Raccontatemi

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Visto che in questi giorni sono costretta a letto (sto poco bene, spero passi presto) ingurgito una quantità spaventosa di romanzi e telefilm di vecchia annata, quali Austen – Tutti i romanzi (con conseguente visione in inglese, subbato in ita, di Northanger Abbey), le Gilmore Girls (le guardo a colazione, le trasmettono in questi giorni su Italia Uno), quando me lo ricordo, le Pretty Little Liars, non proprio d’annata, dato che le seguo in contemporanea con gli Stati Uniti (Dio benedica i siti che condividono le puntate subbate!) e, da stanotte, causa una improvvisa epifania, Gossip Girl, dalla prima puntata della prima stagione. Ho scaricato sul Kindle anche Agnes Grey, di Anne Brontë, (adoro le sorelle Brontë, molto più della Austen) che sono impaziente di cominciare.

E voi? Cosa state leggendo e/o guardando in questo momento? Raccontatemi.

Spaventa un po’

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Mi spaventa un po’ sapere che un determinato numero di persone leggono quello che scrivo e lo condividono con il mondo.

Oggi ho dato un’occhiata alle statistiche del blog; e ho scoperto che non solo non si fa menzione a coloro che mi seguono via mail (eppure ce ne sono, poiché io stessa sono una di queste) ma ho anche scoperto che qualcuno è arrivato al mio blog dalla propria casella di posta Tiscali; cosa che mi lascia supporre la sua iscrizione a questo mio spazio personale.

Un’altra cosa che ho scoperto è che alcuni miei articoli sono stati condivisi tramite Twitter, Tumblr e Facebook, e, se la cosa da una parte mi lusinga, dall’altra mi spaventa, perché non posso sapere chi ha condiviso questi articoli; se è cioè un blogger “che conosco” oppure un emerito sconosciuto.

Credo sia questa la ragione che mi spinge, ad un certo punto, a voler chiudere il blog e ricominciare da capo ogni volta: il prendere coscienza di non avere più il controllo su quello che scrivo, oltre alla paura di deludere chi mi legge. Probabilmente, questo avviene perché ho sempre cominciato ogni blog con l’intento di scrivere a me stessa e per me stessa, di perdermi nell’immensità di internet, di infilare il messaggio in una bottiglia e affidarla al mare, e poi, stringendo amicizie virtuali, finisco per farmi condizionare dal fatto che c’è qualcuno che mi legge, e, quindi, dalla paura di deludere queste persone scrivendo sciocchezze. Come se stringere amicizie virtuali fosse una cosa brutta.

So bene che le soluzioni sarebbero, a questo punto, due: o rendere il blog privato, di modo che lo leggano solo determinate persone, da me ben conosciute, oppure togliere la possibilità di condividere quello che scrivo sui vari social network.

In realtà a me non piace né l’una né l’altra ipotesi.

La prima, perché voglio avere un blog pubblico, perciò quello che scrivo è già pesantemente filtrato dalla mia coscienza ipersevera (sapeste quante volte mi capita di voler scrivere un pensiero sciocco, o un qualcosa di personalissimo accaduto durante la giornata ma di bloccarmi davanti al foglio bianco per la paura di risultare banale o di venire riconosciuta – su quest’ultimo punto, è già successo in passato); la seconda, perché mi sembra di voler fare la censora della situazione, sopratutto considerando il fatto che ho avuto ben poche condivisioni dei miei articoli (8 in tutto l’anno, sicché figuriamoci).

E’ un discorso complesso di cui non so se ho reso bene il significato; spero che non ci siano fraintendimenti di sorta.

In ogni caso, grazie di seguirmi: ora il Diario ha 160 followers e nessuno dei blog che ho mai tenuto è mai riuscito a stringere così tante amicizie. 🙂