A volte Fox ha ragione.

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Partiamo dal presupposto che io, agli oroscopi, ci credo il giusto.

Li leggo quando mi capita, ma di certo non sto tappata in casa se mi dicono:”stacci perché il giorno è infausto”. Credo nelle caratteristiche del segno, quello sì, perché vedo che ci azzeccano di quando in quando. Ma e dico ma non sono una fanatica. Guardo la classifica di Paolo Fox insieme a mia mamma, per divertimento, perché lei è sempre stata appassionata di oroscopi fin da quando posso ricordare, anche se non si è mai messa a fare gli scongiuri se Branko le diceva che era una giornata sfortunata nè a sperperare denaro se le prevedeva una vincita alla lotteria. Domenica scorsa quindi, come di tradizione, abbiamo guardato insieme l’oroscopo di Paolo Fox. Io (verginella) ero all’undicesimo posto, e questa settimana avevo ben due esami da sostenere: uno canonico che avevo deciso di preparare di mio (diritto tributario) e l’altro (quello di cui avevo già parlato qui) per cui avevo deciso di fare la secchioncella e provare con la domanda in più per migliorare, a patto ovviamente che il voto rimanesse quello che avevo preso all’epoca. Uno era mercoledì, l’altro giovedì. Con il matrimonio di mio cugino di mezzo e gli esami a così poca distanza ravvicinata l’uno dall’altro ho dovuto per forza arrangiarmi e il lunedì e il martedì l’ho passato a ripassare i 5 libri di diritto penale II di cui avevo già preso 26 ma che volevo migliorare.

