C’era una volta Twitter.

Standard

Twitter era un social carino, semplice, puro, senza inserzioni pubblicitarie. Aveva contenuti genuini, di qualità, pensati, scritti, sentiti. Favoriva le persone, le interazioni, lo scambio di idee, la conversazione. Era talmente semplice che a stento si poteva credere che un qualcosa di così lineare e quasi primigenio avesse così tanto successo. Si poteva scrivere senza l’ingombro di conoscere, ricambiare, salutare per strada, discutere di cosa avevi scritto con chi vedevi tutti i giorni, scoprire che Tizio la pensava in un certo modo. Le relazioni che si intrecciavano non erano amicali, ma basate su comuni interessi, dunque tutto era più genuino.
Un bel giorno si diffuse la voce che Twitter era il social dei VIP, e, dato che questo in parte era vero, la conseguenza naturale fu l’orda di ragazzine adoranti che si riversarono sul dorso dell’uccellino azzurro perché portasse ai loro idoli le dichiarazioni d’amore, i baci, le promesse; più, gli hashtag cretini tipo: “wewant1directioninItaly” e “HappyBirthdaySelenaGomez” che presero ad invadere la sezione dei Trend Topics. Se prima si poteva spaziare da un argomento all’altro, ora non era più possibile scoprire nuovi settori di interesse, poiché tutto era monopolizzato dagli 1Direction, da Justin Bieber e dagli altri eroi sagomati di cartone protagonisti di ogni adolescenza, passata, presente e futura. Altri hashtag degni di nota erano quelli soft porno o porno nel significato proprio del termine: omini e donnine che, senza ritegno alcuno, mettevano a nudo il corpo e le intenzioni. Con questa nuova fauna, abituata ad usare Facebook, si perse – oltre la possibilità di avere una sezione delle tendenze variegata – la poesia ed il significato degli strumenti di Twitter: la stellina, che prima rappresentava una sorta di evidenziatore, ora era diventata il like di Facebook, e, per questo motivo, poco a poco, si trasformò in un cuoricino; l’uso del retweet diminuì e così anche la possibilità di leggere contenuti nuovi, interessanti o condivisibili. Altro comportamento becero che venne adottato fu quello di usare un hashtag di tendenza per pubblicizzare se stessi: un esempio l’ho avuto qualche giorno fa quando, scorrendo i tweet dell’hash #RipTwitter, ho letto un tweet dove uno scriveva di avere 258475621396 cose da fare ma di non avere voglia di farne alcuna, e altre dove ragazze procaci scrivevano di sentirsi sole. Altre cose perdute come lacrime nella pioggia? La capacità di cogliere le sfumature, di andare oltre l’apparenza, la sottigliezza del ragionamento. Ulteriore esempio è sempre dato da #RipTwitter: sotto questo hashtag ho letto non so quanti tweet che imploravano di non chiuderlo ed altri che dicevano essere una bufala. Nessuno aveva capito cosa significasse davvero quell’hashtag: che Twitter è morto perché c’è l’intenzione di cambiarne ancora di più l’essenza, adottando un sistema alla Facebook per quanto riguarda la visualizzazione dei tweet; che i cinguettii non verranno più mostrati in ordine cronologico, ma “di popolarità”: ciò significa che anche la più grossa delle stronzate avrà la visibilità maggiore, a discapito di un pensiero intelligente, purché abbia più cuoricini e retweet.

Twitter money

L’idea di abolire i 140 caratteri, il nuovo modo di visualizzare i tweet, i suggerimenti sulle persone da seguire (che potresti conoscere?), la fauna che lo popola, la pubblicità al limite dello spam hanno reso Twitter simile, molto, troppo, tragicamente simile ad un altro social, il social per eccellenza: suggerisco di chiamarlo, a questo punto, Twittbook.
Ho sempre preferito Twitter a Facebook, ma, dopo questa ultima mazzata, devo dire che l’uccellino azzurro mi ha molto deluso, e ho rivalutato il secondo: almeno, Facebook si presenta così come è e non ti dà false aspettative. Sai che funziona in un certo modo, che è popolato da certi utenti, che ci sono determinati contenuti. E’ più… “trasparente”, ecco.

Un bel successo, vero Larry?

