Organizzare un matrimonio – pt 2

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Nell’immaginario collettivo, la futura sposa è una creaturina amabile, seduta su di una sedia accanto ad una finestra, a sognare del suo futuro marito. E’ emozionata, piena d’amore, presa da una felicità incontenibile ed impossibile da esprimere con parole umane. E’ lì, la creaturina, è lì a torcersi le manine sorridendo al pensiero del suo grande amore all’altare, immaginando quando percorrerà la navata della chiesa al braccio del padre verso il suo Lui, e mentre immagina questo sorride, con una lacrima che le vela appena gli occhioni pieni di fiducia e di felicità.

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Ecco, dimenticate tutto questo.

Nella realtà la sposa è una creaturina indaffarata, a tratti isterica, il cui già pregevole cervello deve elaborare mille informazioni e risolvere mille problemi alla volta. Esistono milioni di tradizioni, dettagli, personaggi da gestire, per una sposa. Deve pensare a quale fiori vuole, di che colore li vuole, in che numero, forma e dimensione li vuole; deve scegliere il vestito, i gioielli, i capelli, il trucco; deve combattere con i parenti, le amiche, i fornitori; deve saper correre da una parte all’altra rimbalzando come una pallina da ping pong e, se come me prepara da sola i dettagli della propria location, deve sviluppare doti manuali o aumentare quelle che già possiede. Non avrà tempo per torcersi le manine e pensare con paura al grande giorno: sarà così indaffarata che la sera prima del matrimonio crollerà sul suo lettino da zitella sfinita, fisicamente e mentalmente. Guiderà, si arrabbierà, suderà e strepiterà; risponderà al telefono, cercherà in tutti i modi possibili di non sembrare un’isterica pazza furiosa, tenterà di far capire ai fornitori cosa vuole e in che modo lo vuole. Il giorno del matrimonio non si godrà alcunché di ciò che ha fatto: vedrà tutto come in un sogno, un bellissimo, incredibile, meraviglioso sogno in cui tutti assumono magicamente le proprie posizioni e seguono i propri ruoli; il tempo si srotolerà in modo assurdo ed innaturale e tutti i programmi che si era fatta – esempi a caso: controllare l’entrata dei personaggi in chiesa, controllare se la fioraia ha disposto bene i fiori, controllare se il tableau mariage è stato montato in maniera corretta dal ristoratore – andranno bellamente a farsi una passeggiata. Sarà una creatura in balia degli eventi: sballottolata a destra e a manca non farà in tempo a dire sì che si ritroverà con un anello al dito, senza aver toccato nulla della propria cena di matrimonio causa giro dei tavoli, inappetenza, ospiti che vengono al tavolo per chiedere come si senta. Sorriderà, dondolerà, sarà una graziosa damina bianca fino a quando, esausta dalla quantità di Esseri Umani con cui verrà in contatto, crollerà in maniera quasi sublime ed impalpabile davanti al suo sposo, che, intenerito e preoccupato, le prenderà la manina chiedendole di fare un ultimo sforzo. Così la sposa si raccoglierà: andrà alla toilette, resterà dieci minuti in sacrale solitudine – durante i quali si sprecheranno le soliti, originali battute: “Ah ah! E’ già scappata eh?” e riemergerà più bella e fresca di prima. Sarà travolta di nuovo da una serie di eventi e persone che le faranno perdere la cognizione del tempo e quando infine le luci si spegneranno e la musica lascerà il posto al silenzio, quando gli ospiti se ne saranno andati e rimarrà da sola con il suo Lui, la sposa, tolte le scarpine col tacco e il vestitone di 15 kg, finalmente crollerà sul talamo nuziale tirando un respiro di sollievo e liberazione.

“Ce l’abbiamo fatta” dirà sorridendo al suo marito nuovo di zecca. E tutto quello che ha patito in quei mesi sembrerà essere volato via in un soffio. Quasi le sembrerà di aver esagerato, di essersi arrabbiata per niente.

