Piove

Standard

Amo quando piove, l’ho già detto vero? “Almeno una decina di volte” (voci sparse che mi risuonano nelle orecchie)

Stamani poi sono riuscita ad alzarmi, vestirmi, truccarmi (e senza usare il fondotinta!) e scendere giù in piazza. Nonostante sia uscita di casa alle 11.40 è stato piacevole uscire a fare una passeggiata, prendere un ginseng con mamma e fare un po’ di vita social. Sono stata da Claudia a farle un saluto (lo ammetto, sopratutto per sfuggire al mazzi che camminava avanti a me. Non per cattiveria ma non avevo voglia di attaccare bottone e ripetere mille volte “no grazie” al sicuro caffè che mi avrebbe offerto) e dal Sabaticcio. Ho scelto appositamente di fare il giro lungo e non tagliare per il borgo, come faccio sempre, proprio per godermi la girata. Di solito quando esco scelgo sempre la strada più breve e le opzioni che mi consentono di risparmiare più tempo possibile, ma sono convinta che se prendessi le cose con maggiore calma vivrei meglio. Sono arrivata su al boschetto e mi sono seduta sulla ormai famosa “panchina di Stefano”, ho provato a condividere una foto con Instagram (questa del post, nella fattispecie) ma, ovviamente, il debole segnale che riesco a prendere è scomparso. Mi sono goduta lo spettacolo dei ragazzini delle medie che uscivano da scuola e non ho potuto fare a meno di pensare a quando uscivo di scuola io, di come a quell’ora fossi nel boschetto che risalivo la china mentre gli altri erano giù in strada a saltare nelle macchine. Tornata a casa sono riuscita poco dopo per mettere la benzina nel mostro, dove ho dato uno smacco ad un certo Claudio che pensava di sapere tutto lui sulle pompe, certo com’era che m’avrebbe fregato i 5 euri di benzene che gli avevo dato al riaggancio della pistola, e poi a pranzo.

S’è fatta sentire Dalila, chiedendomi perché non potesse accedere al blog. Chissà se se ne sono accorti altri.

Sono arrivate le analisi a Stefano, perfette, almeno quello. Spero che sia più tranquillo ora.

Dovrei riguardare un po’ di tesi, dato che non ho libri da studiare o da leggere per l’università, ma mi fanno male i muscoli del corpo come avessi la febbre e mi sento stanca. Non so se ho voglia di farlo… più che altro non ho voglia di stare seduta alla scrivania. Vediamo.

Insta… words?

Standard

Ci sarebbero tante cose da dire e da raccontare, da come ho ricoverato uno dei miei “gattini di campagna” a casa mia che stava male perché debilitato dal troppo caldo, di come io e mio fratello ci siamo messi a giocare a Uno di nuovo anche se fa tanto vintage, del fatto che mio papà mi abbia costruito un’amaca, oggetto che desideravo da quando la vidi sotto il portacoda di Paperino per la prima volta su “Topolino”, del fatto che mi sia fatta una scorpacciata di Rat Man in pochi giorni, del fatto che abbia scoperto di amare più Lomo Camera che Instagram, di come abbia partecipato alla mia prima sfilata medievale e di come abbia rimesso a nuovo il sito di mia mamma. Ma più di tutto, quello che mi preme rivelare al mondo è che a volte l’intolleranza a certe situazioni possa essere, a dispetto delle apparenze, benefica, poiché permette di stare meglio con se stessi e con gli altri.

Non sottovalutatela!  :witch:

P.S. Il nuovo vestito del blog è opera della mia deliziosa quanto geniale amica Laurie: è o non è stupendo?

Standard

Sicuramente conoscete la voglia di scrivere qualcosa sul proprio blog ma di non sapere cosa. Quella vocina che vi sussurra: “Aggiorna, aggiorna”, quella voglia di sentir picchiettare le dita sulla tastiera e di leggere nel proprio template il risultato di quel suggerimento. Poi però, una volta seduti di fronte allo schermo, il vuoto: “Sì, va beh, e ora? Di che scrivo?”

In realtà avrei tanti spunti da sviluppare: ci sono ancora i miei disegni per la rubrica “La pazzia di Vale”, ci sono le foto che ho scattato in questi giorni, ci sarebbe da parlare dell’incoscienza/follia che spinge le persone ad analizzare e condividere ogni minima parte della propria vita col resto del mondo (ho trovato video su You Tube di gente che filma qualsiasi cosa, anche la tazzina di caffè e il biscotto che mangiano per colazione accompagnati dalla minima descrizione del rituale quotidiano), ci sarebbe da parlare di Rossella, il seguito di Via col Vento che finalmente ho terminato di leggere, ci sarebbe da parlare del Trono di Spade, che ho quasi visto per intero… solo che poi arrivo qui, davanti al pc, e tutti i miei buoni propositi si perdono miseramente, sciogliendosi in questo caldo africano di mezza estate che scaccia concentrazione e voglia di metter in fila due parole comprensibili ed in italiano corretto.

Forse dovrei fare con Don Abbondio, leggere prima qualche librone impegnato e poi mettermi alla tastiera. Ci sta che un po’ d’ispirazione tornerebbe.

P.S. Se giocate a Pet Society sappiate che io sono attiva. Anche troppo. La voglia per quello m’è tornata.