Il mercoledì vado in facoltà, pronta & preparata, pensando:”Evvai, almeno uno lo levo oggi, in ogni caso lo passo di sicuro, così mi tolgo il pensiero e preparo l’altro”. Mi avvicino alla bacheca e noto con grande, enorme disappunto che l’esame è stato spostato a venerdì, cioè ieri, per motivi e cause sconosciute. “merda” penso ma cerco di trattenermi perché si dà anche il caso che l’esame era di pomeriggio per cui avevo sprecato ben due giorni e mezzo a ripassare cose per le quali avrei dovuto essere pronta solo due giorni dopo, quando l’altro esame era il più importante dato che non avevo l’avevo ancora passato, come invece questo qui. Si dà anche il caso che mia mamma era venuta con me, dato che doveva andare a fare scorta al magazzino per gli alimentari del suo negozio e quindi la macchina serviva anche a lei oltre che me. Quindi ho dovuto aspettare (aiutandola per far prima) che facesse la spesa al magazzino dato che le scorte della bottega erano finite perciò sono arrivata a casa solo alle sei e mezzo, con l’altro esame che mi aspettava il giorno successivo. (Per chi si chiedesse:”non potevi prendere un pullman per tornare a casa prima?” rispondo che i pullman ce l’hanno tolti tutti di pomeriggio visti i tagli che hanno dovuto fare per la mancanza di dindi, quindi ero intrappolata lì e dovevo aspettare per forza la mami.) Tornata a casa mi sono messa subito sotto a ripassare (pure tributario poi, materia con la quale non è che abbia moltissimo feeling dopo tutto) e ho ripassato per tutta la sera e anche per tutta la mattina dopo (fortuna che anche questo era di pomeriggio). Il giorno dell’esame mi reco all’università e trovo un altro biglietto affisso alla bacheca, con su scritto che il prof sarebbe arrivato un’ora più tardi per esaminarci. “Meno male che però l’esame è oggi”, ho pensato, così ho continuato a ripassare insieme agli altri che aspettavano con me. L’esame è andato bene, per fortuna, ma avevo l’altro che mi aspettava il giorno dopo, più le ripetizioni di latino che avevo deciso insieme alla mia piccola “allieva”. Le ho mandato un messaggio spiegandole il tutto e mi sono rimessa giù a ripassare. Ieri sono arrivata all’università stanchissima. Ero stanca mentalmente, ma non avevo intenzione di mollare proprio allora, con tutta la fatica che avevo fatto. Una vocina infatti continuava a ripetermi:”ma chi te lo fa fare, prendi il 26 e basta…” ma la scacciavo sapendo che era solo la stanchezza a parlare e che io dopo essermi fatta il culo cubico in quel modo la domanda la pretendevo, cavolo, e se poi non rispondevo bene quella era colpa mia ma almeno me l’ero fatta fare. Arriva anche l’altra ragazza dell’altra volta, la moglie del pm, che aveva preso 30, e mi dice:”oh, se ci vuole fare qualche domanda io non la voglio, l’esame l’abbiamo fatto l’altra volta, io non voglio ripeterlo eh, oh diciamoglielo puntiamo i piedi che io non ho più preso in mano i libri da allora” anche dopo che le avevo spiegato che io invece la volevo fare la domanda. Un altro ragazzo mi chiede la differenza tra la connessione causale nell’omicidio colposo tra il Ramacci e il Fiandaca-Musco dicendomi che mentre nel primo la connessione è anancastica la seconda è invece susseguente a regole scientifiche ma decido di ignorarlo beatamente dato che io infatti ho sviluppato un astuto piano calcolando le varie probabilità ricavate da dati certi: la prof è fissata coi delitti contro l’amministrazione per cui ho ripassato meglio quelli, invece che gli altri 4 libri. Ho dedotto quindi che se deve farmi solo una domanda sarà su quelli, al 90%. Per cui sicura di questo studio di settore improvvisato mi siedo sulle seggioline e aspetto che arrivi. Arriva circondata dagli assistenti (io non l’ho neanche mai vista pertanto deduco nuovamente che sia lei) e magia delle magie, è lei che mi chiama. Lei vuole farmi la domanda, non è una cosa facoltativa che ho scelto di fare io, è una domanda che lei deve farmi perché così è l’iter dell’esame. L’altra ragazza sbianca: a noi infatti avevano detto che dovevamo solo verbalizzare e che se volevamo migliorare il voto potevamo farci chiedere una domanda bonus. a quanto pare invece è un esame fregatura: abbiamo dovuto faticare il doppio perché abbiamo perso ben due mesi interi al contrario del mese che ci hanno impiegato gli altri, più il doppio stress. Cerco di ignorare la stizza montante perché mi dico che devo stare calma: non posso gettare alle ortiche tutto questo lavoro, tanto io la domanda la volevo, quindi non ho niente da preoccuparmi. Mi siedo e lei mi chiede se ho un argomento tra quelli studiati che preferisco: “i delitti contro l’amministrazione!”  rispondo sicura (anche se i miei preferiti sono quelli contro la persona) e un pò mi gaso perché il ragionamento diabolico che ho fatto ha portato i suoi frutti. Mi chiede la concussione, reato che, secondo le sue parole, va di moda. Sorrido e mi gaso ancora perché ho concentrato i miei ripassi proprio sul peculato, la concussione e la corruzione, prevedendo che mi avrebbe chiesto quelli perché i più importanti. Comincio e vado come un treno, le dico tutto a macchinetta senza nemmeno pensarci, tutto perfetto, lei annuisce mi dice “molto bene” e poi mi fermo. Ho detto tutto ciò che dovevo. Mi chiede la differenza tra concussione e corruzione, l’istigazione alla corruzione (quindi non è una domanda sola!) e io paro tutti i colpi. “Va bene… allora io le posso dare un… 27.” Ci rimango male. “Come” penso. “A Manuel da 24 lo passò a 27, ben tre punti in più, perché a me solo di un punto? Ad Antonio fece lo stesso, tutti mi hanno detto di stare tranquilla, perché è buona, perché è di voto alto facile…” Non volevo mica un 30, questo no, ma pensavo di arrivare almeno fino a 28, visto che le domande erano due e io ho risposto bene a entrambe. Ma niente, è stata irremovibile, per cui 27 era e 27 è rimasto. Ovviamente io l’ho preso. E le ho ricordato di firmare il libretto (se l’era pure scordato). Mentre me ne andavo il ragazzo anancastico aveva due pomelli rossi al posto delle guance e mi ha rivelato di aver fatto scena muta di fronte ad una domanda. Ora aspettava il suo turno dalla prof ed era disperato. L’altra ragazza era sotto, non so se è riuscita a conservare il suo 30 o l’ha abbassato (spero per lei che ce l’abbia fatta).

