La Palisse, fai il favore, scansati.

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Il 20 maggio pensavo: “Ah, tra due mesi a quest’ora dovrei essere un bel pezzo avanti, se tutto va bene. Dovrei aver tolto di mezzo gli esami più difficili e grossi. Se tutto va bene“.

Ora.

Confrontando la me stessa di due mesi fa che, china sui libri con lo sguardo perso nel vuoto e stufa di studiare si concede una fantasia di libertà con questa che fa finta di suonare la chitarra mentre canta “Pegasus Fantasy” a tutta randa, un pensiero mi sorge spontaneo:

non tornerei indietro nel tempo di due mesi neanche se mi pagassero.

Ma è inutile dirlo, vero?

A volte Fox ha ragione.

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Partiamo dal presupposto che io, agli oroscopi, ci credo il giusto.

Li leggo quando mi capita, ma di certo non sto tappata in casa se mi dicono:”stacci perché il giorno è infausto”. Credo nelle caratteristiche del segno, quello sì, perché vedo che ci azzeccano di quando in quando. Ma e dico ma non sono una fanatica. Guardo la classifica di Paolo Fox insieme a mia mamma, per divertimento, perché lei è sempre stata appassionata di oroscopi fin da quando posso ricordare, anche se non si è mai messa a fare gli scongiuri se Branko le diceva che era una giornata sfortunata nè a sperperare denaro se le prevedeva una vincita alla lotteria. Domenica scorsa quindi, come di tradizione, abbiamo guardato insieme l’oroscopo di Paolo Fox. Io (verginella) ero all’undicesimo posto, e questa settimana avevo ben due esami da sostenere: uno canonico che avevo deciso di preparare di mio (diritto tributario) e l’altro (quello di cui avevo già parlato qui) per cui avevo deciso di fare la secchioncella e provare con la domanda in più per migliorare, a patto ovviamente che il voto rimanesse quello che avevo preso all’epoca. Uno era mercoledì, l’altro giovedì. Con il matrimonio di mio cugino di mezzo e gli esami a così poca distanza ravvicinata l’uno dall’altro ho dovuto per forza arrangiarmi e il lunedì e il martedì l’ho passato a ripassare i 5 libri di diritto penale II di cui avevo già preso 26 ma che volevo migliorare.

