Writing Challenge: racconta del tuo primo amore.

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Seguendo l’esempio di Contraddizione Ambulante, ho deciso di intraprendere la Writing Challenge proposta da Progetto Felice: so di essere un tantinello in ritardo ma meglio tardi che mai… no?

Dunque, cominciamo.

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“Racconta del tuo primo amore”

Cominciamo alla grande! Dunque, il mio primo amore è quello attuale. E’ il mio S., al quale sono legata da ben dieci anni… Il nostro è stato un amore alla Capeside: eravamo membri del gruppetto di amici che fa sempre tutto insieme, cresce insieme, litiga, fa la pace… Diciamo sempre che stiamo insieme da dieci anni ma ci conosciamo da molto più tempo… 15 anni almeno direi. E’ un ragazzo serio, dolce, affidabile e incredibilmente divertente: la sua gioia di vivere mi contagia ogni volta, mitigando molto il mio carattere analitico e alle volte troppo rigido. Adoro stare insieme a lui, sento di potermi aprire ed essere me stessa, non mi trattengo come faccio con gli altri, calo la maschera e mi rivelo per quella che sono. E’ la persona più importante del mondo per me ed è, allo stesso tempo, il mio primo amore, il mio migliore amico e l’Amore della mia vita.

Come primo post della Writing Challenge direi che non c’è male… 😀 E voi? Raccontatemi del vostro primo amore!

Fuori piove.

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wp-1479422398176.gifFuori piove, scroscia l’acqua sulle strade crepitando e sbattendo la strada. Colpisce forte il suolo, sgranocchia, precipita, si infrange, va in mille pezzi, si frantuma. Piccole noci cadono schiantandosi al suolo, dure e croccanti. Giocano a rincorrersi le mille perline rovesciate sul pavimento duro, la manciata di ceci secchi sul tavolo, le biglie d’argento sul fondo del barattolo. Piove, ed io mi fermo ad ascoltare. Così, nel silenzio della notte. E mi viene in mente di quando, bambina, facevo la stessa cosa, e mi affacciavo alla finestra per vedere cadere la pioggia, e mi piaceva tanto sentirmi al sicuro, a sentire l’odore dell’acqua che cadeva dal cielo. E capisco da dove viene questo amore per la pioggia, e il sentirsi al sicuro, protetta. E mi manca la mia finestra, la mia cameretta, il mio lampione davanti casa, davanti al salice.

Piove, ed io mi fermo ad ascoltare

Le mie compagne di università

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Non so perché ma ogni tanto mi ritrovo a pensare alle mie compagne di università, a quanto non abbia veramente legato con loro. Nonostante cercassi un legame, cercassi di capire quali fossero i loro interessi e stabilire, quindi, un contatto, non ci riuscivo: erano reticenti, mi rispondevano a pizzichi e bocconi e passavano subito a parlare degli esami che dovevamo fare.

All’inizio credevo che fossero timide, che non volessero dirmi cosa realmente gli piacesse. Poi ho pensato che fosse colpa mia, ma notavo che facevano così con tutti. Così ho lasciato perdere.

Oggi, quando mi ritornano in mente, mi ritrovo a pensare che forse non avevano realmente degli interessi, e che la loro vita era occupata solamente dallo studio.

Io, appena mi è possibile, mi rifugio nel mio blog, tra i miei libri, tra gli anime e i film. Ma loro? Se anche mi confessavano di essere andate al cinema, non erano in grado di dirmi cosa gli fosse piaciuto e cosa no, di fare un’analisi, di confrontare quella pellicola con un’altra. Si limitavano a scrollare le spalle e dire: “Sì, bello” oppure “Sai, l’ho visto così, per passare il tempo” e chiudevano lì il discorso. Quando gli chiedevo cosa gli piacesse fare nel tempo libero, mi davano risposte vaghe ed inconcludenti. Dicevano di passeggiare per il corso e guardare la televisione. Ma di cosa parlavano con i non studenti? Possibile che non gli interesse altro che studio e pettegolezzi? Quale vita miserabile era mai questa?

Per questo non mi sono mai fatta delle vere amiche. Non mi sono mai sentita veramente a mio agio con qualcuno, poiché quel qualcuno non riusciva neanche a comprendere i miei interessi.

Parlare di anime, videogiochi, film, serie tv, blog, libri è una cosa che sono riuscita a fare a pieno solo con il mio ragazzo.

Per questo dico che è S. anche il mio migliore amico.