Organizzare un matrimonio

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Ebbene sì: sono mancata per un mese intero a causa del mio… matrimonio. La vostra diario di carta si è sposata!

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Organizzare un matrimonio è qualcosa di incredibilmente divertente ed istruttivo, da un certo qual punto di vista.

So bene che è un’esperienza stressante, faticosa e a tratti allucinante; tuttavia permette di venire a contatto con diverse persone e di conoscere davvero quelle che credevate di conoscere.

In questi lunghi mesi di preparazione, infatti, sono venuta a contatto con svariate tipologie di personaggi, che mi divertirò ad elencare qui sotto.

La tizia dell’agenzia di viaggi

Efficientissima, velocissima, iperconnessa. In cinque minuti ha organizzato il nostro viaggio di nozze chiamando da Roma a Bangok passando per Dubai (era così, no?) Unica pecca: o si fa così o si fa pomì. Alle nostre richieste (legittime) di trovare un modo alternativo per permettere agli invitati di farci il regalo che non fosse il suo sito online (per di più poco curato nei dettagli), si è chiusa a riccio in un modo impressionante, e, ultimamente, non ha neanche più risposto alle nostre mail. Sarà mica perché l’hotel delle prime due notti ce lo siamo cercati da soli?!

Le cinesi

“Sì sì, arrivano domenica, anzi lunedì i barattoli che ti servono”. Lunedì e niente. Martedì e niente. Giovedì e ancora niente. “Meglio se vai da un’altra parte” mi dice. Io ho voglia di dire qualcos’altro. Ho comprato da loro 6 barattoli e me ne servono altri 7. Devo cercarli altrove, ma preferirei fossero uguali ai loro. Alle nostre rimostranze le cinesi rispondono “non lo so” “non capisco” “anonuanonuei” “漢字, 汉字 漢字, 汉字漢字, 汉字漢字, 汉字”.

Le amiche della sposa

Nel gruppo di addio al nubilato parte delle invitate non ha risposto – badate bene, non ha proprio risposto – perché “non conosceva nessuno” “il telefono è caduto nell’acquario” “a lavoro non potevo usarlo”. Nel gruppo di addio al celibato, invece partecipano tutti. Colgo l’occasione anche per rimarcare le differenze tra il cromosoma x e quello y in determinate circostanze della vita. Nulla come un’amicizia lega per sempre, nulla eccetto quello che si lega al dito dopo queste cose. Dopo la fede, ovvio.

Il parroco

“Questi fiori li metterei qui” “Mi raccomando, non troppi fiori in chiesa” “Né coriandoli” “Né piatti” “Oh, qui starebbero benissimo le ceste!” “Questi mettili così” “No, mettili qua” “Le candele così!

Ho beccato l’Enzo Miccio dei sacerdoti.

I topi ballano quando il gatto non c’è.

Il proprietario del ristorante, proprio durante la cena del nostro matrimonio, purtroppo aveva un altro impegno e quindi non ha potuto essere lì per gestire il tutto. La cena è andata bene, ma poteva andare meglio: ci sono state cameriere che hanno rovinato sorprese, condendo il tutto con estera presunzione, cameriere che hanno sbuffato per regolare la musica e cameriere che, arrivando alle spalle, afferrano il braccio della sposa rischiando di prendere un uppercat.

La finale di Champion’s League

“Ma c’è un televisore in sala?”

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(Le gif rappresentano le mie reazioni alla domanda posta e sono state inserite nell’ordine cronologico e di frequenza alla stessa.)

(continua…)

Del perché io abbia finito per odiare Bloglovin’

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C’era una volta Bloglovin’ (proprio così, con l’apostrofo finale). Era un ameno aggregatore di feed, che ti permetteva di raggruppare in un unico, meraviglioso, comodissimo posto tutti i blog che seguivi anche se ospitati su piattaforme differenti. Certo, si notava una certa propensione per i fashion blog (si capiva che erano i cocchi della maestra) ma c’era, ad ogni modo, la possibilità di seguire e pure di commentare i blog che più ci piacevano direttamente nella finestra di lettura dell’aggregatore.

Poi ho smesso di stare dietro al mondo dei blog, e, con questo, ho smesso di stare dietro a Bloglovin’.

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Che, nel frattempo, ha visto bene di cambiare anche il logo.

 

Qualche tempo fa ho fatto nuovamente l’accesso e ho trovato tutto molto strano e diverso, tutto molto… social (rabbrividisco). Adesso si seguono non solo i blog, ma anche i loro autori. Nel senso che c’è la pagina dell’autore e la pagina del blog che gli appartiene. Proprio come su Facebook.

Io odio Facebook.

Non solo ha livellato tutto, portando ogni cosa sullo stesso piano, sia fisico che mentale, non solo ha peggiorato l’Internet, amplificando la voce degli stolti, ma ha anche appiattito ogni altro social o piattaforma o sito o cosa già esistente sull’internet appropriandosi della sua intima essenza per renderla uguale a se stesso.

Io odio Facebook.

E insieme a lui odio il nuovo Bloglovin’, in cui sono entrata poco fa dopo secoli. Non ci capisco più niente. Perché i nuovi post sono messi in forma di griglia e non posso più disporli in colonna? Perché se ci clicco sopra non appare solo il post ma l’intero blog? Perché hanno modificato la possibilità di saltare comodamente da un post all’altro, rimanendo nella stessa finestra di lettura? Perché deve esserci la pagina dell’autore e quella del suo blog, di modo che io mi confonda sempre credendo di andare sulla seconda per finire sulla prima e per questo imprechi e pianga mentre chiedo al Cielo PERCHÉ DEV’ESSERE SEMPRE TUTTO UGUALE AL DANNATO FACEBOOK?

Non esiste più Google Reader. Non esiste più il Bloglovin’ che conoscevo. Non ci sono più le mezze stagioni. Cosa mi rimane, dunque, per leggere un post in santa pace? Devo per forza abbonarmi e farmi inviare i nuovi post tramite email? Devo salvare i miei blog in una cartella nella barra dei preferiti sul browser e cliccarci sopra ogni tanto, per vedere se sono stati aggiornati?

Se qualcuno ha un’idea su come affrontare/risolvere la cosa, lo prego di battere il celebre colpo. Va bene anche un colpo di tosse. O una citofonata.

[Io odio Facebook semper, in secula seculorum.]

Sun Kil Moon – Heron Blue

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Ho saltato un bel po’ di challenge giornaliere; se avessi deciso di cominciare dal principio anziché dal giorno in cui ho scritto il post a quest’ora avrei già finito… mi sono quasi pentita di aver scelto questa sfida; credevo mi avrebbe portato a conoscere canzoni nuove ma per la maggior parte mi ha fatto conoscere canzoni deprimenti o (per me) inascoltabili… ad ogni modo, una promessa è una promessa, e dunque eccoci con il giorno 17 e la canzone Sun Kil Moon degli Heron Blue.

Non conosco questo brano, ma non mi dispiace. Ha un ritmo lento, ripetitivo, quasi sonnolento… la descrizione del video che ho riportato qui dice “mesmerizing music”, ed in effetti direi che, volendo, potrebbe essere ipnotizzante. La pecca è che alla lunga fa venire sonno… è molto lungo (07.38) e il ritmo è sempre uguale; essendo poi lento e morbido rilassa… anche la voce del cantante aiuta, bassa e roca com’è.

Not to bad, anyway. Not to bad.