Il martirio di San Valentino

Standard
1aa4lr11h70h_gcvkwoj1eq

The Guilty Saint

Io ho sempre festeggiato San Valentino.

Quando ero piccolina, festeggiavo soltanto il mio onomastico (Regali! Dolci!), quando ho trovato l’amore festeggiavo (e festeggio e festeggerò) l’onomastico & l’amore.

Quando ero single, non ho mai sentito il peso della sfigaggine di tale condizione— Non sono invidiosa — rispondevo alle mie compagne di classe, distrutte ed umiliate dal non avere un bamboccio da esibire per il 14 febbraio— ho i messaggi dei miei ammiratori segreti e, inoltre, voi che ne sapete che non ho il ragazzo? — né, da fidanzata, ho mai sentito la pressione da vacanza estiva/capodanno alla “Allora, tu che fai per San Valentino?”. Ho sempre vissuto questa festa in modo semplice e spontaneo; per dire: ci va di cenare fuori? Ceniamo fuori — ci va di comprare cioccolato? Compriamo cioccolato etc etc.

Dunque non ho dei buoni consigli da dispensare su come passare il 14 febbraio, se non quello di fare come vi pare, anche perché detesto chi ti dice come devi fare le cose perché queste il tuo San Valentino non risulti sfigato (o Natale, o Capodanno, o qualsiasi altra festività) pertanto vi elencherò una serie di attività ludiche che mi piacerebbe attuare, a caso e a sentimento, valide per tutti coloro che passano di qui.

1. NETFLIX. Proprio perché lo guardiamo insieme spesso, e proprio perché a volte non troviamo il tempo di farlo. Sarebbe meglio una commedia romantica — non drammatica, per carità! — ma alla fine qualsiasi cosa andrebbe bene. Sì, anche Tarantino.

2. CENETTA A LUME DI CANDELA. Il più banale dei programmi. Neanche a farlo apposta: tornando a casa, oggi, ho trovato nella cassetta delle lettere il volantino della pizzeria più rinomata della città. Ha appena decretato che ci sarà la Festa della Pizza, e il menù, per l’occasione, sarà di: pizza a piacere, bibita alla spina e dolce della casa. A 9.90 €. Ottimo direi.

3. CIOCCOLATA CALDA A GOGÒ.  Il modo migliore per affrontare l’inverno & coccolarsi allo stesso tempo. Ciobar, I also love u.

4. NIENTE STRESS. Non facciamo nulla che non vorremmo fare. Ci godremo il film/telefilm, il cibo, la cioccolata. Ci godremmo anche la scalata al K2, se fossimo una coppia di sportivi indefessi. Insomma, ci godremo la giornata in qualsiasi modo decideremo di trascorrerla. Applichiamo, da sempre, la regola Celentano: il mondo lo abbiam chiuso fuori con il suo casino.

Questa è la maniera che mi sembra più giusta per passare la giornata di San Valentino ed il modo in cui l’ho sempre passata.
Condividete con me — single e fidanzati— i vostri programmi e ditemi cosa ne pensate della festa più cuoriciosa dell’anno.

Nel traffico

Digressione

Imbottigliata nel traffico, nella lunga coda di macchine, mi piace guardare all’interno delle auto ferme accanto alla mia. Mi piace osservare la diversità di ognuna data dall’età, dal lavoro, dalla cultura e dall’estrazione sociale dei suoi occupanti. Mi piace il contrasto tra una Mercedes in cui una mano, nervosamente, fruga dentro una Neverfull dai bordi scuriti e consunti mentre l’altra controlla l’Iphone ed una Panda giovane di almeno 30 anni in cui entrambe le mani, ruvide, callose e sporche, che tra le dita stringono una sigaretta, decidono la direzione ed il destino sia del mezzo che del guidatore. Non è una semplice questione di voyeurismo, è qualcosa di più profondo, di più raffinato: si tratta di entrare in contatto con le altre persone, indovinare il loro stile di vita guardando soltanto le cose delle quali si circondano e soltanto per qualche minuto.

Sopratutto, mi piace vedere come, via via che scorre la fila, scorrano anche accessori, colori, oggetti, persone, vite. Mi piace vedere come si mescolino tra di loro senza urtarsi mai. Lo trovo… simbolico.