Io me ne sono andata, ho comprato il libro per il mio prossimo esame (600 pagine in poco meno di un mese, ce la farò? Appelli messi a testa di cazzo proprio) e mi sono sentita improvvisamente stanchissima e pesante. Ero sempre un pò incacchiata per quel misero punto in più ma ho pensato di essermela scappottata per benino, perché se non avessi fatto la secchioncella quella mi avrebbe interrogato lo stesso e che al posto di un 27 ora avrei un 24 o un 25 dato che non avendo ripassato e con gli altri cazzi e mazzi che ho avuto durante il periodo non avrei avuto nemmeno il tempo di farlo, così per sport o per scrupolo. Per cui mi sono sentita più sollevata.

E mi sento di dire: Paolo Fox, avevi ragione. O avevi ragione oppure me l’hai tirata, perché nonostante io abbia superato questi due esami devo dire che l’ho fatto nel modo più faticoso e strano possibile. Mica pizza e fichi.

…e di ragazze fulve e ricciolute.

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Finalmente stamattina ho dato il mio ultimo esame della sessione di cui parlavo nel post precedente, ed è riuscito con successo.

Posso dire che la mia estate è finalmente incominciata. 😀

Quando sono arrivata all’università non c’era praticamente nessuno, solo io e il portone ancora chiuso. Avevo dovuto infatti accompagnare il mio fratellino a scuola per i corsi estivi, per cui ero arrivata molto in anticipo, verso le otto meno dieci, ed era ancora tutto serrato. Mi sono seduta su una panchina ad aspettare pazientemente e quando il portone si è aperto non c’era veramente nessuno. Eravamo solo io, una bidella e un’altra ragazza dai capelli fulvi e molto riccioluti, con una minigonna e un pesante libro sotto il braccio, che ha attaccato subito bottone, chiedendomi che tipo di esame dovessi fare e lamentandosi del suo – giustamente, era diritto privato II.

Premetto che io non conoscevo la prof, visto che non ho seguito il corso nè assisito a nessun suo esame, per cui non sapevo nemmeno che faccia avesse.

–br–

Dopo averle detto del mio esame è partita in un enorme discorso su quanto la professoressa fosse pignola, stronza e chiedesse il libro a memoria, di come gente venisse fustigata con il gatto a nove code e come con forconi e altre amenità medievali la suddetta si divertisse a stuzzicare la sopportazione fisica e sprituale dei malcapitati che le capitavano sotto. Concludeva ogni descrizione dicendo:"Però vai tranquilla eh…" Capite che dopo mezzora di descrizioni di inferno dantesco ero un tantinello in ansia, dato che, oltretutto, avevo studiato il programma in una settimana e avrei desiderato certo un altro pò di tempo per prepararmi. Nonostante le avessi detto tutto questo, lei continuava a girarmi sullo spiedo. Così per tagliare corto e liberarmi dalla versione minore del sommo poeta ho ribattuto:"Ok, allora visto che è così terribile sarà bene che vada in biblioteca a studiare" e, con un gran sorriso, ho girato i tacchi e mi sono recata a ripassare.

Entrata in biblioteca, buia e solitaria, ovviamente, mi sono seduta e ho cominciato a ripassare laddove mi sentivo più debole, memore che quello che i professori chiedono è, in base alla legge di Murphy e alla mia esperienza personale, sempre quello che sai di meno o dove ti senti più insicura.

