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Qui lo dico e qui lo scrivo.

Non bisogna essere una camera

One need not be a chamber – to be Haunted – One need not be a House – The Brain – has Corridors surpassing Material Place -Far safer of a Midnight – meeting External Ghost – Than an Interior – confronting – That cooler – Host -Far safer, through an Abbey – gallop – The Stones a’chase – Than moonless – One’s A’self encounter – In lonesome place – Ourself – behind Ourself – Concealed – Should startle – most – Assassin – hid in Our Apartment – Be Horror’s least – The Prudent – carries a Revolver – He bolts the Door – O’erlooking a Superior Spectre – More near – Non bisogna essere una camera – per essere Infestati – Non bisogna essere una Casa – Il Cervello – ha Corridoi che vanno al di là Di un Luogo Materiale -Assai più sicuro a Mezzanotte – incontrare Un Fantasma Esterno – Che con uno Interiore – confrontare – Quel più freddo – Ospite -Assai più sicuro, attraverso un’Abbazia – galoppare – Da Pietre …

Writing Challenge: racconta del tuo primo amore.

Seguendo l’esempio di Contraddizione Ambulante, ho deciso di intraprendere la Writing Challenge proposta da Progetto Felice: so di essere un tantinello in ritardo ma meglio tardi che mai… no? Dunque, cominciamo. “Racconta del tuo primo amore” Cominciamo alla grande! Dunque, il mio primo amore è quello attuale. E’ il mio S., al quale sono legata da ben dieci anni… Il nostro è stato un amore alla Capeside: eravamo membri del gruppetto di amici che fa sempre tutto insieme, cresce insieme, litiga, fa la pace… Diciamo sempre che stiamo insieme da dieci anni ma ci conosciamo da molto più tempo… 15 anni almeno direi. E’ un ragazzo serio, dolce, affidabile e incredibilmente divertente: la sua gioia di vivere mi contagia ogni volta, mitigando molto il mio carattere analitico e alle volte troppo rigido. Adoro stare insieme a lui, sento di potermi aprire ed essere me stessa, non mi trattengo come faccio con gli altri, calo la maschera e mi rivelo per quella che sono. E’ la persona più importante del mondo per me ed è, allo stesso …

Fuori piove.

Fuori piove, scroscia l’acqua sulle strade crepitando e sbattendo la strada. Colpisce forte il suolo, sgranocchia, precipita, si infrange, va in mille pezzi, si frantuma. Piccole noci cadono schiantandosi al suolo, dure e croccanti. Giocano a rincorrersi le mille perline rovesciate sul pavimento duro, la manciata di ceci secchi sul tavolo, le biglie d’argento sul fondo del barattolo. Piove, ed io mi fermo ad ascoltare. Così, nel silenzio della notte. E mi viene in mente di quando, bambina, facevo la stessa cosa, e mi affacciavo alla finestra per vedere cadere la pioggia, e mi piaceva tanto sentirmi al sicuro, a sentire l’odore dell’acqua che cadeva dal cielo. E capisco da dove viene questo amore per la pioggia, e il sentirsi al sicuro, protetta. E mi manca la mia finestra, la mia cameretta, il mio lampione davanti casa, davanti al salice. Piove, ed io mi fermo ad ascoltare