Il mercoledì vado in facoltà, pronta & preparata, pensando:”Evvai, almeno uno lo levo oggi, in ogni caso lo passo di sicuro, così mi tolgo il pensiero e preparo l’altro”. Mi avvicino alla bacheca e noto con grande, enorme disappunto che l’esame è stato spostato a venerdì, cioè ieri, per motivi e cause sconosciute. “merda” penso ma cerco di trattenermi perché si dà anche il caso che l’esame era di pomeriggio per cui avevo sprecato ben due giorni e mezzo a ripassare cose per le quali avrei dovuto essere pronta solo due giorni dopo, quando l’altro esame era il più importante dato che non avevo l’avevo ancora passato, come invece questo qui. Si dà anche il caso che mia mamma era venuta con me, dato che doveva andare a fare scorta al magazzino per gli alimentari del suo negozio e quindi la macchina serviva anche a lei oltre che me. Quindi ho dovuto aspettare (aiutandola per far prima) che facesse la spesa al magazzino dato che le scorte della bottega erano finite perciò sono arrivata a casa solo alle sei e mezzo, con l’altro esame che mi aspettava il giorno successivo. (Per chi si chiedesse:”non potevi prendere un pullman per tornare a casa prima?” rispondo che i pullman ce l’hanno tolti tutti di pomeriggio visti i tagli che hanno dovuto fare per la mancanza di dindi, quindi ero intrappolata lì e dovevo aspettare per forza la mami.) Tornata a casa mi sono messa subito sotto a ripassare (pure tributario poi, materia con la quale non è che abbia moltissimo feeling dopo tutto) e ho ripassato per tutta la sera e anche per tutta la mattina dopo (fortuna che anche questo era di pomeriggio). Il giorno dell’esame mi reco all’università e trovo un altro biglietto affisso alla bacheca, con su scritto che il prof sarebbe arrivato un’ora più tardi per esaminarci. “Meno male che però l’esame è oggi”, ho pensato, così ho continuato a ripassare insieme agli altri che aspettavano con me. L’esame è andato bene, per fortuna, ma avevo l’altro che mi aspettava il giorno dopo, più le ripetizioni di latino che avevo deciso insieme alla mia piccola “allieva”. Le ho mandato un messaggio spiegandole il tutto e mi sono rimessa giù a ripassare. Ieri sono arrivata all’università stanchissima. Ero stanca mentalmente, ma non avevo intenzione di mollare proprio allora, con tutta la fatica che avevo fatto. Una vocina infatti continuava a ripetermi:”ma chi te lo fa fare, prendi il 26 e basta…” ma la scacciavo sapendo che era solo la stanchezza a parlare e che io dopo essermi fatta il culo cubico in quel modo la domanda la pretendevo, cavolo, e se poi non rispondevo bene quella era colpa mia ma almeno me l’ero fatta fare. Arriva anche l’altra ragazza dell’altra volta, la moglie del pm, che aveva preso 30, e mi dice:”oh, se ci vuole fare qualche domanda io non la voglio, l’esame l’abbiamo fatto l’altra volta, io non voglio ripeterlo eh, oh diciamoglielo puntiamo i piedi che io non ho più preso in mano i libri da allora” anche dopo che le avevo spiegato che io invece la volevo fare la domanda. Un altro ragazzo mi chiede la differenza tra la connessione causale nell’omicidio colposo tra il Ramacci e il Fiandaca-Musco dicendomi che mentre nel primo la connessione è anancastica la seconda è invece susseguente a regole scientifiche ma decido di ignorarlo beatamente dato che io infatti ho sviluppato un astuto piano calcolando le varie probabilità ricavate da dati certi: la prof è fissata coi delitti contro l’amministrazione per cui ho ripassato meglio quelli, invece che gli altri 4 libri. Ho dedotto quindi che se deve farmi solo una domanda sarà su quelli, al 90%. Per cui sicura di questo studio di settore improvvisato mi siedo sulle seggioline e aspetto che arrivi. Arriva circondata dagli assistenti (io non l’ho neanche mai vista pertanto deduco nuovamente che sia lei) e magia delle magie, è lei che mi chiama. Lei vuole farmi la domanda, non è una cosa facoltativa che ho scelto di fare io, è una domanda che lei deve farmi perché così è l’iter dell’esame. L’altra ragazza sbianca: a noi infatti avevano detto che dovevamo solo verbalizzare e che se volevamo migliorare il voto potevamo farci chiedere una domanda bonus. a quanto pare invece è un esame fregatura: abbiamo dovuto faticare il doppio perché abbiamo perso ben due mesi interi al contrario del mese che ci hanno impiegato gli altri, più il doppio stress. Cerco di ignorare la stizza montante perché mi dico che devo stare calma: non posso gettare alle ortiche tutto questo lavoro, tanto io la domanda la volevo, quindi non ho niente da preoccuparmi. Mi siedo e lei mi chiede se ho un argomento tra quelli studiati che preferisco: “i delitti contro l’amministrazione!”  rispondo sicura (anche se i miei preferiti sono quelli contro la persona) e un pò mi gaso perché il ragionamento diabolico che ho fatto ha portato i suoi frutti. Mi chiede la concussione, reato che, secondo le sue parole, va di moda. Sorrido e mi gaso ancora perché ho concentrato i miei ripassi proprio sul peculato, la concussione e la corruzione, prevedendo che mi avrebbe chiesto quelli perché i più importanti. Comincio e vado come un treno, le dico tutto a macchinetta senza nemmeno pensarci, tutto perfetto, lei annuisce mi dice “molto bene” e poi mi fermo. Ho detto tutto ciò che dovevo. Mi chiede la differenza tra concussione e corruzione, l’istigazione alla corruzione (quindi non è una domanda sola!) e io paro tutti i colpi. “Va bene… allora io le posso dare un… 27.” Ci rimango male. “Come” penso. “A Manuel da 24 lo passò a 27, ben tre punti in più, perché a me solo di un punto? Ad Antonio fece lo stesso, tutti mi hanno detto di stare tranquilla, perché è buona, perché è di voto alto facile…” Non volevo mica un 30, questo no, ma pensavo di arrivare almeno fino a 28, visto che le domande erano due e io ho risposto bene a entrambe. Ma niente, è stata irremovibile, per cui 27 era e 27 è rimasto. Ovviamente io l’ho preso. E le ho ricordato di firmare il libretto (se l’era pure scordato). Mentre me ne andavo il ragazzo anancastico aveva due pomelli rossi al posto delle guance e mi ha rivelato di aver fatto scena muta di fronte ad una domanda. Ora aspettava il suo turno dalla prof ed era disperato. L’altra ragazza era sotto, non so se è riuscita a conservare il suo 30 o l’ha abbassato (spero per lei che ce l’abbia fatta).

