. Se la postazione è una scrivania, voglio che sia davanti ad una finestra, così da guardare fuori, ogni tanto. Il fatto è imputabile a mia madre: ricordo ancora quando, progettando la disposizione dei mobili della mia prima cameretta, mi disse: «Le scrivanie vanno davanti alla finestra, così sfruttano la luce naturale del sole». E così fu, per almeno otto anni.

Otto anni di luce naturale & brezza tiepida, otto anni di libri letti accanto alla finestra più bella del mondo, dalla quale vedevo volpi arrampicarsi sulla sterpaglia e salici piangenti su laghetti dalle acque tranquille. Poi mi sono trasferita, e dai miei undici anni in su ho avuto una scrivania che guarda il muro, ed è proprio a lato della porta, dove, quindi, mi si distrae in continuazione passando e ripassando. Non c’è la possibilità di metterla altrove, come non c’è più la possibilità che io riesca a vedere volpi & salici.

È per questo che cerco sempre una posizione davanti o accanto ad una finestra: mi manca la mia vecchia cameretta, con la scrivania sghemba e la finestra più bella del mondo. Mi mancano le volpi. E mi mancano i salici.

Twin Peaks

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Non sono state giornate facili, queste. Sopratutto ieri. Forse è stata colpa del tempo, mutato repentinamente, ma ho avuto dei colpi di sfortuna decisamente fastidiosi, e ho constatato come anche le altre persone abbiano risentito dell’atmosfera cupa intorno a loro: ovunque mi girassi, ieri, non facevo che vedere persone che litigavano tra loro. Quando non c’erano litigi, c’erano tipi decisamente strani (e con strano intendo nel senso di freak), a sfidare il freddo e la pioggia per le strade stranamente vuote.

Stamani l’atmosfera era meno cupa, ma mi ha ricordato del perché io sia così asociale nel mio piccolo mondo di praticantato: altri ragazzi, nella mia stessa condizione/situazione, che ti trattano come se tu fossi sempre l’unica che dorme, mentre loro sempre quelli svegli.

Insomma, sono finita in Twin Peaks, sono diventata Audrey Horne e non me ne sono neanche accorta. Spero di svegliarmi presto e tornare ad essere Il diario di carta.