Il CardioGAG

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Ieri ho avuto l’ennesima conferma che la palestra è un luogo infido ove, invogliati dai poster di giovani esemplari umani abbronzati ed in forma, si viene convinti, come novelli masochisti, a pagare del prezioso danaro per perdere ogni dignità.

Prendiamo la lezione che ho seguito ieri, ad esempio. CardioGAG. Sapevo a naso di cosa si trattasse, sapevo che avrei sudato, ma ciò che non sapevo è che lì nessuno avrebbe sudato tranne me. Accerchiata da ventenni avvolte in tutine all’ultima moda che Jill Cooper può accompagnare solo, ho sperimentato quanto possa essere incredibilmente lunga un’ora di orologio. In un pratico elenco puntato andrò a narrarvi i motivi per i quali ho trovato la lezione non solo faticosa, ma anche demoralizzante.

  • L’abbigliamento 

Come anticipato, le ventenni indossavano tutine nere con inserti colorati, fascianti & snellenti, che rendevano i loro giovani corpi affusolati e sodi. Guizzi giallo, verde acido e rosa shocking (molto anni ’80 devo dire) allietavano la sala dove si svolgeva la lezione. Io avevo indosso i pantaloncini di Marito, poiché l’unico paio di indumento sportivo che posseggo al momento sono dei leggins lunghi e capite bene che non è il caso, con 40°, di mettere dei leggins. E no, l’aria condizionata della palestra non è sufficiente a far dimenticare i 40°. I pantaloncini di Marito, così “niente male” nello specchio della camera da letto, sono risultati incredibilmente grandi e poffosi nello specchio della palestra, rendendomi infagottata e mascolina: uniti al bordino del calzino che fuoriusciva dalla scarpa da ginnastica non propriamente aereodinamica, riuscivano a rendermi simile ad un calciatore delle squadre paesane pronto a buttarsi in campo per la coscia di prosciutto messa in palio come primo premio.

  • Il sudore

Nessuno sembrava sudare, ieri pomeriggio. Nessuno, ovviamente, a parte me. Ero porpora – sicuramente la mia carnagione bianco latte non ha aiutato a mascherare il rossore – e lucida in volto, con piccole gocce che scivolavano, ridacchiando, lungo gli zigomi. Le altre? Abbronzate, opache, asciutte: se hanno sudato, è stato un sudore invisibile tipo quello della pubblicità Borotalco. Maledette.

  • La disinvoltura

Io annaspavo e cercavo disperatamente di respirare. Cercavo di capire la coreografia, la musica, il tempo; le altre già sapevano come muoversi e addirittura, quando l’insegnante si è fermata, sono state in grado di continuare senza di lei. Al momento degli esercizi a terra hanno ciarlato tra loro tranquillamente, chiacchierando del più e del meno, mentre io, disperata, già vedevo la Madonna. Nel famigerato specchio di cui sopra – frontale, ovviamente, a noi che facevamo gli esercizi – ho notato l’abissale differenza tra le mie gambe pallide che si agitavano ridicolmente nell’aria e le loro, abbronzate e scattanti, di chi sa come si sta al mondo.

Ho cercato di fare la splendida, nel tentativo estremo di conservare un po’ di dignità, quando l’istruttrice mi ha chiesto come andasse: ho risposto che andava bene, e che sarei tornata; l’ultima volta avevo patito di più (l’ultima volta è stato sei mesi fa, per sbaglio, perché mancava l’istruttrice di Zumba). Lei ha sorriso e un’altra partecipante al corso (una splendida signora di mezza età, cui aspiro diventare tra qualche anno luce) ha detto sorridendo: “E si è trattenuta! Di solito è più dura! E’ che siamo a luglio, ed è stanca…” Il sorriso che avevo anch’io sul volto si è congelato, mentre il mio cervello riusciva a dirmi una cosa sola: “Bene. E’ finita”.

Ma ho già un piano in mente, amici. Prima di tutto, comprerò anch’io tutine fighe che mi rendano agile e veloce. Tutine adatte per sudare, tutine carine, tutine per persone motivate. Tutine studiate per il corpo femminile, che non rendano simili a sacchi di patate. Poi prenderò una fascia per capelli, di modo da non venire accecata nuovamente dal sudore (a proposito, quanto ho letto nei libri è vero; credevo fosse un’esagerazione letteraria, il sudore può davvero andare negli occhi e BRUCIA se lo fa, don’t try this at home). Poi, con molto coraggio, tornerò ed affronterò una nuova lezione di CardioGAG. Male che vada stramazzerò al suolo. Ma almeno, sarò figherrima con la mia tutina nuova addosso.

