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Studio studio studio.

Sono in preda allo studio, tanto da aver quasi perso la voce a forza di ripetere. Per questo non aggiorno da tanto, punto primo perché non ho niente di nuovo o interessante da dire (non faccio altro che studiare) e punto secondo perché anche se mi farebbe piacere condividere qualcosa con il web arrivo alla sera così stanca e svogliata che manco d’ispirazione e di concentrazione, necessarie per poter scrivere un post in un italiano decente o quasi. Per esempio, ieri sono andata ad un convegno organizzato dal mio comune in occasione della ricorrenza della strage di Capaci (unica distrazione concessami dalla mia clausura intellettuale). E’ stato interessante e commovente (sulle note del sax, che ve lo dico a fare, ho sentito gli occhi inumidirsi) ed è stato piacevole reincontrare Luciana, la scrittrice del libro di cui ho letto qualche stralcio in biblioteca), che oltre a tre ore di qualità mi ha regalato anche le sue Galatine (galeotta è stata la mia esclamazione di goduria quando le ha tirate fuori dalla sua borsa: “Uuuuuuuh le …

Del Cyrano de Bergerac

Ogni volta che si legge o si sente questo nome due immagini si materializzano nella nostra mente: un naso lungo e puntuto guarnito da un paio di baffoni e una frase, resa celebre dai Baci Perugina: “Il bacio è un apostrofo rosa tra le parole t’amo” di cui però ci sono diverse versioni, tra cui quella che preferisco è “Un punto rosa sulla i di Ti Amo.” Il Cyrano parla dell’eterna favola della Bella e la Bestia, di un uomo tanto insicuro e bello dentro quanto spavaldo e brutto fuori, di un innamorato ardente e appassionato che riversa tutti i suoi sentimenti in lunghi sospiri e sguardi lanciati solo da lontano. E’ una storia il cui filo conduttore si basa sul famoso detto “l’apparenza inganna”, e che mostra militari poeti, bruttoni bellissimi e bellissimi animali, seppur con grazia di spirito e amor proprio. Cyrano attribuisce tutte le sue insicurezze al suo naso: si fa beffe egli stesso dell’appendice al centro del suo viso ma non permette nessuna burla da altri, pena una toccata della sua famigerata …

Giulio Scarpati

Ieri sera io e S. siamo stati al teatro, a vedere “Troppo buono“, di Giulio Scarpati. Non ho mai visto il teatro del mio piccolo paesino così gremito, forse attratti dal ridondante nome che recitava sulle scene. Con mio grande gusto i nostri posti erano sul loggione, per cui ho potuto godermi le signore che si apprestavano a vedere lo spettacolo comodamente seduta dall’alto. E qui, le risa. Eh sì, perchè le signore che vanno al teatro, devono infiocchettarsi tutte, e truccarsi, per essere in tono con l’ambiente. E fare l’occhietto al bell’attore dallo sguardo celestino, magari credendo di essere ricambiate. E dunque ecco sfilate di donne ultra cinquantenni, riccamente ornate di pelliccie (spero ecologiche) di tutti i colori (paglia e marrone, marrone e marroncino, nera e bionda) dal quale spuntava una testa avvizzita e ricoperta di rughe, ma con grossi e pesanti orecchini a far bella mostra di sè ed accecare i poveri che incorrevano nel loro sbrilluccichìo, labbra simili a prugne secche con un rossetto dello stesso colore mordicchiarsi nervosamente, occhi dalla palpebra …