 

Dopo circa mezzora di ripasso entra un mio amico, che si dice sia un nobile. Anche lui descrizioni apocalittiche della prof che scuoia vivi gli studenti e che chiede a memoria il libro. Anche lui conclude con un "Ma stai tranquilla eh" e va via con la sua borsa a tracolla di Prada. Ma la sua descrizione è già più rassicurante, e almeno non insiste sul fatto che io debba sapere tutte le minuzie a memoria per poter avere almeno una minima possibilità di riuscita. Mi comprende e cerca di rinfrancarmi, seppur avvertendomi insomma.

Ignoro l’ansia crescente che mi avevano provocato queste visioni, continuo a ripassare fino a quando arriva un mio terzo amico, buffissimo, con il mento alla gladiator e gli occhi azzurro brillante. Dopo avergli detto che ho un esame lo blocco dicendo: "Prima che tu mi dica quali torture mi aspettano sappi che gli altri mi hanno descritto un quadro allucinante della prof, quindi sono preparata." Lui:"Ma in verità lei non è malvagia, dipende solo da come si sveglia la mattina".

Devo quindi pregare che si sia svegliata bene. Faccio un rapido riassunto mentale di cosa può influire sul suo umore: siamo al 16 di luglio, sono tutti al mare. Il termometro tocca i 35°. Sono l’unica a fare l’esame perché l’altro ragazzo iscritto non si è presentato. La prof deve venire da Siena per interrogarmi. Se disgraziatamente rifiuto o boccio, probabilmente dovrò ritornare tra vent’anni perché dimentichi la mia faccia. Già immagino la scena del mio film personale:"No, io rifiuto…" "Ma come, lei mi fa venire da Siena, è l’unica e poi rifiuta pure! Allora non doveva proprio presentarsi se non sapeva niente!!! Si vergogni!!!" E giù scudisciate sulla mia bianchissima pelle non ancora toccata da sabbia e sole. Scuoto la testa, devo essere concentrata. Ho studiato, per cui mi sento sicura di me. Ho la cervicale per l’essere stata ingobbita sui libri, ho rinunciato al mare a stare col mio fidanzato, che delle due settimane di ferie ha preso proprio quella in cui avevo l’esame. Quindi merito di passarlo. E non ci saranno pretine alla "Ricordati che devi morire" a farmi vacillare. La prof arriva. Mi dice di chiedere ad uno sconosciuto ragazzo trovato davanti alla porta di farmi da testimone, dato che sono sola. Lei intanto va al bar a fare colazione e parla dei fatti suoi col prof di diritto privato II.

Arriva in aula e mi dice di sedermi. Lo faccio, spalle indietro e mento alzato. Non sembra ma aiuta. Almeno, a me aiuta molto.

Schivo agilmente le bombe a mano che mi lancia, mi inginocchio in trincea per sfuggire ai proiettili e zigzago tra la frusta a nove code che mi hanno troppe volte descritto nella mattinata. Sparo le mie cartucce con maestria, ancora un piegamento, il prof di diritto privato arriva interrompendo il filo dei miei discorsi e mentre loro parlano ricarico la mitraglietta. Sparo i miei ultimi colpi tamponandomi le ferite provocatemi dalla guerrigliera.

E’ finita. Esame superato.

Quando poi scendo le scale per andare via, mi ritrovo davanti la riccioluta profeta dell’apocalisse, a cui comunico l’esito del mio voto dopo che lei me l’ha chiesto affannosamente. Il responso dell’oracolo è: "Che brava sei… proprio brava… Hai preso anche un bel voto… ma come hai fatto? In una settimana sola…" il visino, triste, è corrucciato e le labbra hanno un tremolio.

"Grazie. – Rispondo. – E a te, com’è andata?"

"A me invece è andata male male male! Il professore è uno stronzo! Mi ha fatto tutte domande assurde!!!!" E giù un’altra mezzora di lamentele.

