Domani

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Pare che domani (ri)cominci una fase della mia vita che avevo momentaneamente archiviato, rispolverandola con una chiamata fatta a 36 ore di distanza. Torno a lavorare dove ho lavorato qualche tempo fa, sempre per pochi mesi, ma per venti ore in più, con tante cose da capire e mettere in ordine, ma con altrettanta voglia di (ri)cominciare. Ho dovuto chiamare io, per sapere se c’erano buone nuove, o anche semplicemente nuove, ma ormai sono rassegnata al fatto che "chi fa da sé fa per tre" sia diventata ormai legge, da consuetudine che era, e che spetta sempre al singolo chiamare, informarsi, chiedere, bussare alle porte. 

Ad ogni modo, domani (ri)comincio. Avrei dovuto farlo dopodomani, ma dopo aver riagganciato la cornetta del telefono mi sono detta: <<Perché non domani? Perché non subito?>> Così ho chiesto di poter andare domani, a prendere servizio, e mi è stato risposto che sì, posso andare, anzi, col lavoro che c’è non pare vero.

 

 

E’ che ho fretta di (ri)cominciare sopratutto per questo; per rallentare il cuore che batte troppo velocemente troppe volte durante la giornata. Credo siano palpitazioni, credo dovute all’ansia di non sapere che ne sarà di me. Sono sicura che lavorando, impegnando cuore, muscoli e cervello, la sensazione di ansia e di stress si farà sentire meno. Ed io ritornerò ad addormentarmi alla mia solita ora, invece che all’una/due di notte ascoltando i battiti veloci del mio cuore preoccupato.

Rossetto

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 Leggo – e sento – sempre più spesso che il rossetto rosso è difficilissimo da mettere. Idem dicasi per tutti gli altri tipi di rossetto colorati. Io non ho mai avuto problemi nell’applicarlo, e, anzi, – orrore orrore – a volte l’ho fatto anche senza guardarmi allo specchio. Una passata e… voilà!, avevo il rossetto rosso (o rosa scuro, a cui recentemente mi sono votata).

 

 

Probabilmente lo metto male, ma, se poi vedo il mio riflesso, non trovo niente di ridicolo e/o sbagliato nella mia faccia. E non punto di sicuro a realizzare il make-up perfetto, solo a colorare un po’ il mio viso pallido.

Non so il perché di questa riflessione, ma a volte mi sembra che questo mondo non faccia per me. Non lo capisco.

Pasquetta

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 Prendere una macchina ed andare lontano. Cambiare idea appena il profumo del mare ci colpisce i sensi. Salire su quella piccola nave, e viaggiare verso un’isola bella e selvaggia. Approdare, sentire come lì l’estate non vada mai via veramente, nemmeno quando soffia forte il vento e il mare urla nella notte. Girellare, mangiare disordinatamente, fotografare, tanto. Incontrare uno pseudo vip. Constatare come non sia così muscoloso come vuole far sembrare nelle foto che posta su Instagram. Salire sulle mura del castello, spiare attraverso le feritoie, immaginarsi soldati che spiano l’arrivo dei nemici, e principesse che aspettano l’arrivo dell’Amore. Scendere, ritornare al porto, sedersi su scogli messi ad arte da Madama Natura, guardare il mare e i gabbiani che disegnano cerchi nel cielo. Ridiscendere, entrare in un Orrido Schifido Bagno di Gelateria e salire sulla nave appena arrivata, pare apposta, per noi. Ridere prendendo in giro l’animatore (<<Esistono ancora?>> <<Purtroppo>>) e ritornare alla macchina, che ci riporta a casa. Un’avventura decisa lì per lì. E, proprio per questo, bellissima.