Bestiario, Opinioni, Pour parler
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I nomi propri.

Sentire che un ragazzino di 14 anni sia stato seviziato da tre maggiorenni, più grandi di lui di ben dieci anni, è una notizia che fa male.

Fa male a prescindere dalla regione in cui si vive, fa male a prescindere dalla nazionalità, fa male a prescindere da tutto. Fa male perché qui, ad essere colpita nel profondo, è la nostra umanità. La civiltà umana, il senso del vivere comune, il rispetto dell’altra persona: tutti principi e sentimenti raggiunti con grandissima fatica in tanti anni di guerre, evoluzione, carta ed inchiostro.

A me sembra, poi, che il termine “bullismo”, pur esatto nel significato, riduca la gravità del gesto. Si è abituati a pensare a ragazzini delle superiori, quando si parla di bulli, ad adolescenti non ancora formati, ancora recuperabili, che, in preda a crisi ormonali e manie di grandezza, imitando forse i genitori o gli altri che hanno intorno, compiono atti di prepotenza su un altro ragazzino come loro, che vedono come debole, indifeso.

In questo caso gli autori del delitto sono tutti maggiorenni, e quello che ha fatto “mia colpa”, per dirla con le parole della suocera di uno di loro, è persino padre di un bambino di due anni. Si presuppone che a 24 anni un ragazzo sia in grado di scegliere, di ragionare, di decidere se quello che fare è giusto o sbagliato. E di non prendersela con uno più piccolo di dieci anni.

Ecco, in questo caso io non parlerei di bullismo: parlerei di delinquenza, di vigliaccheria e, perché no, di follia. Allo stesso modo, non continuerei a definire l’atto di bullismo come sevizia, perché, in questo caso, si tratta di una vera e propria violenza sessuale.

Quello che mi lascia più amareggiata, poi, è la reazione dei parenti di questi ragazzi. Li giustificano dicendo che si è trattato di “uno scherzo banale” e se la prendono con i gestori dell’autolavaggio, con gli altri autori del fattaccio accusandoli di non aver fatto “mia colpa”, con la fatalità, che quel giorno ha fatto indossare al povero malcapitato una tuta del Napoli anziché un paio di jeans.

Io invece me la prendo con la società malata, con la stupidità, con il sentimento di umanità che sta scemando sempre più, con la civiltà sempre più in decadenza.

Spero solo che chi debba pagare paghi sul serio. E che, per una volta, la sua punizione sia da esempio.

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7 Comments

  1. Anche se non sono mai avvenuti episodi così estremi, pure nella mia classe liceale, ogni volta che qualcuno decideva di torturare un nostro compagno con atti di puro sadismo, se la cosa saltava fuori il colpevole (o più frequentemente i colpevoli) cercavano di pararsi il culo con l’alibi “Era uno scherzo.” Come se lo scherzo tutto giustificasse, come se lo scherzo fosse un lasciapassare per qualsiasi porcata.
    Per me invece è un’aggravante: non solo hai fatto del male ad un tuo compagno, ma l’hai fatto senza avere nemmeno un motivo valido, semplicemente per divertimento.

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  2. non ci sono parole per ciò che è accaduto,e la rabbia è maggiore quando un genitore difende il figlio colpevole…complimenti per il tuo blog ..passerò con più calma a leggerlo…buona giornata…Sara

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    • Grazie Sara, mi fa piacere! 😀

      Purtroppo è come dici tu; padre e suocera l’hanno difeso e questa è una cosa inaccettabile, l’unica che non ha preso le sue difese è stata la mamma, che però è stata linciata verbalmente…Mah…

      Buona giornata, a presto!

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