Opinioni, Pour parler, Stati
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Fa male.

Quello che è successo a Parigi in questi giorni fa male, più di quanto mi aspettassi.

Non ci accorgiamo di quanto, in realtà, siamo liberi: lo facciamo solo quando viene qualcuno a rompere il fragile ed invisibile equilibrio in cui viviamo ogni giorno. Quando entriamo in un bar e chiediamo un caffè, quando compriamo il giornale, quando saliamo su un autobus; siamo inevitabilmente costretti a relazionarci con gli altri. Altri che possono starci antipatici, che non condividono il nostro pensiero, che puzzano, ma che non ci sogneremmo mai di uccidere per tutti questi motivi. O, almeno, non realmente.

Ecco, forse i fatti di Parigi fanno male per questo. Perché mi ricordano che persino l’Europa, uno “Stato” antico, dove da secoli permane l’intricata ed invisibile rete della convivenza e sopportazione reciproca; persino questo, il mosaico dei Paesi più belli e civili del mondo, non è al sicuro; che è vulnerabile, attaccabile, fragile; che i principi della libertà e della democrazia possono, persino qui, essere messi in discussione.

E la cosa mi inquieta.

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