Io me ne sono andata, ho comprato il libro per il mio prossimo esame (600 pagine in poco meno di un mese, ce la farò? Appelli messi a testa di cazzo proprio) e mi sono sentita improvvisamente stanchissima e pesante. Ero sempre un pò incacchiata per quel misero punto in più ma ho pensato di essermela scappottata per benino, perché se non avessi fatto la secchioncella quella mi avrebbe interrogato lo stesso e che al posto di un 27 ora avrei un 24 o un 25 dato che non avendo ripassato e con gli altri cazzi e mazzi che ho avuto durante il periodo non avrei avuto nemmeno il tempo di farlo, così per sport o per scrupolo. Per cui mi sono sentita più sollevata.

E mi sento di dire: Paolo Fox, avevi ragione. O avevi ragione oppure me l’hai tirata, perché nonostante io abbia superato questi due esami devo dire che l’ho fatto nel modo più faticoso e strano possibile. Mica pizza e fichi.

Obiezione!

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Al quinto giorno di stage, sono andata ad assistere ad un’udienza penale oggi.

La cancelliera mi ha portato con lei e, meraviglia delle meraviglie, mi ha fatto sedere accanto al giudice, lassù, proprio sotto la scritta "La legge è uguale per tutti" (ahimè sempre meno vera). E’ stata molto gentile e ha risposto a tutte le mie domande, spiegandomi come funziona e le varie sigle utilizzate nel processo. Mi sono sentita come agli esami: quando, finito di ascoltare i testimoni e i vari avvocati, il giudice scriveva in silenzio la sua decisione, mi sembrava di essere durante una prova universitaria, quando trattieni il fiato in attesa del voto finale che ti danno. Solo meglio perché questa volta ero dall’altra parte del banco. 🙂

Finite tutte le udienze la cancelliera ha chiesto al giudice se potesse darmi il nome delle prossime udienze, così che io possa studiarmele e vedere meglio di cosa si tratta, dato che, contrariamente a quanto pensassi, nel momento iniziale non si danno le indicazioni del caso perché tutti sanno già tutto (a parte me, ovviamente, che mi ero portata pure il codice penale dietro per consultare articoli e prendere appunti). Il giudice ha acconsentito e mi ha condotto nel suo ufficio, mi ha fatto accomodare e mi ha dato il nome del caso che discuterà giovedì, anzi di due casi (per ogni giornata ci sono più udienze) e lui ha scelto quelle più interessanti, anche se alla fine seguo tutte. Mi ha poi promesso che mi porterà con sé in Camera di Consiglio quando si alza per deliberare, così da spiegarmi bene questa fase. 

Che dire… quasi quasi cambio il mio programma e metto procedura penale al posto di amministrativo nella sessione di febbraio… Mmm… vedremo…