Mese: febbraio 2016

C’era una volta Twitter.

Twitter era un social carino, semplice, puro, senza inserzioni pubblicitarie. Aveva contenuti genuini, di qualità, pensati, scritti, sentiti. Favoriva le persone, le interazioni, lo scambio di idee, la conversazione. Era talmente semplice che a stento si poteva credere che un qualcosa di così lineare e quasi primigenio avesse così tanto successo. Si poteva scrivere senza l’ingombro di conoscere, ricambiare, salutare per strada, discutere di cosa avevi scritto con chi vedevi tutti i giorni, scoprire che Tizio la pensava in un certo modo. Le relazioni che si intrecciavano non erano amicali, ma basate su comuni interessi, dunque tutto era più genuino. Un bel giorno si diffuse la voce che Twitter era il social dei VIP, e, dato che questo in parte era vero, la conseguenza naturale fu l’orda di ragazzine adoranti che si riversarono sul dorso dell’uccellino azzurro perché portasse ai loro idoli le dichiarazioni d’amore, i baci, le promesse; più, gli hashtag cretini tipo: “wewant1directioninItaly” e “HappyBirthdaySelenaGomez” che presero ad invadere la sezione dei Trend Topics. Se prima si poteva spaziare da un argomento all’altro, …

Il martirio di San Valentino

Io ho sempre festeggiato San Valentino. Quando ero piccolina, festeggiavo soltanto il mio onomastico (Regali! Dolci!), quando ho trovato l’amore festeggiavo (e festeggio e festeggerò) l’onomastico & l’amore. Quando ero single, non ho mai sentito il peso della sfigaggine di tale condizione— Non sono invidiosa — rispondevo alle mie compagne di classe, distrutte ed umiliate dal non avere un bamboccio da esibire per il 14 febbraio— ho i messaggi dei miei ammiratori segreti e, inoltre, voi che ne sapete che non ho il ragazzo? — né, da fidanzata, ho mai sentito la pressione da vacanza estiva/capodanno alla “Allora, tu che fai per San Valentino?”. Ho sempre vissuto questa festa in modo semplice e spontaneo; per dire: ci va di cenare fuori? Ceniamo fuori — ci va di comprare cioccolato? Compriamo cioccolato etc etc. Dunque non ho dei buoni consigli da dispensare su come passare il 14 febbraio, se non quello di fare come vi pare, anche perché detesto chi ti dice come devi fare le cose perché queste il tuo San Valentino non risulti sfigato (o Natale, o Capodanno, o qualsiasi …

http://triquarterly.tumblr.com/post/93879523981/reflections-while-sitting-in-traffic

Nel traffico

Imbottigliata nel traffico, nella lunga coda di macchine, mi piace guardare all’interno delle auto ferme accanto alla mia. Mi piace osservare la diversità di ognuna data dall’età, dal lavoro, dalla cultura e dall’estrazione sociale dei suoi occupanti. Mi piace il contrasto tra una Mercedes in cui una mano, nervosamente, fruga dentro una Neverfull dai bordi scuriti e consunti mentre l’altra controlla l’Iphone ed una Panda giovane di almeno 30 anni in cui entrambe le mani, ruvide, callose e sporche, che tra le dita stringono una sigaretta, decidono la direzione ed il destino sia del mezzo che del guidatore. Non è una semplice questione di voyeurismo, è qualcosa di più profondo, di più raffinato: si tratta di entrare in contatto con le altre persone, indovinare il loro stile di vita guardando soltanto le cose delle quali si circondano e soltanto per qualche minuto. Sopratutto, mi piace vedere come, via via che scorre la fila, scorrano anche accessori, colori, oggetti, persone, vite. Mi piace vedere come si mescolino tra di loro senza urtarsi mai. Lo trovo… simbolico.