Una sola parola mi viene in mente: Matrimoniadi, citando, con questo, @Tegamini.

Summertime Sadness

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“Cominciamo bene” mi sono detta ieri sera, quando mi sono accorta di aver saltato la pubblicazione del secondo post della lista. Ma non sono venuta meno al mio proposito, giuro. Ieri è stata una giornata piuttosto frenetica; sono stata fuori casa fino a sera tardi e quando ho guardato l’orologio e ho visto che era mezzanotte, mi sono detta che era decisamente troppo tardi per poter pubblicare in tempo.

Comunque.

La canzone di oggi è Summertime Sadness, e, finalmente, è una canzone che conosco.

Summertime Sadness mi riporta alla memoria il Grande Gatsby, sebbene non faccia parte della colonna sonora del film. Mi sembra sia uscita qualche mese dopo la pellicola, che conteneva un altro brano di Lana Del Rey -Young and Beautiful – che, complice forse Jay Gatsby, mi piace di più.

L’estate del 2013, anno in cui è uscita questa canzone, è stata difficile. Ricordo che, ascoltandola, ho pensato che poteva benissimo adattarsi alla mia situazione… non per colpa di un ragazzo, questo no, ma avevo cominciato da pochi mesi la pratica professionale e diciamo che nello studio che frequentavo si impegnavano per non farmi sentire proprio a mio agio. E ci si impegnavano di proposito, in virtù di un non ben specificato metodo spartano unito – di questo ne sono convinta – ad una tendenza naturale determinata da 1. paura di avere relazioni umane di qualsivoglia specie e 2. far sentire – e quindi far apparire – gli altri delle nullità per risaltare agli occhi dei capi. Non ho mai dimenticato quelle persone e continuo a detestarle, anche se sono passati diversi anni. Non credo riuscirò mai a lasciarle definitivamente indietro perché quella è stata la prima volta che mi sono scontrata davvero con la Meschinità, la Strafottenza, la Noncuranza, l’Indifferenza e il Sadico Divertimento di vedere, da comode poltroncine di velluto, un combattimento impari di gladiatori. Uno schifo che mi si è ripresentato, nello stesso mondo, da un altro punto di vista.

Ad ogni modo, Summertime Sadness continua a rimanere una bella canzone, che ascolto sempre volentieri. Mi piace molto la prima parte, sopratutto la descrizione di lei attraverso i contrasti cromatici tra il vestito rosso nell’oscurità sotto la pallida luna, i capelli acconciati da regina e i tacchi alti. Mi sembra quasi di vederla, quella figurina che danza nella notte, giovane ed emozionata, con il cuore che batte a mille.

Writing Challenge: racconta del tuo primo amore.

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Seguendo l’esempio di Contraddizione Ambulante, ho deciso di intraprendere la Writing Challenge proposta da Progetto Felice: so di essere un tantinello in ritardo ma meglio tardi che mai… no?

Dunque, cominciamo.

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“Racconta del tuo primo amore”

Cominciamo alla grande! Dunque, il mio primo amore è quello attuale. E’ il mio S., al quale sono legata da ben dieci anni… Il nostro è stato un amore alla Capeside: eravamo membri del gruppetto di amici che fa sempre tutto insieme, cresce insieme, litiga, fa la pace… Diciamo sempre che stiamo insieme da dieci anni ma ci conosciamo da molto più tempo… 15 anni almeno direi. E’ un ragazzo serio, dolce, affidabile e incredibilmente divertente: la sua gioia di vivere mi contagia ogni volta, mitigando molto il mio carattere analitico e alle volte troppo rigido. Adoro stare insieme a lui, sento di potermi aprire ed essere me stessa, non mi trattengo come faccio con gli altri, calo la maschera e mi rivelo per quella che sono. E’ la persona più importante del mondo per me ed è, allo stesso tempo, il mio primo amore, il mio migliore amico e l’Amore della mia vita.

Come primo post della Writing Challenge direi che non c’è male… 😀 E voi? Raccontatemi del vostro primo amore!