Ecco vedete, io non sono cattiva. A me dispiace che l’abbiano bocciata, davvero. Mi avrebbe fatto piacere se l’avesse passato, anche perchè che lei lo passi o meno a me non cambia nulla. Non voglio il male di nessuno. Ma questo esame lo dedico a lei. Sì, proprio a lei, perché dopo averle detto di averlo preparato in una settimana, dopo averle detto che era la prima volta che lo provavo e dopo averle detto che non conoscevo affatto la prof mi ha spaventata a morte con le sue previsioni apocalittiche su quanto il mio successo fosse vicino ad una percentuale del 20% scarso. E dopo aggiungeva pure: "Ma stai tranquilla eh".

Sì, ragazza riccioluta e fulva, questo esame lo dedico a te.

… e di riflessioni sul mondo moderno

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Ordunque alla fine ho trovato la famigerata minigonna di jeans, dopo aver girato circa diecimila negozi senza risultato (o troppo corte, o troppo strette, o troppo lunghe, o troppo  larghe, o troppo da vecchia etc etc) e quando ormai avevo perso le speranze e l’autostima (gli specchi della Oviesse mi hanno reso un’immagine delle mie cosce stile quelle di Totti, con un sedere basso e largo) ho trovato ciò che faceva per me nel meraviglioso negozio della Promod, dove non solo avevano le minigonne che facevano per me ma anche dove le mie cosce stile Totti e il mio sedere basso e largo sono entrate alla perfezione in una taglia 40, alla faccia dell’odioso specchio della Oviesse (Tiè!!! tiè!!! Schiantate specchi deformanti dei camerini!!! ).

Questo per dire che uno non deve fidarsi degli specchi, come insegna Alice, perché ogni capo ha una vestibilità sua: io sono taglia 42 eppure sono entrata in una 40… e non sono nè dimagrita nè liposucchiata. Magari sarei entrata in una 44 che vestiva meno pur non essendo ingrassata.

Idem dicasi per gli stivali: io porto il 38 e quelli che piacevano a me, di questa misura, non calzavano. Sono andata in un altro negozio dove li ho trovati del mio numero, e mi stanno alla perfezione. E sono anche più belli degli altri. Aritiè.

Il sabato poi, rispettando il mio programma, ho sfoggiato entrambi al "compleanno dei bimbominkia" come ha detto saggiamente un mio amico, che potete vedere qui colorato di nero. Il compleanno in questione era dei 18 anni, quindi c’era tutto il mondo, e varie fasce d’età che partivano dai 14 fino ad arrivare ai 30 anni.

Tutto ciò mi ha portato ad alcune riflessioni. Primo: gli specchi deformanti dei camerini sono da sopprimere. Mettono alle ragazze l’ansia e portano ai minimi storici il loro livello di autostima. Secondo: le donne si fanno troppe paranoie, ma è ciò che ci rende così squisitamente amabili. Terzo: le ragazze del giorno d’oggi mettono gonne così corte e tacchi così alti che se uscissi di casa in quel modo prima di tutto inciamperei e in secondo luogo verrei abbordata da qualche camionista rosso e peloso che mi chiederebbe:"50 euro?". Insomma, sabato ho visto più cosce, culi e tette di fuori che al mare d’estate. Non voglio fare la bacchettona, ma vestirsi così a 14 anni è oltremodo di cattivo gusto e ridicolo… una i tacchi 12 cm se li mette quando ha raggiunto almeno la maggiore età, non quando fa la prima superiore. Abbiate pazienza.

In ultimo, un ringraziamento speciale và a mio fratello che si è sacrificato nell’accompagnarmi a fare spese e che si è annoiato a morte dopo tre ore di negozi non lamentandosi mai, ma anzi assumendo le vesti di severo censore di quel che provavo quando glielo chiedevo senza rispondermi "Sìsì, quello ti sta bene" solo per finire al più presto il supplizio. C’è da dire che aveva dalla sua il telefono, le altre ragazze che entravano ed uscivano dai camerini chiedendo all’amica del cuore come stessero i vestiti e la commessa col sedere alto e sodo che gli ha strappato di bocca un "Eh però!".

In ogni caso mi rendo conto di avergli chiesto tanto. Grazie davvero Bè. ♥