Light blue

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Ieri sera ho mangiato troppa pizza e stanotte ho fatto un incubo. Mi agitavo, urlavo e sudavo. Ho tanti, troppi panni da stirare. Devo trovare uno stendibiancheria adatto ai davanzali di questa casa – sapete, ho dei davanzali strani, lunghi e piatti, e gli stendibiancheria classici per esterni non hanno alcun appoggio tranne la cornice della finestra stessa: così il braccio risulta troppo corto per coprire l’intera superficie del davanzale e vi si appancia per metà – l’ideale sarebbe uno stendibiancheria con dei pesetti al posto dei ganci finali, ma non ne ho ancora trovati. Mi piace stirare – bello vedere come tutte le grinze, le imperfezioni, i problemi si appianino, oltre al profumo di pulito che ne esce intensificato – ma dopo un po’ le mani mi dolgono. Una mia amica, sentita con l’auricolare Bluetooth proprio mentre stiravo, mi ha detto: “Sentiamoci per pranzare insieme, ti chiamo lunedì” poi, più nulla. Si sarà accorta che la chiamavo mentre stiravo e la cosa non le è piaciuta?

Chiedo lumi

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Mi trovo davanti ad uno spinoso dilemma.

Sono stata recentemente contattata dall’Ente presso cui ho svolto uno stage – pagato – qualche mese fa. Mi chiamano, di nuovo, al lavoro. Forse per il doppio del tempo. Ovviamente, la cosa mi rende assai felice.

Ma.

Questa prima esperienza venne favorita dalla chiamata di un’amica, G., con cui ho in comune una seconda amicizia, F.

Qualche tempo dopo l’inizio dello stage, sono venuta a sapere che G., senza dir nulla a me o F., ha sfruttato, all’interno dello stesso istituto, un’occasione lavorativa che le ha permesso di continuare il suo periodo di apprendistato, diversa da quella che mi si propone ora, e che in realtà non è stata lei a spargere la voce dello stage pagato, ma la seconda ragazza, e che G. si è fatta bella con il motto mi casa es tu casa alle spalle di F. Messa con le spalle al muro, ha giurato di averci avvertite della possibilità di prosieguo del tirocinio. Io mi sono mostrata imperturbabile: se proprio vogliamo dirla tutta, non aveva certo l’obbligo di dirci qualcosa. Ognuno fa il suo gioco, e amen. Certo, è stata poco carina, ma d’altra parte mors tua vita mea… no? F., invece, c’è rimasta piuttosto male, e si è sfogata con me circa la delusione provata per il comportamento di G.

E adesso, la chiamata.

Cosa devo fare, dunque? Avvertire entrambe? Avvertire solo F.? Non avvertire?

Per poter accettare la proposta che mi è stata fatta, occorre firmare entro breve una certa carta. D’altra parte, dovrebbero essere state richiamate anche loro, ma finora alcuna mi ha contattata per avere notizie.

Se, da una parte, la parte ferina del mio io mi suggerisce occhio per occhio, dente per dente, dall’altra la parte calcolatrice mi suggerisce di avvertire per avere, magari un domani, qualcosa in cambio. Esiste poi una terza parte del mio io che mi imporrebbe, per senso di giustizia, di avvertire solamente F.

A chi do retta? A Khal Drogo, Nicolò Machiavelli o a re Salomone?

Chiedo lumi.

Anno nuovo, vita nuova.

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… Sto pensando di cancellarmi da Facebook. 

Pensare di essere sempre raggiungibile, anche da chi non ho piacere che mi raggiunga (vedi amiche appiccicose e/o ex amiche) comincia a pesarmi. Mi dispiace perdere i contatti con voi dei blog, ma per quello ci sono, appunto, i blog, e comunque sarei sempre su Twitter… non so. Vedremo. Magari è un buon modo per cominciare bene l’anno nuovo.