Speriamo bene.

Bridget Jones

Lo dicevo, qualche post fa, che Bridget Jones è sempre attuale.

Organizzare un matrimonio – pt 2

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Nell’immaginario collettivo, la futura sposa è una creaturina amabile, seduta su di una sedia accanto ad una finestra, a sognare del suo futuro marito. E’ emozionata, piena d’amore, presa da una felicità incontenibile ed impossibile da esprimere con parole umane. E’ lì, la creaturina, è lì a torcersi le manine sorridendo al pensiero del suo grande amore all’altare, immaginando quando percorrerà la navata della chiesa al braccio del padre verso il suo Lui, e mentre immagina questo sorride, con una lacrima che le vela appena gli occhioni pieni di fiducia e di felicità.

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Ecco, dimenticate tutto questo.

Nella realtà la sposa è una creaturina indaffarata, a tratti isterica, il cui già pregevole cervello deve elaborare mille informazioni e risolvere mille problemi alla volta. Esistono milioni di tradizioni, dettagli, personaggi da gestire, per una sposa. Deve pensare a quale fiori vuole, di che colore li vuole, in che numero, forma e dimensione li vuole; deve scegliere il vestito, i gioielli, i capelli, il trucco; deve combattere con i parenti, le amiche, i fornitori; deve saper correre da una parte all’altra rimbalzando come una pallina da ping pong e, se come me prepara da sola i dettagli della propria location, deve sviluppare doti manuali o aumentare quelle che già possiede. Non avrà tempo per torcersi le manine e pensare con paura al grande giorno: sarà così indaffarata che la sera prima del matrimonio crollerà sul suo lettino da zitella sfinita, fisicamente e mentalmente. Guiderà, si arrabbierà, suderà e strepiterà; risponderà al telefono, cercherà in tutti i modi possibili di non sembrare un’isterica pazza furiosa, tenterà di far capire ai fornitori cosa vuole e in che modo lo vuole. Il giorno del matrimonio non si godrà alcunché di ciò che ha fatto: vedrà tutto come in un sogno, un bellissimo, incredibile, meraviglioso sogno in cui tutti assumono magicamente le proprie posizioni e seguono i propri ruoli; il tempo si srotolerà in modo assurdo ed innaturale e tutti i programmi che si era fatta – esempi a caso: controllare l’entrata dei personaggi in chiesa, controllare se la fioraia ha disposto bene i fiori, controllare se il tableau mariage è stato montato in maniera corretta dal ristoratore – andranno bellamente a farsi una passeggiata. Sarà una creatura in balia degli eventi: sballottolata a destra e a manca non farà in tempo a dire sì che si ritroverà con un anello al dito, senza aver toccato nulla della propria cena di matrimonio causa giro dei tavoli, inappetenza, ospiti che vengono al tavolo per chiedere come si senta. Sorriderà, dondolerà, sarà una graziosa damina bianca fino a quando, esausta dalla quantità di Esseri Umani con cui verrà in contatto, crollerà in maniera quasi sublime ed impalpabile davanti al suo sposo, che, intenerito e preoccupato, le prenderà la manina chiedendole di fare un ultimo sforzo. Così la sposa si raccoglierà: andrà alla toilette, resterà dieci minuti in sacrale solitudine – durante i quali si sprecheranno le soliti, originali battute: “Ah ah! E’ già scappata eh?” e riemergerà più bella e fresca di prima. Sarà travolta di nuovo da una serie di eventi e persone che le faranno perdere la cognizione del tempo e quando infine le luci si spegneranno e la musica lascerà il posto al silenzio, quando gli ospiti se ne saranno andati e rimarrà da sola con il suo Lui, la sposa, tolte le scarpine col tacco e il vestitone di 15 kg, finalmente crollerà sul talamo nuziale tirando un respiro di sollievo e liberazione.

“Ce l’abbiamo fatta” dirà sorridendo al suo marito nuovo di zecca. E tutto quello che ha patito in quei mesi sembrerà essere volato via in un soffio. Quasi le sembrerà di aver esagerato, di essersi arrabbiata per niente.

Una sola parola mi viene in mente: Matrimoniadi, citando, con questo, @Tegamini.