Salvata dalla campanella

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In response to The Daily Post’s writing prompt: “Saved by the Bell.”

Tell us about a time when you managed to extract yourself from a sticky situation at the very last minute.

Eccetto le volte, a scuola, in cui venne veramente salvata all’ultimo secondo dal suono della campanella, un esempio di situazione scomoda evitata in extremis le fu offerto proprio quella mattina: nell’edificio dove lavorava gli uffici erano comunicanti tra di loro grazie a delle porte presenti nelle pareti interne e, mentre si trovava sulla soglia di una di loro, chiacchierando con le colleghe degli impegni giornalieri dopo aver dato il consueto buongiorno, sentì, mentre salutava per andare via, la porta dell’ufficio accanto aprirsi, e la voce stridula e petulante della collega che non sopportava fare capolino nella stanza buia. Subito, con l’eleganza di una ballerina e il tempismo meccanico di un automa, girò sui tacchi per uscire dalla porta principale dell’ufficio proprio mentre quella interna si apriva lasciando entrare la fastidiosa e lagnosa creatura. Fu quel “ciao, a dopo” di qualche minuto prima il suono della campanella: le risparmiò un quindici minuti buoni di lamentele, maldicenze, sciocchezze varie. Ringraziò il suo quinto senso e mezzo e tornò al suo ufficio, percorrendo il lungo corridoio illuminato dal sole.

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