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Era un manichino, oggi, sul bus.

Oggi ho visto un ragazzo, sul bus, mentre tornavo a casa, con il braccio coperto di cicatrici. Non è più così facile nasconderle, ora che le temperature costringono alle maniche corte, e quei lunghi segni bianchi decoravano il suo avambraccio da adolescente come tatuaggi indelebili. Alcune, più spesse delle altre, mi hanno fatto capire che il taglio inflitto doveva essere stato piuttosto profondo.

Così ho aggrottato le sopracciglia. Mi fa rabbia vedere queste cose; insomma, che buon motivo hai per tagliarti? Il mondo è crudele? La fidanzata ti ha mollato? Devi dimostrare a tutti quanto soffri? Oh, come ti sembra romantico, il gesto di afferrare una lametta e disegnare piccoli righi rossi sul tuo braccio! Oh, com’è romantico, questo grido di aiuto! Altro che piangere e strepitare! E nessuno, nessuno ti può capire, vero? Nessuno ci riesce perché tu, dall’alto del tuo piccolo piedistallo di rovi e di lacrime, ti senti un poeta maledetto, dedito all’autodistruzione che noialtri, poveri mortali stolti, non possiamo capire!

Ero così infastidita dalla vista di quel braccio ricoperto di cicatrici che avrei voluto andargli vicino e dirgliene quattro. E stavo per farlo, quando sono salite due donne e hanno cercato di mettere il passeggino lì, accanto a lui, che stava nella zona del bus dedicata a passeggini e sedie a rotelle. Si è lasciato pestare il piede dalla ruota del passeggino, le donne gli hanno detto qualcosa e lui ha farfugliato qualche parola, credo fosse: “Tanto adesso scendo”, poi si è diretto all’uscita del bus e lì è rimasto, in piedi, piccolo zombi con il braccio pieno di cicatrici e le spalle curve, ad osservare il vuoto. Quando è toccato a me scendere, credevo che lui mi avrebbe preceduta, ma non lo ha fatto: ha continuato a rimanere lì, in piedi, assente, ad occupare tutto lo spazio, così, non so se inconsciamente, gli ho dato una spallata non troppo forte, forse per cercare di svegliarlo, per vedere se c’era qualcuno dentro quell’involucro di carne e capelli biondi.

Niente, lui non ha fatto una piega, ed io sono scesa, e mi sono voltata per vedere se avesse avuto qualche reazione postuma, se mi avesse mandata a quel paese, se avesse avuto un ghigno, un’espressione di fastidio, un qualcosa che rivelasse la sua umanità insomma, il suo essere vivo. Niente. La sua faccia e i suoi occhi azzurri hanno continuato a fissare il vuoto, maschera dura e indolente verso tutto ciò che gli stava capitando intorno. E allora ho pensato a sua madre, ai suoi genitori, a come non saprei cosa fare con un figlio così, pur sapendo di dover fare qualcosa. Mi è venuto il dubbio che forse è un tossico, senza doversi necessariamente drogare in modo pesante – forse ha fumato troppa maria? Non so, fatto sta che sono stati la sua totale indifferenza verso quella ruota del passeggino che gli ha pestato un piede, quel suo non spostarsi né parlare, che mi ha bloccato dal dirgli qualcosa. Quegli occhi vuoti, privi di espressione, di luce, di brillantezza. Perché reagiva così? Il mondo, in mia vece, aveva fatto qualcosa per interagire con lui e lui non aveva fatto niente. Era un manichino, finto eppure vero, quello che ho incontrato oggi sul bus.

 

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2 Comments

  1. Senza voler creare polemiche ma mi sembri particolarmente dura in questo post. Sei partita dal presupposto che quei tagli se li sia fatti, anche io ho una cicatrice lunga tutto il braccio destro ma è da addebitarsi ad un intervento che ho fatto da piccolo. Conoscevo una persona che come me aveva il braccio segnato ma a causa di un incidente.
    Sei rimasta irritata perchè non ha reagito al fatto che gli abbiano pestato il piede? Devo essere sincero è capitato anche a me e nemmeno io ho reagito ma semplicemente per il fatto che non volevo mettere in imbarazzo la persona che me l’aveva calpestato.
    Quello che voglio dire è che probabilmente sei rimasta irritata perchè hai visto la cosa secondo il tuo punto di vista senza considerare la cosa sotto altre sfacettature.
    Però ribadisco, io non c’ero, sto a quello che scrivi e la mia intenzione non è di fare polemica.

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    • Nessuna polemica. 😀
      Quei tagli erano auto inflitti; nel post non li descrivo ma erano circa una ventina, paralleli tra loro, attraversavano tutto l’avambraccio in senso orizzontale ed avevano una traiettoria sicura e definita (una ferita accidentale non è dritta in quel modo, a meno che non ti abbia graffiato un gatto, un lupo mannaro o un rastrello. E questo senza voler fare l’anatomopatologo che non sono).
      Hai ragione quando dici che ero irritata; vedere un ragazzo adolescente che si taglia in quel modo (spesso per ragioni cretine, come quelle di sentirsi figo e poeta maledetto) mi irrita sempre tantissimo, ma poi, quando ho visto che non aveva alcuna reazione a qualsiasi cosa entrasse in contatto con lui (che sia una ruota del passeggino, una spallata, una frase rivoltagli) il mio sentimento è cambiato: ho provato tristezza, incredulità, voglia di aiutarlo.

      Anche il periodo “Si è lasciato pestare il piede dalla ruota del passeggino, le donne gli hanno detto qualcosa e lui ha farfugliato qualche parola, credo fosse: “Tanto adesso scendo” non lo descrivo a pieno nel post e dunque può essere interpretato in diversi modi. Quando le donne gli hanno parlato (mi sembra gli abbiano chiesto di spostarsi un po’ più in là, ché, non lo vedeva, gli pestavano un piede con la ruota) lui non ha risposto, ha continuato a fissare il vuoto, assente. Quando le donne hanno ripetuto la frase un po’ più forte, lui si è scrollato, ma farfugliando qualcosa in modo confuso, abbassando gli occhi. Insomma, era un manichino, un involucro la cui anima chissà dov’era.

      Quello che più mi ha impressionata sono stati, come scrivevo nel post, i suoi occhi vacui: non avevano bagliore, non c’era anima lì dentro, fissavano il nulla vedendo chissà chi. Non so cosa stessero guardando. L’ultima interazione che ho avuto con lui è stata quella spallata, non so se con la volontà incosciente di vederlo avere una reazione di qualunque tipo. Ed invece niente. Allora mi sono fermata a pensare. Perché autodistruggersi in quel modo? Forse allora quei tagli erano stati dettati da un reale malessere, da problemi seri? Non lo saprò mai. Ma ogni volta che ripenso a quel ragazzo, sento una triste rabbia di impotenza crescermi dentro. E mi chiedo se sta bene, e spero che stia meglio.

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