Bocche larghe

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CatIo faccio parte delle persone schizzinose, specialmente per quanto riguarda il cibo, pertanto non rientro proprio nella categoria delle  Mouths Wide Shut. Eccetto per una cosa, forse.

La trippa!

So bene di cosa si tratti, so bene cosa mangio quando la mangio ma, in barba alla mia indole da perfettina, io adoro la trippa: al sugo, in umido, nel pane… in ogni modo la si cucini, la mangio sempre volentieri. La trippa non mi disgusta perché so che è stata pulita, lavata & sterilizzata, perché cotta nell’acqua bollente, e sebbene sembri ciò che è (non è che venga infiochettata, eh!) non mi fa né schifo né disgusto. Anzi, parlandone, me ne è venuta la voglia… 🙂

Tutto il contrario delle raffinatissime escargot, senza contare rane fritte, topi in umido e… brr: grilli e insetti vari cotti ed infilzati su uno stecco. Ecco, lì proprio non ce la farei: mi è venuta la nausea al solo vederli su Pechino Express lunedì scorso, figuriamoci doverne mettere in bocca qualcuno.

Uno, nessuno e centomila

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Ultimamente mi sono sentita stupida. Ho tentato di trovare qualcosa che provasse il contrario, ma non ci sono riuscita.
Poi mi sono sentita stronza, e patetica, e meschina. Ho parlato male di un mio amico che si è cacciato in una brutta situazione – più che altro, non l’ho difeso dalla cattiveria idiota, infantile e gratuita –  e poi mi sono sentita, come sempre, inferiore rispetto alla nemesi di sempre. Dovrei vedermi vivere per constatare cosa sono, come sono, cosa faccio, cosa dico, come appaio. E forse sono questi momenti di lucida follia che mi fanno vedere la Realtà, che mi fanno prendere davvero Consapevolezza delle cose. Ancora ora non so se far bene a pubblicare questo post, non so se leggendolo Qualcuno possa avere un’opinione diversa da quella che aveva o se abbia dettagli ulteriori ed inquietanti sul mio carattere sconsiderato.
Uno, nessuno e centomila.

La follia della donna…

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… quel bisogno di scarpe che non vuole sentire ragioni… (cit.)

In questa puntata, signore e signori, parliamo di scarpe.

Che io vada matta per le francesine, o inglesine, o maschili allacciate, o scarpe da college, o in qualunque altro modo possano essere chiamate (io, ad esempio, le chiamo “Scarpe alla Jep Gambardella”) è ormai cosa risaputa: questo tipo di calzature hanno sempre avuto, su di me, un grande fascino. Mi sanno di intellettuale, di insolito, di ribelle: come ogni accessorio maschile indossato da una donna, questo tipo di calzature mi ha sempre catturato per il loro stile antico e moderno allo stesso tempo.

E’ per questo motivo che, quando le ho viste, non ho saputo resistere, e le ho comprate.

L’annoso dubbio riguarda, come spesso accade, la scelta del modello.

Tra due modelli praticamente quasi identici, riesco a scovare, come il 99,9 % delle donne, differenze su cui rimuginare per un numero x di giorni.

Avevo puntato questi due modelli:

In realtà avevo puntato, per primo, il modello di destra, snobbando clamorosamente quello di sinistra. Ma poi, provandolo, si è insinuato in me il seme del dubbio: e se fosse meglio questo? Indubbiamente è più femminile, e più comodo. Ma quella suola a carrarmato non la posso soffrire, specialmente se vista da davanti. Mi ricorda, ancora ora che le guardo, la bocca di quelli che hanno, tra un dente e l’altro, un centimetro di spazio. Così, dopo una sorta di tira e molla, mi sono decisa per quelle a destra: mi piacciono di più colore & suola e rispecchiano maggiormente il modello originario.

Solo che, a distanza di giorni, continuo a pensare alle altre. E se fosse stato meglio prendere le prime? E se avessi sacrificato, come spesso accade, la comodità in favore della bellezza? E se le seconde fossero troppo da uomo?

Annosi dubbi. Eterni, annosi dubbi. Rimpiango l’infanzia, dove era mamma a scegliere, e badavo poco a ciò che mettevo ai piedi.

Chiedo aiuto. Voi che ne pensate?